Aurora Ruffino in “BlackOut”: “Ringrazio le serie tv, ma la scrittura mi ha cambiato la vita”
di Chiara UgoliniROMA – Da bambina Aurora Ruffino amava scrivere ma non sapeva di voler recitare. Oggi a 35 anni, dopo aver girato una dozzina di serie (da Braccialetti rossi a Noi), ha coronato il sogno di scrittrice. Mentre la seconda stagione della serie mistery BlackOut: le verità nascoste conquista la prima serata di Rai 1, arriva la notizia che del suo romanzo di esordio uscito a ottobre, Volevo salvare i colori (Rizzoli ed.), ci sarà la ristampa.
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La sua storia personale, la morte della mamma per parto quando lei aveva cinque anni, l’allontanamento dal padre con cui non ha rapporti, l’elaborazione del lutto sono diventati la storia di Vanessa attraverso un libro che sta toccando molti lettori.
Partiamo dalla notizia della ristampa.
"Non so spiegare la gioia, mi porta alle lacrime. Per me è un libro importantissimo, è la prima cosa che ho scritto che viene pubblicata e quindi il fatto che sia andato bene mi rende felicissima. Ma soprattutto i messaggi delle persone sono così belli che mi commuovono, mi dicono che è un libro che dà conforto e ispirazione soprattutto a chi ha perso qualcuno di importante nella propria vita e che sono riusciti a trarre nuova forza da questa storia. È la cosa più bella che mi potesse succedere”.
Quanto c’è di Aurora in Vanessa?
"Siamo diverse anche caratterialmente. Al dolore abbiamo reagito in modo diverso, ma l’esperienza emotiva di elaborazione del lutto fa parte di me e racconto un dolore di cui ho fatto esperienza”.
Quando è nata l’idea per questa storia?
"Ho iniziato a scrivere prima che a recitare ma mentre mi trovavo sul set di Braccialetti rossi di impulso ho cominciato a buttare giù questo testo, è stato come vomitare qualcosa che avevo dentro, che dovevo assolutamente buttare fuori. È quello che poi è diventata la prima pagina del romanzo. Lo immaginavo come un monologo, non avrei immaginato di scrivere un libro ma da quella pagina è germogliato il resto della storia”.
I suoi fratelli come hanno reagito?
"Sono rimasti sorpresi. Nessuno sapeva di questo mio amore per la scrittura, a parte i miei insegnanti a scuola. Non avevo mai condiviso la passione per la scrittura con gli altri, ho sempre pensato fosse qualcosa di intimo. I miei fratelli sono rimasti colpiti, non pensavano avessi fatto qualcosa di professionale. Sono rimasti molto coinvolti”.
“Black out” è una serie fuori dagli schemi per la fiction italiana. Come è stato per lei riprendere il personaggio di Lidia?
"Sono passati due anni dalla prima stagione ma la serie riparte dove l’abbiamo lasciata. La prima stagione si concludeva con l’omicidio e la scoperta dell’assassino, questa riparte da quel cadavere e cerca di capire come uscire da questa valle. I soccorsi arrivano ma l’elicottero viene sabotato e nuovamente i personaggi si ritrovano bloccati. È stato bello riprendere questo personaggio, io stessa leggendo la sceneggiatura avevo tante domande a cui volevo risposta perché anche noi abbiamo girato la prima stagione senza sapere cosa sarebbe accaduto. È stato poi molto bello tornare in questi luoghi magici insieme a tutti gli altri”.
Come sono andate le riprese?
"Abbiamo girato una settantina di giorni, a Fiera di Primiero (in provincia di Trento ndr). Mi manca da morire, è un posto magnifico, non ero mai stata sulle Dolomiti. Ho spesso pensieri nostalgici, l’altro giorno pensavo proprio al fatto che un anno fa partivamo per andare là. Ad aprile, quando sono venuta via, ero molto dispiaciuta, ci sono tornata ad agosto perché avevo il mal di Fiera di Primiero”.
Avventure e disavventure?
