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Antonino Cannavacciuolo, serve uno chef per combattere i brutti sogni

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Multischermo \ Su Sky Uno la nuova stagione di “Cucine da incubo”
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Non finirà mai la sottile suggestione che trapela alla fine di ogni puntata di Cucine da incubo (Sky Uno, la domenica sera, seconda puntata in arrivo). Ovvero quella relativa alla morale, spietata: se c’è una situazione disastrosa e confusa nella quale nessuno sa, o fa, ciò che deve fare, un robusto intervento esterno è la soluzione. Nel senso che al prossimo G20 l’ideale sarebbe l’arrivo improvviso di Antonino Cannavacciuolo e, tempo un’oretta, tutto andrebbe a posto o quasi – con il gigantesco chef che però si raccomanda, andando via: adesso però tocca a voi, vi ho solo mostrato come si fa. La stagione appena iniziata è la numero 11 e Cannavacciuolo ormai gioca di repertorio. Va da sé, c’è il trucco, dichiarato: quando tutto cade a pezzi e sono in vista nuovi dazi, se arriva qualcuno che ti ristruttura il locale, è meglio. Ma appunto conta il metodo e non si è mai capito, in realtà, se l’esempio di Cucine sia ben visto e voluto nel comparto della ristorazione: ma sicuramente il buon…

Non finirà mai la sottile suggestione che trapela alla fine di ogni puntata di Cucine da incubo (Sky Uno, la domenica sera, seconda puntata in arrivo). Ovvero quella relativa alla morale, spietata: se c’è una situazione disastrosa e confusa nella quale nessuno sa, o fa, ciò che deve fare, un robusto intervento esterno è la soluzione. Nel senso che al prossimo G20 l’ideale sarebbe l’arrivo improvviso di Antonino Cannavacciuolo e, tempo un’oretta, tutto andrebbe a posto o quasi – con il gigantesco chef che però si raccomanda, andando via: adesso però tocca a voi, vi ho solo mostrato come si fa. La stagione appena iniziata è la numero 11 e Cannavacciuolo ormai gioca di repertorio. Va da sé, c’è il trucco, dichiarato: quando tutto cade a pezzi e sono in vista nuovi dazi, se arriva qualcuno che ti ristruttura il locale, è meglio. Ma appunto conta il metodo e non si è mai capito, in realtà, se l’esempio di Cucine sia ben visto e voluto nel comparto della ristorazione: ma sicuramente il buon esempio – come un Don Matteo in grembiule bianco – qualche piccolo risultato qui e là lo produce. E quindi Cannavacciuolo con le sue sfuriate bonarie forse è davvero una sorta di benefattore pubblico. Forse.

Dopodiché: Cucine da incubo è C’è Posta per te sceneggiata tra i fornelli. I casi a conduzione famigliare sono quelli preferiti (stavolta si è partiti con una famiglia di pizzaioli in Baviera, nome del locale: La dolce Napoli). Con marito e moglie che non si sopportano da anni, i figli non ne parliamo e la nonna in depressione: ma a differenza di C’è Posta qui il lieto fine c’è sempre, almeno per quanto riguarda la puntata. Non appena lo chef si dilegua, chissà. Infine, persistono ancora polemiche e illazioni sulla veridicità assoluta di quanto va in onda. Come nella tv tutta, il grado di aggiustamenti forzati in favore di show è variabile, a seconda delle esigenze (curiosamente, c’è ancora chi è convinto che esistano programmi non pettinati). Ma i pianti e l’emotività diffusa quando le cose iniziano ad aggiustarsi, sono più che sufficienti a fornire garanzie minime al pubblico.

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“Denatalità. Entro il 2050 le truffe agli anziani saranno fatte da anziani” (Lercio.it).

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