The Jackal: “Amici sul set e in ufficio ma una pizza insieme non la ricordiamo”
di Carmine SavianoMartedì 27 maggio, metà mattina. Ciro Priello e Gianluca Fru dei Jackal sono al lavoro a Napoli. E si va subito al punto per evitare elefanti nella stanza. «La partita scudetto? L’ho vista sul mio divano portafortuna, non avrei potuto essere altrove», dice Ciro. «Io ero in piazza Plebiscito camuffato con mascherina e occhiali. Al gol di McTominay sono impazzito», rivela Fru. Chiediamo, allora, chi è il loro McTominay, l’uomo in più, la chiave di volta, l’eroe. «Tom Cruise, l’inarrivabile», Priello non ci pensa neanche un attimo. «Francesco Ebbasta, il nostro regista e direttore creativo», la preferenza di Fru: «Soprattutto perché nella vita non si sa mai e bisogna assicurarsi il futuro».
Il futuro dei Jackal è la seconda stagione di Pesci piccoli. Anteprima al Milano Film Fest il 6 giugno e dal 13 tutti gli 8 episodi su Prime video. Si parte con l’animazione che cita il Kubrick di 2001: Odissea nello spazio e il voice over che spiega perché la figura dell’influencer rischia di rivela…
Martedì 27 maggio, metà mattina. Ciro Priello e Gianluca Fru dei Jackal sono al lavoro a Napoli. E si va subito al punto per evitare elefanti nella stanza. «La partita scudetto? L’ho vista sul mio divano portafortuna, non avrei potuto essere altrove», dice Ciro. «Io ero in piazza Plebiscito camuffato con mascherina e occhiali. Al gol di McTominay sono impazzito», rivela Fru. Chiediamo, allora, chi è il loro McTominay, l’uomo in più, la chiave di volta, l’eroe. «Tom Cruise, l’inarrivabile», Priello non ci pensa neanche un attimo. «Francesco Ebbasta, il nostro regista e direttore creativo», la preferenza di Fru: «Soprattutto perché nella vita non si sa mai e bisogna assicurarsi il futuro».
Il futuro dei Jackal è la seconda stagione di Pesci piccoli. Anteprima al Milano Film Fest il 6 giugno e dal 13 tutti gli 8 episodi su Prime video. Si parte con l’animazione che cita il Kubrick di 2001: Odissea nello spazio e il voice over che spiega perché la figura dell’influencer rischia di rivelarsi l’emblema della fine della civiltà occidentale. «Hanno la pretesa di fare tutto da soli. Si sostituiscono a intere categorie di lavoratori. Pesci piccoli racconta le vite di chi nelle agenzie di comunicazione è invisibile. Donne e uomini, professionisti che si vedono scavalcati, il più delle volte, dal primo che passa e che è lì solo per i soldi», dice Fru.
Lente d’ingrandimento su un lavoro di gruppo: nient’altro che autobiografia. «I Jackal non siamo noi quattro: io, Fru, Aurora e Fabio siamo la superficie. Con noi ci sono altre venti persone. E come in una factory ognuno contribuisce al processo creativo. Il confronto è costante», spiega Ciro. Una factory che da vent’anni fa sorridere e pensare, un gruppo di persone che partito dal web ha compreso meglio e prima di altri il codice crossmediale che ormai è il canone di ogni produzione audiovisiva. «Abbiamo preso il linguaggio del cinema e lo abbiamo portato sul web. Dopo vent’anni, con la serie, completiamo il giro realizzando un prodotto “classico”: certo, abbiamo dovuto scontare pregiudizi, lo facciamo di continuo. Ma non ci fermiamo», ancora Priello.
Non si fermano perché l’organizzazione è serrata. L’obiettivo è il lavoro. L’idea dei quattro amici al monitor che si divertono e basta è una semplificazione romantica. Dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19. E dopo l’ufficio «non ci vediamo mai. Lo so, sembra strano ma io una pizza o una birra con gli altri non la ricordo», dice Fru. Consentite le comunicazioni — ma solo professionali — via chat. «Abbiamo tremila gruppi su whatsapp», dice Ciro. «Anche quelli senza di te», s’intromette Fru. «Senza di me?». «Sì, sì: ce ne sono diversi». «E allora adesso si scassano le giarretelle…», ovvero: così rischiamo di mandare in frantumi consolidate amicizie.
Come quella con Beppe Vessicchio, ospite d’onore della prima puntata in cui, come anti-influencer e nei panni di un addetto alle pulizie simil guru, regala perle di saggezza e resiste a dodici Gin tonica: sì, con la “a” finale e se Vessicchio li chiama così, che Gin tonica sia. «È stato adorabile», commenta Ciro. Fru svela i retroscena: «Sul set era serissimo, ci invitava a restare concentrati, a non perdere tempo». Occhi puntati sul quarto episodio: se nella prima stagione era il momento sperimentale in cui si citava The office, quest’anno si va dalle parti di una versione della Melevisione sotto Lsd — “stai tutt’ fatt’” il mantra della puntata — che incrocia traumi infantili. E la padronanza di codici non immediatamente-Jackal sorprende.
Tuttofare? Produttori di contenuti a 360 gradi? Mettere le mani ovunque non significa non approfondire nulla? Risponde Priello: «Siamo sempre partiti dalla storia che volevamo raccontare. Abbiamo creato un modello di business che funziona proprio a partire dalla creatività. Solo grazie a questo ci possiamo permettere anche di giocare singolarmente nella Nazionale», ovvero in tv e al cinema. Chissà le gelosie tra loro, sussurrerebbe un cinico. «No, ne discutiamo. Le scelte sono individuali ma lo spirito è comune. Lavorare altrove insegna tanto e con quelle esperienze rendiamo più solida e stabile la nostra casa».
Un circolo virtuoso e ininterrotto tra creatività e rigore, insomma. E allora, a proposito di ricorsività, si finisce tornando all’inizio. Quando chiediamo di inventare seduta stante un soggetto che ha per protagonista un allenatore pugliese alle prese con il proprio futuro, i Jackal diventano profetici. Ciro Priello si trasforma in Pasquale ‘a sigaretta, la voce bassa e roca: «Antonio Conte, resta a Napoli: ce sta ‘a Champions League». «Regia di Martin Scorsese, tutti con quella facce là e che fumano in continuazione», chiosa veloce Fru. La profezia su Conte si è avverata. Quella su Scorsese, a occhio, è leggermente più complicata.