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"Viva Puccini” e lo sfottò di Augias, il nuovo corso in stile Bagaglino

Bianca Guaccero con l'imitatore di Corrado Augias all'inizio di "Viva Puccini" 

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Multischermo / Bianca Guaccero e Beatrice Venezi nella serata omaggio di Rai 3
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Prima le piccinerie. Parte l’attesissima serata speciale – su Rai 3 o quel che ne resta – e c’è un imitatore non meglio definito con una parrucca che rende la capigliatura di Corrado Augias. Il tizio farfuglia cose, il pubblico si scatena in lazzi e frizzi, l’imitatore abbandona la scena.

Poi le puccinerie. Nel senso che parte il programma vero e proprio, Viva Puccini, omaggio al compositore declinato a larghissimo raggio, il personale, le marachelle (scatta un paragone con Amici miei) il genio artistico. A condurre Bianca Guaccero ma la star è l’altra, Beatrice Venezi, direttore (rigorosamente al maschile) in combutta con il nuovo corso politico nonché televisivo. Bionda, sfavillante, in rosso shocking: in realtà basta un primo piano per rendere un tasso di simpatia discutibile, ma non siamo qui per questo. Il punto è che la desolante – e ridicola – gag su Augias libera dal timore di esprimersi: lo hanno dichiarato e m…

Prima le piccinerie. Parte l’attesissima serata speciale – su Rai 3 o quel che ne resta – e c’è un imitatore non meglio definito con una parrucca che rende la capigliatura di Corrado Augias. Il tizio farfuglia cose, il pubblico si scatena in lazzi e frizzi, l’imitatore abbandona la scena.

Poi le puccinerie. Nel senso che parte il programma vero e proprio, Viva Puccini, omaggio al compositore declinato a larghissimo raggio, il personale, le marachelle (scatta un paragone con Amici miei) il genio artistico. A condurre Bianca Guaccero ma la star è l’altra, Beatrice Venezi, direttore (rigorosamente al maschile) in combutta con il nuovo corso politico nonché televisivo. Bionda, sfavillante, in rosso shocking: in realtà basta un primo piano per rendere un tasso di simpatia discutibile, ma non siamo qui per questo. Il punto è che la desolante – e ridicola – gag su Augias libera dal timore di esprimersi: lo hanno dichiarato e messo in scena, il programma voleva essere l’evento-simbolo di nuova riscossa contro l’egemonia cultural-televisiva imperante, Beatrice ne è la musa e il resto veniva dopo. Tanti auguri.

Beatrice Venezi e Bianca Guaccero 

Nelle oltre due ore, poi, è ovvio che cose buone se ne sono ascoltate. Ma il filo conduttore era: Puccini è dappertutto. Per cui largo al pop di una qualche derivazione, compreso Vasco Rossi riproposto con C’è chi dice no (a quel punto si poteva tentare il centone-parodia con: Viva Turandot). Oppure l’orchestra che si scatena nel tema di Guerre stellari, e anche qui gli estri pucciniani si avvertono.

Impagabile, infine, seguire le polemiche social: torme di melomani duri e puri pronti a lanciare il gatto morto in scena per lo spettacolo scombinato, o a dileggiare Beatrice (“Bravi gli orchestrali: non la guardano, così non sbagliano”). Quelli a difesa, invece, quasi in estasi: e con l’aria di vivere un momento paragonabile alla caduta del Muro. In sintesi: in tv è passata anche questa, il futuro è un’ipotesi.

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Vale la pena dare un’occhiata alla nuova Total Audience, che certifica gli ascolti cross-mediali. Col vecchio sistema il programma ha ottenuto il 5.02 per cento. Con il nuovo, il 5.01. Deprecabile. Di questo passo, lo aboliranno.

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