Le coincidenze temporali esistono, sono nelle cose, ti cadono addosso e, spesso, sono nell’aria - pesante – che circola e che registra l’uscita (su Netflix) della serie Acab proprio in una fase che diventa caldissima in tema di scontri di piazza successivi a proteste. La parola chiave è quella – piazza – usata dai poliziotti della squadra romana a indicare con sei lettere un mondo fatto da un milione di storie, eventi, variabili che impazziscono facilmente. In origine c’è il libro di Carlo Bonini che, 13 anni fa, si concretizzò nel film di Stefano Sollima. Torna quindi l’acronimo che dà di bastardi ai poliziotti e che è di suo un micidiale ed efficace condensato di violenza verbale che ne sottintende altre: e torna nella forma attuale della miniserie, con un’operazione che invita a schierarsi, se proprio ci si tiene, ma soprattutto a riflettere, spesso col fiato sospeso.
Le coincidenze temporali esistono, sono nelle cose, ti cadono addosso e, spesso, sono nell’aria - pesante – che circola e che registra l’uscita (su Netflix) della serie Acab proprio in una fase che diventa caldissima in tema di scontri di piazza successivi a proteste. La parola chiave è quella – piazza – usata dai poliziotti della squadra romana a indicare con sei lettere un mondo fatto da un milione di storie, eventi, variabili che impazziscono facilmente. In origine c’è il libro di Carlo Bonini che, 13 anni fa, si concretizzò nel film di Stefano Sollima. Torna quindi l’acronimo che dà di bastardi ai poliziotti e che è di suo un micidiale ed efficace condensato di violenza verbale che ne sottintende altre: e torna nella forma attuale della miniserie, con un’operazione che invita a schierarsi, se proprio ci si tiene, ma soprattutto a riflettere, spesso col fiato sospeso.
E qui l’evoluzione di trama – che parte da una notte di scontri in Val di Susa tra la squadra romana e i No-Tav – dilaga appunto nel genere seriale: chi vuole, può limitarsi alle dinamiche impossibili della gestione della piazza, in senso amplissimo. Ma il protocollo impone poi l’affollarsi delle storie personali degli agenti – ognuno ha la sua piazza privata da gestire. Il legame fisico – e sempre magnifico – con il passato è Marco Giallini, il poliziotto Mazinga, nei secoli fedele alla vecchia scuola dai metodi incrostati nel tempo. Il suo contraltare stavolta spicca parecchio: Nobili (Adriano Giannini) nuovo capo, nella vulgata poliziotto “riformista”. Ma è lettura troppo facile, quello che diffonde è invece lo spirito di chi ritiene che di fronte al presunto ineluttabile, la ricerca cocciuta, e temeraria sempre, di una ragionevolezza qualsiasi sia il viaggio che vale la pena compiere. Acab, la serie, cerca di tenere insieme tutto, indicando un senso: e quindi c’è chi protesta su questo o su quello. E lo fa nella piazza virtuale, dove ci si illude di essere invece al sicuro.
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Gennaro Sangiuliano: “Tocqueville parlava di spirito delle leggi...”. Nadia Urbinati: “Quello era Montesquieu”.(Piazzapulita, La7)