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“The last of us 2”, tornano gli zombie. Il creatore della serie: “Vi mostriamo il caos”

Il 14 aprile su Sky e Now la seconda stagione dello show ideato da Craig Mazin (“Chernobyl”) che abbiamo intervistato
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Il tempo passa anche in un futuro distopico, con un mondo sottosopra afflitto da una pandemia mondiale, in cui un fungo ha sterminato gran parte della popolazione mondiale, seminando violenza e panico e trasformando chiunque venga morso in una sorta di zombie dalla testa abnorme.

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The last of us, quelli di noi che sono rimasti si potrebbe tradurre, è una serie da 8 Emmy, creata da Neil Druckmann (che ha ideato anche il videogame) e Craig Mazin (già showrunner di Chernobyl) e tratta da un celebre videogame sviluppato da Naughty Dog per le console PlayStation. Dopo il successo straordinario di critica e pubblico della prima stagione (quasi 40 milioni di spettatori soltanto in Usa), dal 14 aprile, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti, arriva la seconda stagione. È già confermata la terza stagione.

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Sette episodi che vedono di nuovo protagonisti Pedro Pascal e Bella Ramsey nei panni, rispettivamente, di Joel ed Ellie, affrontare questo futuro con poca speranza e molta violenza dove i sentimenti sono un lusso quando è in gioco la sopravvivenza. La storia riprende cinque anni dopo. Li avevamo lasciati nel momento massimo del dramma con Ellie scampata a un esperimento che avrebbe potuto portare un vaccino ma anche la sua morte e Joel pronto a tutto per salvarla. Anche a mentirle.

Isabela Merced e Bella Ramsey 

Oggi Ellie ha 19 anni, è una giovane donna, non più la teenager in cerca di una figura paterna, il rapporto con Joel si è complicato nel tempo. In fondo la crisi tra genitori e figli che colpisce gli adolescenti non è tanto diversa dalla loro, tranne il fatto che, come sottolinea la psicologa Gail (interpretata da Catherine O'Hara), Ellie non è la figlia di Joel. Abbiamo intervistato il creatore della serie, Craig Mazin.

Pedro Pascal 

Dopo cinque anni come è cambiato il mondo di “The last of us”?

“Il tempo ha questo strano effetto: può contemporaneamente migliorare e peggiorare le cose. Il mondo, o meglio il piccolo mondo della comunità di Jackson, è migliorato in questi anni perché è un luogo più sicuro. Le persone che ne fanno parte hanno trovato un modo per vivere, ricorda in qualche modo quello che è accaduto anche all’umanità con la pandemia che abbiamo vissuto. Gli esseri umani sono molto bravi ad adattarsi e trovare soluzioni. Però a essere molto onesti, crediamo di trovare soluzioni e poi cominciamo a sentirci comodi e a nostro agio e la natura arriva a ricordarci che non siamo noi a capo di tutto”.

E come sono cambiate le dinamiche tra Ellie e Joel?

"Ellie è passata da avere 14 anni ad averne 19, che è un salto enorme per una ragazza. Nessuno è la stessa persona a quelle due età. Mentre Joel è esattamente la stessa persona e lo vediamo in grossa crisi con Ellie. Dovrà capire se questi problemi relazionali sono dovuti semplicemente al fatto che lei è cresciuta, che oggi è una giovane donna, o invece dipendono dalla terribile bugia che le ha detto. Questo è il dilemma, quando lo incontriamo all’inizio della seconda stagione Joel è terrorizzato dall’ipotesi di perderla”.

Il cast completo della serie alla première al Chinese Theater di Hollywood 

Nel 2023 40 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti hanno visto la serie. Come ha vissuto la pressione del successo e come lo ha superato?

"Non è facile gestire a livello mentale numeri così alti. Quando mi parlano di 40 milioni di spettatori in Usa e altre decine di milioni in giro per il mondo la mia mente non riesce a farsene un’idea… sono numeri troppo grandi. Per cui l’unica strada è avere un momento di soddisfazione personale, essere contenti del risultato, e poi dirsi ‘non ci pensiamo più’ e andiamo avanti. Perché abbiamo una nuova stagione da fare e il modo in cui abbiamo fatto la prima non ha niente a che vedere con i 40 milioni di spettatori. Così Neil (Druckmann) e io ci siamo seduti in una stanza e ci siamo detti ‘abbiamo fatto un buon lavoro, cerchiamo di dare il meglio anche stavolta’. È stato molto liberatorio, siamo tornati al punto di partenza”.

Anche il nostro come diceva è un mondo postpandemico. C’è qualche lezione che possiamo apprendere dalla storia di The last of us?

"Non è molto diversa dalla lezione di cui abbiamo parlato in Chernobyl. Ci sono delle verità che non cambiano e delle situazioni che non scompaiono soltanto perché noi lo vogliamo. Arriva una pandemia, molte persone muoiono, ci diamo da fare, troviamo un vaccino, molti non ci sono più, ma noi siamo ancora qui, non portiamo più le mascherine e allora tutto va bene... Ci sono state tante pandemie nel corso della storia umana e sicuramente ce ne sarà un’altra ancora. E io sono convinto che dobbiamo diventare un po’ più bravi ad anticipare queste emergenze e prepararci ad affrontarle invece che semplicemente reagire in modo caotico quando avvengono. Il fatto però è che a noi esseri umani piace sentirci al sicuro per cui la sfida è riuscire a proteggerci e prepararci alle emergenze senza vivere il senso di panico. Dobbiamo trovare un modo per farlo perché qualcosa di brutto accadrà, succede sempre”.

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