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“Belcanto”, un melodramma confuso che punta su emozioni facili

Vittoria Puccini 

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Multischermo / La fiction in costume di Rai 1 ha una trama confusa e poco rigorosa nei riferimenti storici
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La domanda “E che so’ ‘ste voci bianche?” esprime la comprensibile preoccupazione della giovane Carolina, scoprendo che il ragazzo di cui è invaghita è destinato a cantare in Vaticano, sottoponendosi alle necessarie pratiche. Ma il destino del giovine è secondario, per ora, nella trama di Belcanto, fiction in costume partita su Rai 1 lunedì. Metà Ottocento, vigilia dei moti insurrezionali, l’insieme di trama è scombiccherato partendo da una Napoli assai periferica e approdando presto a una Milano in gran fermento.


Il padre-padrone Iginio campa vendendo intrugli ai gonzi girando le campagne con un carro: e sottomette moglie e due figlie, capitate lì non si sa come, visto che tutte e tre le donne sono talenti nel canto d’opera. Morale, bisogna cambiare affinché tutto cambi. L’approdo nella Milano pre-Cinque giornate, per quanto complicato, è l’apertura al mondo e alla vita. Belcanto – Carmine Elia in regia – rilancia la fi…

La domanda “E che so’ ‘ste voci bianche?” esprime la comprensibile preoccupazione della giovane Carolina, scoprendo che il ragazzo di cui è invaghita è destinato a cantare in Vaticano, sottoponendosi alle necessarie pratiche. Ma il destino del giovine è secondario, per ora, nella trama di Belcanto, fiction in costume partita su Rai 1 lunedì. Metà Ottocento, vigilia dei moti insurrezionali, l’insieme di trama è scombiccherato partendo da una Napoli assai periferica e approdando presto a una Milano in gran fermento.


Il padre-padrone Iginio campa vendendo intrugli ai gonzi girando le campagne con un carro: e sottomette moglie e due figlie, capitate lì non si sa come, visto che tutte e tre le donne sono talenti nel canto d’opera. Morale, bisogna cambiare affinché tutto cambi. L’approdo nella Milano pre-Cinque giornate, per quanto complicato, è l’apertura al mondo e alla vita. Belcanto – Carmine Elia in regia – rilancia la fiction in costume (in slang: Period Drama) sugli schermi Rai. E punta a beffare il pubblico che vuole rigore in queste cose, chiamando a recitare mezzo cast giovane della fortunata Mare Fuori. Lo spiazzamento è relativo, i giovani sono irriverenti e incoscienti e non deludono i rispettivi fan anche mettendosi a gorgheggiare di caste dive – ovviamente in playback.

E poi lei, Vittoria Puccini: sembra uscita l’altro ieri da Rivombrosa, madre inflessibile e con segreti da scoprire, soprattutto nel capire perché la figlia minore, Cenerentola della situazione, sia così negletta. Il melodramma si compie con tutti gli elementi del caso in un frullatore storico-artistico nel quale più elementi si pompano dentro, più si avrà l’impressione di un lavoro complesso e molto pensato. Astenersi spettatori esigenti su opera, storia, sentimenti: via libera per chi vuole fremere, emozionarsi facile, indignarsi dalla parte delle donne e spremere una furtiva lacrimuccia nel finale di ogni episodio.

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“Lo è un ingranaggio bloccato” dice Marco Liorni in piena Eredità. Le lettere vanno a svelarsi sullo schermo, la soluzione è “inceppato”. Il concorrente, sciagurato, risponde “ingroppato”. Tutti ridono. Ma, dizionario alla mano, non è sbagliatissimo.

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