C’è un’emergenza in corso per le serie tv cosiddette medical. O almeno è la netta impressione dopo l’arrivo di Pulse (su Netflix, dieci episodi). Siamo a Miami e sta arrivando un uragano devastante, il Maguire Trauma Center (uno di quei posti ospedalieri americani talmente belli che vien voglia di prendere una storta e farsi visitare) è sotto pressione come non mai, e per fortuna è un centro d’eccellenza. L’eccellenza la dimostra soprattutto il personale, che cogliamo nell’attimo in cui le vicende sentimentali sul luogo di lavoro si fanno davvero tese. Il capo degli specializzandi viene denunciato per molestie da una sottoposta, Danny. Sospeso, il suo posto viene rilevato proprio dalla ragazza, e forse è anti-patriarcato oppure è per rabbonirla in vista di future denunce. Siccome però c’è l’uragano e arrivano traumatizzati a pioggia, tutti si ritrovano a dover fare fronte, compreso il tipo sospeso (che si scopre avere avuto una storia con la denunciante). Più varie ed eventuali.
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C’è un’emergenza in corso per le serie tv cosiddette medical. O almeno è la netta impressione dopo l’arrivo di Pulse (su Netflix, dieci episodi). Siamo a Miami e sta arrivando un uragano devastante, il Maguire Trauma Center (uno di quei posti ospedalieri americani talmente belli che vien voglia di prendere una storta e farsi visitare) è sotto pressione come non mai, e per fortuna è un centro d’eccellenza. L’eccellenza la dimostra soprattutto il personale, che cogliamo nell’attimo in cui le vicende sentimentali sul luogo di lavoro si fanno davvero tese. Il capo degli specializzandi viene denunciato per molestie da una sottoposta, Danny. Sospeso, il suo posto viene rilevato proprio dalla ragazza, e forse è anti-patriarcato oppure è per rabbonirla in vista di future denunce. Siccome però c’è l’uragano e arrivano traumatizzati a pioggia, tutti si ritrovano a dover fare fronte, compreso il tipo sospeso (che si scopre avere avuto una storia con la denunciante). Più varie ed eventuali.
Intanto passano emergenze e qui aleggia lo spirito del dottor House: vanno tutte a buon fine dopo una qualche intuizione geniale di questo o quello. Non è solo una questione House: il punto è che quando arriva una serie come questa — e non solo succede ancora, ma alla guida ci sono nomi stellari come Carlton Cuse, ovvero quello di Lost — il richiamo immediato è a E.R., che è partita nel 1994, e soprattutto a Grey’s Anatomy, che si trascina contro ogni logica ed è alla stagione 22. Tanto che gli autori di Pulse si fanno intervistare e prima della domanda dicono: «Vi spieghiamo perché questa serie è diversa da Grey’s Anatomy». Pulse è diversa perché si chiama in un altro modo: ma ne segue gli schemi e confina l’intero genere in un perimetro di appassionati (Netflix stessa scrive “Stile soap” nei disclaimer). E si dà la netta sensazione del tramonto di una storia gloriosa (anche se ci sono speranze residue per l’imminente The Pitt, di Hbo). Da noi le tendenze arrivano in ritardo, e quindi l’amatissimo Doc ha ancora margini. Ma prima o poi bisognerà pensarci.
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«I dazi sono stati calcolati alla dazio di cane» (Sebastiano Barisone, Otto e mezzo, La7).