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Alberto Angela punta sulla nostalgia con Montalbano

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Multischermo / La puntata di “Ulisse”, in onda su Rai 1 e dedicata ai luoghi dell’amatissima fiction, ha trasportato verso attimi di commozione
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Come per un Isee dei propri averi, la Rai in pochi giorni ha ostentato con lucida fermezza la parte più opulenta della produzione: c’è stato il presente di Sanremo e, a seguire, il passato di Montalbano con Alberto Angela — altra ricchezza — a condurre il folto pubblico negli incanti di Sicilia, teatro della fortunata serie con Luca Zingaretti (La Sicilia di Montalbano, lunedì su Rai 1). L’effetto: una sorta di “balorda nostalgia”, anche se è complicato spiegarne la ragione, se non con banalità assortite.

Gioielli di famiglia, comunque, dentro un crossover difficilmente ripetibile altrove (la Val D’Aosta di Rocco Schiavone suonerebbe un po’ così) e con Angela portatore di massimo rispetto, pur nella diversità di genere, anche quando Angel…

Come per un Isee dei propri averi, la Rai in pochi giorni ha ostentato con lucida fermezza la parte più opulenta della produzione: c’è stato il presente di Sanremo e, a seguire, il passato di Montalbano con Alberto Angela — altra ricchezza — a condurre il folto pubblico negli incanti di Sicilia, teatro della fortunata serie con Luca Zingaretti (La Sicilia di Montalbano, lunedì su Rai 1). L’effetto: una sorta di “balorda nostalgia”, anche se è complicato spiegarne la ragione, se non con banalità assortite.

Gioielli di famiglia, comunque, dentro un crossover difficilmente ripetibile altrove (la Val D’Aosta di Rocco Schiavone suonerebbe un po’ così) e con Angela portatore di massimo rispetto, pur nella diversità di genere, anche quando Angelo Russo, ovvero il leggendario Agatino Catarella della serie diretta in origine da Alberto Sironi, rientrava nel ruolo e nei luoghi resi celebri in decine di episodi, e repliche a schiovere.

La nostalgia di cui sopra cresceva con il racconto aneddotico degli attori — da Zingaretti a Peppino Mazzotta nel ruolo di Fazio (il Fazio che non ha abbandonato l’azienda), a Cesare Bocci, lo sciupafemmine Mimì Augello che comunque si chiamava Domenico.

Tutti a rievocare con malinconia assoluta, pressoché commossi nell’aggirarsi in quei luoghi-non luoghi, mentre si intuiva davanti al video la massiccia presenza di spettatori ai quali piacerebbe assai, ma proprio tanto, una ripresa prima o poi e comunque un tornare al divano sul quale si è stati felici.

Alberto Angela si è preso ovviamente anche la sua parte geo-storica (via via si passava dagli Opliti a Donnafugata) e alla fine se a molti è esplosa la voglia di un viaggetto nella Sicilia più profonda è del tutto comprensibile. Una serata di restaurazione anche questa, dopo un Sanremo che verrà ricordato: ma alla fine suona come una sorta di buon ripristino sentimentale, al quale in pochi riescono a sottrarsi davvero.

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Con felice intuizione, Alberto Angela e il suo team hanno dato ampio spazio nella rievocazione a certi duetti tra Zingaretti-Montalbano e il medico legale Pasquano, interpretato dal compianto Marcello Perracchio. Meriterebbero un best of a parte.

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