“Il Fattore Umano”, coincidenze e ingiustizie tra cronaca e tv
di Antonio DipollinaCerte coincidenze tra cronaca e tv fanno colpo. Martedì in seconda serata su Raitre la serie Il Fattore Umano ha raccontato tutto quanto c’è da sapere su un cittadino libico imprigionato in Italia. Ma imprigionato davvero, mentre intanto sui tg impazzavano vicende relative al rimpatrio fulmineo – e assai agevolato – di un connazionale del protagonista di puntata. Che è il trentenne Hamad Abdelkarin, in video a raccontare la propria storia: un bel talento da calciatore, da ragazzo. E grazie a una famiglia che, seppur a fatica, riesce a sborsare i maledetti soldi per la bisogna, si ritrova su un barcone diretto verso l’Italia, inseguendo un sogno. Finisce malissimo: il naufragio fa decine di vittime, Hamad si salva ma – in un ingorgo di testimonianze e decisioni tutte da chiarire – si ritrova etichettato come membro dell’equipaggio. Ovvero scafista. Rapido processo, condanna a trent’anni, dicasi trent’anni. Qui non si vuole entrare nel merito, ci si limita a trovare consolazione nel fat…
Certe coincidenze tra cronaca e tv fanno colpo. Martedì in seconda serata su Raitre la serie Il Fattore Umano ha raccontato tutto quanto c’è da sapere su un cittadino libico imprigionato in Italia. Ma imprigionato davvero, mentre intanto sui tg impazzavano vicende relative al rimpatrio fulmineo – e assai agevolato – di un connazionale del protagonista di puntata. Che è il trentenne Hamad Abdelkarin, in video a raccontare la propria storia: un bel talento da calciatore, da ragazzo. E grazie a una famiglia che, seppur a fatica, riesce a sborsare i maledetti soldi per la bisogna, si ritrova su un barcone diretto verso l’Italia, inseguendo un sogno. Finisce malissimo: il naufragio fa decine di vittime, Hamad si salva ma – in un ingorgo di testimonianze e decisioni tutte da chiarire – si ritrova etichettato come membro dell’equipaggio. Ovvero scafista. Rapido processo, condanna a trent’anni, dicasi trent’anni. Qui non si vuole entrare nel merito, ci si limita a trovare consolazione nel fatto che alcuni operatori italiani di ottima volontà ascoltati nel racconto hanno a cuore la vicenda: e ci sono strutture legali e umanitarie per arrivare alla revisione del processo. Ma la testimonianza del diretto interessato è di quelle forti e d’impatto, parla un italiano quasi forbito e riesce a spiegare molti degli anfratti misteriosi di una storia simile. Quelli inspiegabili invece stanno lì, sicuramente non c’è e non ci sarà mai un aereo di stato per il rimpatrio mentre, appunto, la coincidenza tra questo flash televisivo e gli accadimenti di cui tutti parlano rimane piuttosto impressionante. Il Fattore Umano è un raro programma che cerca – ma è durissima – di bucare indifferenza e stanchezza nell’opinione pubblica su questo tema: nella missione di autori e realizzatori, il racconto di diritti negati in varie parti del mondo. Servizio pubblico, come si diceva una volta.
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Per quanto ci si sforzi nel trovare altri motivi di richiamo, al momento l’esibizione più attesa a Sanremo rimane quella di Topo Gigio. Che peraltro non solo non frequenta gli ultras, ma non gli piace nemmeno il calcio.