Spettacoli

“Doppio gioco”: spie, poker e un padre che torna dal nulla

“Doppio gioco”: spie, poker e un padre che torna dal nulla

Multischermo / La miniserie con Alessandra Mastronardi su Canale 5 prova a spezzare la routine della tv generalista

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

1 minuti di lettura

Servirebbe un altro panorama televisivo e allora una miniserie come Doppio gioco (Canale 5, il martedì) attirerebbe un’attenzione superiore, o almeno adeguata ai meriti e alla trama – insolita per le fiction generaliste – che sviluppa una spy story ambiziosa il giusto. Due nomi, il regista che è Andrea Molaioli (La ragazza del lago, ai tempi) e tra gli autori c’è Sandrone Dazieri, giallista insigne e di frontiera. In scena, getta sé stessa oltre l’ostacolo Alessandra Mastronardi, ruoli del tutto diversi finora: qui è Daria, una giocatrice professionista di poker, per tradizione di famiglia. Il padre (Max Tortora) è stato il suo maestro di lettura del pensiero e ha viaggiato sul sentiero borderline del gioco d’azzardo d’alto bordo, su scenari internazionali. Finché non lo hanno fatto saltare in aria con la sua auto. O almeno così tutti credono.

La ragazza intanto ha fatto carriera ai tavoli di Texas Hold’em finché qualcuno l’ha incastrata con una denuncia per truffa. Affidata ai servizi sociali, si ritrova assoldata dai servizi segreti per incastrare un personaggio assai equivoco, giocatore di poker e sospetto di riciclaggio al top. Che, guarda un po’, si rivela essere il padre creduto morto… Diciamo che la sospensione dell’incredulità è indispensabile, ma una spy story di genere va pure movimentata in qualche modo. Mastronardi esagera un po’ nelle pose da cattiva e cinica – tutto per far dimenticare i ruoli buonissimi del passato – e l’empatia con il pubblico è assai faticosa da conquistare. Detto che se fossimo in Inghilterra ne verrebbe fuori una buona serie da piattaforma, qui si cerca di distinguersi dal panorama corrente. Il guaio è che il pubblico non si aspetta molto, viste le fiction che girano di solito. E si rischia di non farsi notare. Comunque una spy-trama di casa nostra che scuote, appena un po’, la routine: e parlando di tv generalista, ormai è una vera impresa.

***

Umberto Martini: “Questi sono tifosi di Del Toro, arrivati dal Messico per sostenere il loro campione. Lei però non mi sembra messicano…”.Il tifoso: “No, mi son de Rovereto. Faccio finta di essere messicano”.(Giro d’Italia, Raidue)

I commenti dei lettori