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“Storia della mia famiglia”, papà è morto ma non facciamone un dramma

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Multischermo / Ha debuttato su Netflix la serie diretta da Claudio Cupellini. Dalla tragedia alla commedia, l’importante è emozionare il pubblico
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Una volta che si spende il termine “dramedy” (dramma più commedia) il più è fatto e il bello è che non bisogna affannarsi a trovare altre definizioni, o capire se questo nuovo arrivo su Netflix sia il punto di congiunzione tra il mood delle piattaforme e quello delle fiction generalista Rai, nel senso di quelle un minimo evolute. Storia della mia famiglia, sei episodi, creata da Filippo Gravino (al suo attivo il recente Acab) e diretta da Claudio Cupellini.

Fausto (Eduardo Scarpetta) è un giovane padre di due bimbi ed è al suo ultimo giorno di vita. Malato terminale, ha giocato l’ultimo pezzo di esistenza cercando di non negarsi alcunché — senza, purtroppo, riuscirci — ma soprattutto allestendo il futuro dei suoi figli e, a quel punto, della bizzarra nuova famiglia che va a formarsi, tra un fratello assai irrisolto, una coppia di amici storici e la madre che è molto più che irrisolta ma è sempre una madre e soprattutto …

Una volta che si spende il termine “dramedy” (dramma più commedia) il più è fatto e il bello è che non bisogna affannarsi a trovare altre definizioni, o capire se questo nuovo arrivo su Netflix sia il punto di congiunzione tra il mood delle piattaforme e quello delle fiction generalista Rai, nel senso di quelle un minimo evolute. Storia della mia famiglia, sei episodi, creata da Filippo Gravino (al suo attivo il recente Acab) e diretta da Claudio Cupellini.

Fausto (Eduardo Scarpetta) è un giovane padre di due bimbi ed è al suo ultimo giorno di vita. Malato terminale, ha giocato l’ultimo pezzo di esistenza cercando di non negarsi alcunché — senza, purtroppo, riuscirci — ma soprattutto allestendo il futuro dei suoi figli e, a quel punto, della bizzarra nuova famiglia che va a formarsi, tra un fratello assai irrisolto, una coppia di amici storici e la madre che è molto più che irrisolta ma è sempre una madre e soprattutto è Vanessa Scalera.

I toni, una volta consumata la dipartita in finale di primo episodio, sono di quelli che mirano al famoso pubblico che non si vuole porre il problema di definire cosa sta guardando, ma emozionarsi, sorridere magari amaro, commuoversi con vicende di comuni mortali ma non plastificate, non catalogate per generi: provando cioè a far sembrare tutto vero. L’impresa riesce a sufficienza, il finale è un po’ irrisolto come i personaggi, ma nel giro di fruizione di questo genere di lavori — ingigantito dopo l’avvento delle piattaforme, una volta a tenere alta la bandiera in queste cose c’era il solo Ivan Cotroneo sulla Rai — probabilmente destinato ad avere parecchio consenso. Non è semplice adeguarsi ai toni che prende il racconto dopo il dramma iniziale, ma qui tocca alle decisioni che si prendono scrivendo una storia simile, tra sviluppi imprevisti e, appunto, emozioni da provare. E sembrano tutte all’altezza.

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Sanremo senza polemiche, ma nel post-Sanremo un mare di polemiche. Unico esente finora, Topo Gigio. Ma prima o poi gli faranno qualche domanda provocatoria.

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