"C’è stato un giorno veramente duro. La scena si è vista nella prima puntata quando Lidia parla con Federica mentre stanno andando a recuperare i pezzi di un elicottero che si era schiantato poco prima, c’era una bufera in corso, faceva freddissimo. Quando ho rivisto la scena ho capito che la prima battuta non si sentiva bene, perché avevo la mascella bloccata dal gelo. Nonostante gli esercizi per scaldare i muscoli, non riuscivo ad articolare. Di belle giornate ce ne sono state tante, ma se ne devo scegliere una... non ne posso parlare molto perché è nell’ultima puntata ma c’è una sequenza d’azione molto bella che è stato divertente girare: botte, una sparatoria... Il regista Nico Marzano è stato bravissimo, una vera scena da produzione internazionale”.
La solitudine numeri primi
Il suo primo ruolo è stato subito in un film importante, “La solitudine dei numeri primi”. Com’è andata?
"Ero alla Film commission di Torino per altre ragioni, neppure sapevo cosa fosse una film commission, e stavano facendo i casting per alcuni ruoli. Jorgelina Depetris, casting director, chiese a me e ad altre ragazze se volevamo fare i provini per qualche figurazione. Dalle figurazioni sono poi finita a fare sette provini per la coprotagonista Viola, e da lì è nato tutto, c’è stata un’occasione e la determinazione di portare avanti il progetto. Non avevo idea di cosa fosse il mondo dello spettacolo. Era tutto nuovo e surreale, sul set mi divertivo perché avevo una certa incoscienza, facevo tutto per la prima volta e senza pressione. Ne sento molta di più oggi”.
È ancora in contatto con Saverio Costanzo?
"Sì, negli anni ci siamo scritti, anche da fan, per commentare il suo lavoro. Gli ho mandato una mail per dirgli che avevo scritto questo libro e lui mi ha risposto entusiasta, è stato molto contento per me. D’altronde è grazie a lui che è cambiata la mia vita, lui che mi ha suggerito di venire a Roma e provare a entrare al Centro Sperimentale di cinematografia”.
In questi quindici anni ha girato molte serie, quali sono i personaggi per cui la fermano di più?
"Sicuramente Braccialetti rossi, è finita dieci anni fa ma molti l’hanno scoperta dopo. È rimasta nel cuore a tanti, ci sono giovani spettatori che la scoprono adesso, come i cartoni Disney si passa da generazione in generazione. Quello di Cris è ancora quello per cui vengo riconosciuta di più ma poi tanti altri: c’è Bianca di Medici, un’altra serie molto amata dai giovani, o anche Rebecca di Noi. È piaciuta anche Maria José de La lunga notte - La caduta del Duce, una serie di cui sono molto orgogliosa”.
Il rapporto con i social?
"Con il libro le cose sono un po’ cambiate. Prima li gestivo con un certo distacco, avevo una specie di rifiuto ma ora tante persone li usano per scrivermi le loro impressioni sul romanzo e quindi ho imparato a capirne il risvolto positivo. Se non ti fai risucchiare la vita, è uno strumento utile perché diventa un contatto diretto con i lettori, gli spettatori”.
Prossimo progetto?
"Ho girato una serie in Estonia, un progetto particolare. Per l’Estonia è un vero evento, nella storia del paese è la serie con il più alto budget. Si intitola Von Fock ed è un thriller tratto da una serie di libri criminal che sono casi di omicidio nell’Estonia dell’Ottocento, von Fock è il nome del detective. Interpreto un personaggio bellissimo, Maria, che aiuta nell’investigazione di questi crimini, si veste da uomo, non ha paura di esprimere le sue idee e i suoi desideri. La serie uscirà in Estonia, Lituania, Lettonia, Germania e Francia in primavera, non so se e quando arriverà in Italia. Speriamo di sì. Poi sto scrivendo tanto, cose nuove. Vediamo cosa ne verrà fuori”.
Qualcosa che possa unire la scrittura e la recitazione?
"Sicuramente”.