“Io non mi sento di appartenere all’Italia. Io sono italiana, non sono più moldava”. Ana, con la maglia del 10, è nata in Moldavia ma gioca con la maglia azzurra, la sua scelta è chiara: “I valori sono quelli che mi ha dato mia mamma a partire dal rispetto, ma le abitudini e il modo di vivere queste le ho prese dal modo di vivere italiano”.
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Dal documentario prodotto da Nanni Moretti e presentato alla Mostra del cinema di Venezia è stata tratta una docuserie, che andrà in onda in due pomeriggi su Rai3 il 28 dicembre e il 4 gennaio prossimi. Las Leonas – La coppa del mondo delle registe Isabel Achaval e Chiara Bondì è una storia di – per usare le parole delle protagoniste – “passione, sogni, libertà”. Le protagoniste sono donne di tutte le nazionalità, che vivono e lavorano in Italia e nel loro tempo libero giocano a calcio, leonesse nella vita e sul campo. Come le definisce la speaker che racconta la loro preparazione, il loro viaggio di avvicinamento alla Coppa del mondo, giocatrici che indossano con orgoglio la maglia del proprio Paese d’origine o del Paese che le ha adottate.
Otto squadre di donne provenienti da vari angoli della Terra, quattro a Roma e quattro a Torino, si fronteggiano in un campionato di calcio femminile per vincere la Coppa del Mondo. Una squadra di giocatrici iraniane, una di giocatrici russo parlanti (quindi ucraine, kazake, russe…), una squadra italiana e poi una salvadoregna, una paraguaiana, una brasiliana, una argentina e una ecuadoregna. Indossare la maglietta del proprio Paese d’origine, o del paese adottivo, diventa per ognuna delle nostre giocatrici motivo di orgoglio. C’è la ragazza che arriva da Capo Verde, e per prossimità linguistica gioca con la squadra brasiliana “ero qui da tre mesi quando ho conosciuto le ragazze, in Italia sono loro la mia famiglia” dice mentre porta la sua bambina al parco e spiega le ragioni per cui si è dovuta separare dall’uomo con cui la ha avuta.
La docuserie, attraverso interviste e racconti, approfondisce la storia di molte di queste donne: dove sono nate, quando sono arrivate in Italia, che lavoro fanno, le loro famiglie di origine e quelle di acquisizione. Mentre le squadre lottano per questo importante riconoscimento il pubblico entra nella vita di queste sportive per passione. "Abbiamo voluto raccontare le storie di alcune donne straniere accomunate dalla passione per il calcio – spiegano le registe – Perché quando le vediamo giocare sul campo accade qualcosa di speciale. È come se per magia volassero dietro la palla. Il campo da calcio si trasforma così in un momento di riscatto sociale e rappresenta il raggiungimento di un desiderio che non trova spazio nella vita fuori dal rettangolo di gioco. Abbiamo voluto raccontare la sensazione di libertà e di gioia che queste donne ci trasmettono”.
Un film non bastava, servivano più ore. “Ogni protagonista ha un colore e un tono proprio – spiegano le registe – Chi ha storie più drammatiche, chi più divertenti, chi più romantiche, in modo da creare un coro di voci eterogenee e varie, tale da rendere il racconto una drammaturgia densa di conflitti da risolvere, di tensioni, di crisi, di colpi di scena, insomma di elementi comici, commoventi e tragici al tempo stesso. A fare da fil rouge al racconto c’è naturalmente, come sempre, il calcio, la competizione e la posta in gioco”. Così i due tempi, quelli dell’approfondimento e quello della vivacità del gioco, dettano il ritmo di un racconto che emoziona anche chi non è interessato al calcio femminile.