Si chiama Good American Family (su Disney+, il 30 aprile uscirà l’ultimo episodio) ed è la serie meno tranquillizzante in circolazione. Anzi, è l’esatto contrario, e magari esistesse solo la serie. Perché in sé, il racconto interpretato da protagonista da Ellen Pompeo, star di Grey’s Anatomy, è disturbante il giusto, avvince anche parecchio e il disagio che si prova nel seguire le vicende della famiglia americana che adotta una bimba ucraina affetta da nanismo – e che si rivela essere un’adulta ingannatrice o almeno sembra così - è di quelli che un adulto consapevole deve saper reggere. Il punto è che tutto è tratto da una storia vera.
La storia vera è molto più allucinante. Nell’Indiana, la famiglia in questione è finita dal 2010 in una giostra folle di violenze domestiche, denunce, abbandoni, carcere: e tutto mentre la vera madre di famiglia diventava negli Usa una star televisiva sui temi della genitorialità. Se si è…
Si chiama Good American Family (su Disney+, il 30 aprile uscirà l’ultimo episodio) ed è la serie meno tranquillizzante in circolazione. Anzi, è l’esatto contrario, e magari esistesse solo la serie. Perché in sé, il racconto interpretato da protagonista da Ellen Pompeo, star di Grey’s Anatomy, è disturbante il giusto, avvince anche parecchio e il disagio che si prova nel seguire le vicende della famiglia americana che adotta una bimba ucraina affetta da nanismo – e che si rivela essere un’adulta ingannatrice o almeno sembra così - è di quelli che un adulto consapevole deve saper reggere. Il punto è che tutto è tratto da una storia vera.
La storia vera è molto più allucinante. Nell’Indiana, la famiglia in questione è finita dal 2010 in una giostra folle di violenze domestiche, denunce, abbandoni, carcere: e tutto mentre la vera madre di famiglia diventava negli Usa una star televisiva sui temi della genitorialità. Se si è affezionati al true crime in senso stretto, esiste un doc sulla vicenda (Il curioso caso di Natalia Grace, disponibile su Discovery+). La serie è di quelle a cui serve il seguente avviso: “Qui vengono drammatizzate versioni contrastanti senza suggerire che una sia la verità assoluta”. E poi si va, la famigliola americana ha tre figli biologici – uno è autistico e geniale – e si lancia in un’adozione, ad alto rischio soprattutto perché contatta un’agenzia truffaldina.
Quando arriva Natalie in famiglia, in pochi minuti si vira in zona Esorcista, la piccola ha comportamenti para-criminali e soprattutto molto adulti. Tra ripensamenti e abbandoni, con tutta la buona volontà e il suo contrario, la serie cerca di far stare tutto dentro un quadro accettabile, riuscendoci, in attesa appunto dell’imminente finale. Ma quando si va poi a scoprire quello che è davvero successo nella realtà, e non è ancora finita, l’incubo ingigantisce a livelli assurdi e combacia alla grande con l’analoga assurdità dei tempi e del mondo.
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E non è tutto. L’anno prima dell’adozione, nella vita reale, era uscito il film horror Orphan. Che aveva una trama identica. La madre di Natalie è stata anche accusata di averne copiato vari passaggi. Altro che horror.