“La farfalla impazzita”, Elena Sofia Ricci e gli orrori della Shoah
di Silvia FumarolaROMA – "Giulia Spizzichino è la quarta donna realmente vissuta che interpreto, ma stavolta è stato più difficile - spiega Elena Sofia Ricci - ho letto attentamente il libro che ha scritto con Roberto Riccardi e visto molte sue interviste. La cosa che mi ha colpito di più è il suo sguardo: fisso, non nel vuoto, ma nel suo passato. Lei i morti di cui parlava, li vedeva. Ho cercato di capire come un dolore così forte possa raggelarti per sempre. E’ rimasta cristallizzata nel dolore, che l'ha segnata per sempre. Immaginate quanto dev'essere stato difficile per la famiglia stare vicino a una donna che ha questo macigno di sofferenza di cui non riesce a liberarsi". In occasione del Giorno della Memoria, il 27 gennaio, Rai 1 manderà in onda il 29 gennaio il film La farfalla impazzita diretto da Kiko Rosati, sulla storia di Giulia Spizzichino (raccontata nell’omonimo libro, edito da Giuntina).
Coraggio nel dolore e nella ricerca di giustizia: Spizzichino, scomparsa nel 2016, nata e cresciuta a Roma, figlia di un commerciante di stoffe, sfuggì alla deportazione del 16 ottobre 1943. Ad Auschwitz e alle Fosse Ardeatine i nazisti sterminarono 26 parenti, tutto il ramo materno, i Di Consiglio. Grazie a lei Priebke venne estradato nel 1994: andò di persona in Argentina, dove l'ufficiale tedesco aveva fino allora vissuto indisturbato.
“Sono sempre stato orgoglioso che mamma andasse in Argentina”, racconta il figlio Marco, “nel film tv serve per la sceneggiatura che fossi inizialmente contrario. Quando Priebke fu condannato, si concluse un percorso cominciato nel 1994: in casa se ne parlava ma poco, da quell’anno se n’è parlato di più”. “Marco non volle essere presente al processo con la madre”, spiega Elena Sofia Ricci “ma ha voluto assistere alle scene del processo. Questo non mi ha fatto dormire la sera prima, ma è stato molto bello sapere che fosse là, tra le comparse. Alla fine mi ha detto: ‘Finalmente ho visto mamma al processo'. Fare qualcosa perché Priebke fosse estradato l'ha in qualche modo liberata” aggiunge l’attrice.
“La cosa che fa rabbia, oggi, è che sembra quasi che non vogliamo ricordare e ce ne freghiamo. Continuiamo a perpetrare il potere sul più debole. Che oggi ognuno interroghi la propria coscienza. Interpretare Giulia Spizzichino è stato un insegnamento, mi sono detta: anche tu stai facendo la tua piccola lotta per la giustizia e può essere la lotta dei tuoi figli. E' come se ci fosse una piccola Giulia dentro di me che mi dice: non vi fermate mai, non smettete mai di lottare per la giustizia".
Spizzichino era una bella signora bionda, elegante; Elena Sofia Ricci restituisce i suoi gesti, ha studiato il modo di parlare, anche i silenzi. La farfalla impazzita, continua l’attrice, “parla a tutti, non solo dell'Olocausto, ma anche dei desaparecidos in Argentina. Le donne, quando si uniscono, sono una superpotenza. Così come molto forte è la testimonianza durante il processo che non riguarda solo la storia di Giulia e degli ebrei, ma di tutti quelli che morirono alle Fosse Ardeatine". Nel film prodotto da Matteo Levi, l’attore Jurgen Heinrick ha il ruolo di Priebke, Massimo Wertmüller interpreta il marito di Giulia: “La spinge a combattere con i suoi fantasmi. È difficile non parlare del momento sociale che stiamo vivendo, preoccupantissimo: c’è un certo giornalismo televisivo che provoca e rivede la Storia. Degli orrori della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah abbiamo testimonianze dirette, allora istituzionalizziamo la materia della Memoria”.
La vita familiare, la ricerca del passato, dei ricordi dei suoi cari, per le strade del Ghetto: il percorso di Giulia è doloroso e pieno di amore. La fiction si mescola alla realtà nei titoli di coda, con le immagini di repertorio del processo, la richiesta di giustizia, Priebke ha uno sguardo beffardo. "Ho chiesto di prendere in prestito una frase di Andrea Camilleri”, racconta Ricci “quando Giulia fa la conferenza in Argentina dice: 'Tutti i carnefici sono carnefici, tutte le vittime sono vittime in ogni tempo e in ogni luogo'. Altra cosa che ha detto, quella relativa al fatto che i colpevoli di questi orrori non sono uomini, ma bestie. Le faccio dire quello che disse Camilleri, ossia che non è vero che sono come le bestie, sono peggio: le bestie uccidono per paura, per fame, gli uomini per gelosia, per il potere, per denaro e questo li rende colpevoli. E noi oggi siamo colpevoli. Per questo motivo questo film è importante".
Il passato sembra tornare. "E' ovviamente un momento particolare e non è semplice - spiega Matteo Levi - comunque non vogliamo entrare in questo discorso anche se, malgrado abbiamo deciso di non fare nomi e cognomi, io uno devo farlo: mi ha molto colpito il saluto di Elon Musk perché vedo un pericolo che può venire da quel mondo lì". "Il racconto è fondamentale” dice Antonella Di Castro, vicepresidente e assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Roma “perché si diffonda la storia dei singoli. Nei grandi numeri della Shoah si perde il senso dei singoli. Il nazismo ha reso le persone numeri, pezzi, raccontando storie come questa torniamo a dare un volto alle vittime. Per Giulia, che ha vissuto i drammi della Shoah, ci sono i fantasmi che vogliono giustizia. Ci dev'essere un riconoscimento delle verità storiche".
Il film verrà presentato in anteprima il 27 gennaio al cinema Adriano di Roma a 700 studenti. alla presenza del cast, per iniziativa di Alice nella città. E il 28 gennaio al Quirinale Elena Sofia Ricci reciterà un monologo tratto dal film alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.