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“Maschi veri”, la serie che rende comica la mascolinità

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Multischermo / Ispirata alla spagnola “Machos Alfa”, la versione nostrana funziona davvero grazie anche alle ottime interpretazioni dei protagonisti
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Quelli che hanno seguito su Netflix la serie originale spagnola – Machos Alfa, tre stagioni – possono coltivare qualche timore per l’adattamento italiano appena arrivato sulla stessa piattaforma – Maschi veri. Invece tutto è filato liscio, come è successo altrove per il Call my agent diventato Chiami il mio agente e reso in ottima prospettiva nostrana. Merito di chi adatta, ma anche della bontà del lavoro di partenza. In Spagna hanno messo in piedi una serie che prima di tutto è davvero divertente: e poi hanno giocato, e soprattutto lasciato giocare il mondo esterno, a discutere il tema portante, tra maschilismo da reprimere o farne baluardo resistenziale, dinamiche di coppia, aperta e spesso spalancata, crisi e palpitazioni identitarie dei protagonisti.

"Maschi veri", quattro amici tra pregiudizi e ironia

Quattro amici oltre i quaranta, di diversa estrazione ma attaccat…

Quelli che hanno seguito su Netflix la serie originale spagnola – Machos Alfa, tre stagioni – possono coltivare qualche timore per l’adattamento italiano appena arrivato sulla stessa piattaforma – Maschi veri. Invece tutto è filato liscio, come è successo altrove per il Call my agent diventato Chiami il mio agente e reso in ottima prospettiva nostrana. Merito di chi adatta, ma anche della bontà del lavoro di partenza. In Spagna hanno messo in piedi una serie che prima di tutto è davvero divertente: e poi hanno giocato, e soprattutto lasciato giocare il mondo esterno, a discutere il tema portante, tra maschilismo da reprimere o farne baluardo resistenziale, dinamiche di coppia, aperta e spesso spalancata, crisi e palpitazioni identitarie dei protagonisti.

"Maschi veri", quattro amici tra pregiudizi e ironia

Quattro amici oltre i quaranta, di diversa estrazione ma attaccatissimi. Si parte dall’iscrizione a un corso di decostruzione della mascolinità: e da qui si vanno a scoprire i singoli, l’alto dirigente televisivo licenziato per maschilismo in eccesso, il fresco separato che si butta sulle app di incontri e così via. Ci sono, eccome, anche le donne, mogli, ex, fidanzate, neo-influencer a mal partito, etc. L’adesione alla de-mascolinizzazione in pochi episodi si trasforma nell’esatto contrario, salvo poi ricominciare. Gran pregio, di derivazione spagnola: non ci sono morali da impartire. E soprattutto, una scena la si scrive, o un personaggio lo si costruisce, per dare guizzi divertenti alla trama, uno dopo l’altro. Ricorda la commedia di un tempo, o lo spirito che ne derivava. Inoltre, dopo i primi episodi (da mezz’ora ciascuno) nei quali si segue fedelmente la trama spagnola, ci si prendono libertà (cameo di Ilary Blasi compreso). I quattro: Matteo Martari, Maurizio Lastrico, Francesco Montanari e Pietro Sermonti. Davvero bravi e spesso soccombenti alle varie Sarah Felberbaum o Laura Adriani. Ma i genitori del Montanari che si crede il maschio portante della situazione e vengono scoperti in pratiche sessuali oltranziste, e non di sola coppia, valgono anche di più.

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Mario Giordano: “E con Vannacci c’è, in collegamento, anche Marco Rizzo”.Roberto Vannacci: “Ormai siamo una coppia di fatto”.(Fuori dal coro, Rete 4).

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