È tornato Belve (Rai 2 il martedì in prima serata) ed è impossibile non notarlo. Come sempre, pochi giorni prima partono gli spezzoni di anticipazione e si sa che nei trailer bisogna metterci il piccante. Stavolta era parecchio: si è viaggiato tra le spigliate confessioni personali di Sabrina Impacciatore (speriamo non l’abbia vista Gasparri, lui che non si fa una ragione delle rare canne del vicequestore Schiavone). O coltivando la speranza che Marcell Jacobs – un abisso di simpatia - dicesse quello che pensa davvero del caso di Filippo Tortu e delle indagini del fratello a caccia di doping. O ancora che l’indefinibile, ma imperdibile, Nathalie Guetta squadernasse sé stessa nelle risposte, disegnando eccome una figura para-felliniana, e non era nemmeno decisivo capire tutto quello che si stava dicendo.
Belve è un luogo televisivo a parte, che per vie naturali – e per l’abilità di chi vi lavora – si autorigenera in megl…
È tornato Belve (Rai 2 il martedì in prima serata) ed è impossibile non notarlo. Come sempre, pochi giorni prima partono gli spezzoni di anticipazione e si sa che nei trailer bisogna metterci il piccante. Stavolta era parecchio: si è viaggiato tra le spigliate confessioni personali di Sabrina Impacciatore (speriamo non l’abbia vista Gasparri, lui che non si fa una ragione delle rare canne del vicequestore Schiavone). O coltivando la speranza che Marcell Jacobs – un abisso di simpatia - dicesse quello che pensa davvero del caso di Filippo Tortu e delle indagini del fratello a caccia di doping. O ancora che l’indefinibile, ma imperdibile, Nathalie Guetta squadernasse sé stessa nelle risposte, disegnando eccome una figura para-felliniana, e non era nemmeno decisivo capire tutto quello che si stava dicendo.
Belve è un luogo televisivo a parte, che per vie naturali – e per l’abilità di chi vi lavora – si autorigenera in meglio, ovvero il meglio che serve al programma, crescendo sulle esperienze precedenti. A partire da Francesca Fagnani e la sua prontezza sempre più affinata nel cambiare argomento a bruciapelo o sfruttare uno spunto appena sbucato dentro una risposta. Ma il valore totale è quello di aver creato un modello al quale gli ospiti si incatenano, per contratto ma anche no, e ne vengono soggiogati. Oppure, come fece Mammucari, si alzano e se ne vanno, ma in quel caso è chiaro che hai sbagliato tu ad andarci, peccando di micidiale presunzione. Una volta che si è sullo sgabello, invece, si sta al gioco e anzi, ci si sente complici cercando di arrivare al limite della posta che si è deciso di giocare.
Impossibile infine resistere al finale-bis di puntata, scene tagliate e backstage con gli ospiti. Vi sarà sicuramente altro materiale che non si può mandare in onda e probabilmente è un peccato. Ma a guardare Belve si fa peccato comunque, nella celebre categoria guilty pleasure.
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“Alla luce del blackout spagnolo, il nostro governo ha comunicato che…” (L’avvio, non felicissimo, di un’edizione del Gr1 di martedì).