Secondo una solida corrente di pensiero, il mondo seriale ha un suo centro d’attrazione, ed è l’Inghilterra. All’interno della serialità inglese ci sono dei punti fissi su cui l’attenzione si desta potente. Uno di questi è Steven Knight: autore, sceneggiatore, regista, noto soprattutto per l’idolatrato Peaky Blinders – ma i più attenti sanno che da altri lavori come Taboo non si può prescindere.
E Knight è tornato in pista rivolgendosi ancora all’Inghilterra del passato, retrocedendo a fine ‘800 in una Londra che più sulfurea non si può, tra miserie e nobiltà e impulsi irresistibili verso il futuro. Su Disney+ sono arrivati i sei episodi di questo A Thousand Blow.
Secondo una solida corrente di pensiero, il mondo seriale ha un suo centro d’attrazione, ed è l’Inghilterra. All’interno della serialità inglese ci sono dei punti fissi su cui l’attenzione si desta potente. Uno di questi è Steven Knight: autore, sceneggiatore, regista, noto soprattutto per l’idolatrato Peaky Blinders – ma i più attenti sanno che da altri lavori come Taboo non si può prescindere.
E Knight è tornato in pista rivolgendosi ancora all’Inghilterra del passato, retrocedendo a fine ‘800 in una Londra che più sulfurea non si può, tra miserie e nobiltà e impulsi irresistibili verso il futuro. Su Disney+ sono arrivati i sei episodi di questo A Thousand Blow.
Period-gangster-drama più altre definizioni possibili, ma conta altro: due giovani amici arrivano dalla Giamaica inseguendo il sogno inglese. Uno, il teorico, vuole diventare domatore di leoni allo zoo (quando si presenta, cercano di mettere lui in gabbia come uomo nero per i visitatori). L’altro vuole solo sfuggire al passato. Finiscono nell’East End dove nella suburra vera imperversano gli incontri clandestini di boxe e intanto, vagamente collegata, spadroneggia una gang tutta al femminile (realmente esistita) dedita al taccheggio sistematico e con grandi ambizioni – e che ha tra i nemici i deboli adepti dei movimenti comunisti, quelli che i ricchi li vorrebbero detronizzare e non, semplicemente, depredare.
Dentro scenografie e ricostruzioni di grande suggestione, si fa a pugni a mani nude per vili scellini (ma c’è attenzione per il pubblico più sensibile) e si ammirano i due protagonisti veri: l’ex giovane pugile Sugar – uno stratosferico Stephen Graham – e Mary Carr, leader della gang al femminile, che è Erin Doherty: era la Principessa Anna in The Crown, qui è una capobanda intellettualmente evoluta, con cinismo adeguato. Fermo restando che il match prolungato, reale e dialettico, tra il vecchio pugile che non si rassegna al tempo che passa e il giovane che va a prendersi il futuro è il centro della trama, con ovvia metafora relativa al mondo intorno che va a trasformarsi per sempre.
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"In quale romanzo scritto da Tomasi di Lampedusa il protagonista è il Principe di Salina?”. Lo chiede Marco Liorni in una puntata de L’Eredità. La giovane concorrente risponde decisa: “Il Conte di Montecristo”. Ovvero: le fiction tv fanno un sacco di danni.