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“Linea di confine”, neanche Schiavone salva Monteleone

Antonino Monteleone 

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Multischermo / Dopo il flop de “L’altra Italia”, il giornalista ci riprova. Con esiti simili
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Quando pochi mesi fa gli chiusero il programma L’altra Italia, Antonino Monteleone lasciò sedimentare per qualche giorno le critiche e i lazzi e poi lo disse: “Mi hanno trattato come un criminale che ha dirottato un volo di linea”. Ecco, il problema è lì, Monteleone fa della sopravvalutazione di sé un punto fermo esistenziale. Già che c’era, aggiunse: “Il mio programma non aveva niente, ma proprio niente di meno rispetto agli altri. Tranne il pubblico”. In altri luoghi sarebbero scattate le risate pre-registrate, ma lui lo disse seriamente.

Arrivato in Rai come una sorta di cresciuto ragazzo prodigio, con la nomea di ex-Iena sempre appiccicata e un codazzo di polemiche su favoritismi di marca politica, Monteleone con quell’Altra Italia arrivò in prima serata a share intorno all’1 per cento. Può succedere, basta prenderne atto e cercare magari di indossare un qualche tratto simpatico da loser. Invece niente. E il punto è che il contratto, a quanto pare sontuoso, restava in piedi. Soluz…

Quando pochi mesi fa gli chiusero il programma L’altra Italia, Antonino Monteleone lasciò sedimentare per qualche giorno le critiche e i lazzi e poi lo disse: “Mi hanno trattato come un criminale che ha dirottato un volo di linea”. Ecco, il problema è lì, Monteleone fa della sopravvalutazione di sé un punto fermo esistenziale. Già che c’era, aggiunse: “Il mio programma non aveva niente, ma proprio niente di meno rispetto agli altri. Tranne il pubblico”. In altri luoghi sarebbero scattate le risate pre-registrate, ma lui lo disse seriamente.

Arrivato in Rai come una sorta di cresciuto ragazzo prodigio, con la nomea di ex-Iena sempre appiccicata e un codazzo di polemiche su favoritismi di marca politica, Monteleone con quell’Altra Italia arrivò in prima serata a share intorno all’1 per cento. Può succedere, basta prenderne atto e cercare magari di indossare un qualche tratto simpatico da loser. Invece niente. E il punto è che il contratto, a quanto pare sontuoso, restava in piedi. Soluzione: andare in seconda serata e magari subito dopo una qualche serie tv di successo.

In Rai sono in parecchi a battagliare non per avere un posto in prima fila, bensì per andare in onda ereditando uno share alto per guadagnarne un pezzo, per poi vantarsi al bar con gli amici. E così da qualche settimana c’è Linea di confine (Rai 2, il mercoledì). È andato in onda dopo Rocco Schiavone (l’altra sera il bellissimo episodio finale in Sudamerica) e il traino non ha funzionato proprio, caso rarissimo. La puntata era dedicata alla Moby Prince, la prossima sarà sul delitto di Erba. In sé, una delle decine di post-inchieste che passano di continuo in tv, in quella ossessione per i cold case di cui si parla parecchio. L’ex Iena, che qui e là si intuisce quanto vorrebbe immettere elementi di quell’esperienza ridens, insegue ancora il sogno e chiede di non essere trattato male. Si può anche fare. Ma questa rimane una delle storie più tristanzuole della Rai del nuovo corso.

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Bruno Vespa: “Ministro Crosetto, lei quanto è alto?”

Guido Crosetto: “Un metro e novantotto”.

Bruno Vespa: “È vero che Berlusconi la voleva vedere solo da seduto?”.

(Cinque minuti, Rai 1)

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