Il livello medio a cui si è abituati da quelle parti è tale per cui c’è anche chi non è soddisfatto di questa MobLand (da ieri su Paramount+). Sbagliato. Perché siamo in una serie tutta gangster story di marca londinese e soprattutto a dirigere le operazioni c’è Guy Ritchie: che si perde un po’ nel troppo attivismo, ma quando decide di tenere salda la barra si conferma un mago in queste cose (è in lavorazione, e molto attesa, la seconda stagione di The Gentlemen, per Netflix). Ovvero la crime story ad alta tensione, ma con uno smalto brillante come nessun altro da spargere su ogni scena. E quando è il momento di convocare gli attori, si vola. La dizione “cast stellare” è talmente abusata da meritare autorevoli ghigliottine, ma ci siamo abbastanza.
Londra, oggi, due famiglie potenti e criminali in lotta, ognuna disfunzionale a suo modo, intrighi da paura e passaggi splatter per veri appassionati. La trama parte da un fatto casuale – il rampollo arancio-meccanico di una delle due che, s…
Il livello medio a cui si è abituati da quelle parti è tale per cui c’è anche chi non è soddisfatto di questa MobLand (da ieri su Paramount+). Sbagliato. Perché siamo in una serie tutta gangster story di marca londinese e soprattutto a dirigere le operazioni c’è Guy Ritchie: che si perde un po’ nel troppo attivismo, ma quando decide di tenere salda la barra si conferma un mago in queste cose (è in lavorazione, e molto attesa, la seconda stagione di The Gentlemen, per Netflix). Ovvero la crime story ad alta tensione, ma con uno smalto brillante come nessun altro da spargere su ogni scena. E quando è il momento di convocare gli attori, si vola. La dizione “cast stellare” è talmente abusata da meritare autorevoli ghigliottine, ma ci siamo abbastanza.
Londra, oggi, due famiglie potenti e criminali in lotta, ognuna disfunzionale a suo modo, intrighi da paura e passaggi splatter per veri appassionati. La trama parte da un fatto casuale – il rampollo arancio-meccanico di una delle due che, strafatto di tutto, accoltella un tizio in un locale fracassone d’alto bordo. L’incrocio che innesca vendette tra i due clan non ha respiro ma, appunto, è trattato con passaggi quasi comedy. Ritchie – che produce e ha diretto i primi due episodi – sa come si fa. E siamo al punto, ovvero il cast. C’è Pierce Brosnan pressoché irriconoscibile rispetto ai tempi da spia, qui è il boss irlandese di estrema ruvidezza. Salvo che con la consorte, una Helen Mirren che alle soglie degli 80 è semplicemente sbalorditiva ed è lei che tiene il gioco con ferocia. E poi lui, ovvero il protagonista: Tom Hardy, un vero numero uno, braccio destro demandato a risolvere problemi insolubili. E che prende, va e risolve con determinazione suprema, anzi disperata, e il disincanto come guida. Gira la seguente storia: a novembre la ditta che forniva le scenografie sul set londinese fallisce, gli operai si ritrovano senza stipendio per Natale. Hardy si presenta con un assegno, i produttori a quel punto arrossiscono un po’ e saldano il dovuto. Magari non è vera, ma ci si crede comunque.
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Dal web: “Gli ultimatum di Trump sui dazi sono come la fine imminente degli sconti a PoltroneSofà”.