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Luca Bizzarri e la via italiana alla stand up comedy

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Multischermo \ Sul Nove lo show “Non hanno un amico”
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Esisterà davvero il nonno ottantenne talmente appassionato a Rocco Schiavone da aver chiesto al nipote di procurargli una canna da fumare? La gag permette a Luca Bizzarri di chiudere il suo recital chiedendo scusa a Maurizio Gasparri, con il quale in passato ha avuto lunghi dissing sui social in merito al cattivo esempio dato dal vicequestore. Non hanno un amico, il titolo, passato in prima serata lunedì sul Nove. In origine c’è un podcast ideato dallo stesso Bizzarri: quelli che non hanno un amico sono personaggi in vista, tra politica e spettacolo, che persistono nell’esporsi al ludibrio con i propri atti e nessuno che gli dica quanto stanno sbagliando. L’assunto è opinabile (Santanché persiste: ma non perché non ha un amico, bensì perché ne ha uno, molto ben posizionato). Ma quello è anche un titolo-civetta – c’è distanza tra l’allegro tramestio social-podcast e quando poi si porta uno show in teatro.

Bizzarri, in maniera avveduta, una volta preso lo spunto ci ha costruito intorno…

Esisterà davvero il nonno ottantenne talmente appassionato a Rocco Schiavone da aver chiesto al nipote di procurargli una canna da fumare? La gag permette a Luca Bizzarri di chiudere il suo recital chiedendo scusa a Maurizio Gasparri, con il quale in passato ha avuto lunghi dissing sui social in merito al cattivo esempio dato dal vicequestore. Non hanno un amico, il titolo, passato in prima serata lunedì sul Nove. In origine c’è un podcast ideato dallo stesso Bizzarri: quelli che non hanno un amico sono personaggi in vista, tra politica e spettacolo, che persistono nell’esporsi al ludibrio con i propri atti e nessuno che gli dica quanto stanno sbagliando. L’assunto è opinabile (Santanché persiste: ma non perché non ha un amico, bensì perché ne ha uno, molto ben posizionato). Ma quello è anche un titolo-civetta – c’è distanza tra l’allegro tramestio social-podcast e quando poi si porta uno show in teatro.

Bizzarri, in maniera avveduta, una volta preso lo spunto ci ha costruito intorno un classico recital sulla falsariga degli stand-up che impazzano in America (su Netflix se ne trovano a decine) e saltabeccando tra politica, costume, disastri digitali in corso, crisi del maschio over 50 etc etc. E una volta che l’assalto del politicamente corretto è un tema fisso ovunque, nello show vale come sponda di rimbalzo per ogni tipo di gag. Bizzarri ha anche il fisico e la presenza di un comedian americano: ovviamente si ride, con spiazzamenti minimi e irriverenze da repertorio di casa nostra. Ma quando stila le differenze tra l’approccio maschile all’amore dividendo il campo in due – alla Concato o alla Ivano Fossati – centra l’obiettivo. L’occasione - assai rara in una prima serata – induce infine a chiedersi il motivo della scarsa rilevanza in tv di un genere, appunto l’one-man show comico: assai praticato nella realtà delle stagioni teatrali e dei cabaret resistenti, ma che quasi mai riesce a bucare lo schermo creando un pubblico affezionato.

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Appena si risolverà la questione del supervisore Rai che controlla i singoli programmi, toccherà occuparsi di tutte quelle trasmissioni che, con ogni evidenza, non vengono supervisionate da nessuno.

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