In quello spazio-oasi quotidiano di Rai 3 – dalle 20.20 dopo Blob – dove ci si sente al sicuro (Bollani, Massini etc.) il gruppo di fedelissimi spettatori ha accolto da lunedì Jacopo Veneziani al debutto con un programma tutto suo, Vita d’artista. Saranno dieci puntate in tutto e poi si vedrà, ma l’espansione di colui che si è guadagnato da tempo la definizione di “Sgarbi gentile” sembra nell’ordine delle cose.
Già presente in tv con i suoi spazi-divulgazione su La7 con Massimo Gramellini, Veneziani ha una sorta di storia-esemplare di come dovrebbero funzionare oggi le vicende di scoperta di nuovi talenti per la tv. Ovvero, il poco più che trentenne intraprendente e mosca bianca nel novero dei suoi coetanei, studioso che studia, secchione da giovane ma ottimo aspetto, brillante e ambizioso: uno che non si lamenterà mai – beato lui – dell’esistenza dei social e del percorso, ahi, via web per farsi conoscere e notare. Lo ha seguito passo passo, è stato notato, è bravo, porta un’aria nu…
In quello spazio-oasi quotidiano di Rai 3 – dalle 20.20 dopo Blob – dove ci si sente al sicuro (Bollani, Massini etc.) il gruppo di fedelissimi spettatori ha accolto da lunedì Jacopo Veneziani al debutto con un programma tutto suo, Vita d’artista. Saranno dieci puntate in tutto e poi si vedrà, ma l’espansione di colui che si è guadagnato da tempo la definizione di “Sgarbi gentile” sembra nell’ordine delle cose.
Già presente in tv con i suoi spazi-divulgazione su La7 con Massimo Gramellini, Veneziani ha una sorta di storia-esemplare di come dovrebbero funzionare oggi le vicende di scoperta di nuovi talenti per la tv. Ovvero, il poco più che trentenne intraprendente e mosca bianca nel novero dei suoi coetanei, studioso che studia, secchione da giovane ma ottimo aspetto, brillante e ambizioso: uno che non si lamenterà mai – beato lui – dell’esistenza dei social e del percorso, ahi, via web per farsi conoscere e notare. Lo ha seguito passo passo, è stato notato, è bravo, porta un’aria nuova: e siccome si parla d’arte senza nozionismi e con libertà di vagare da un punto all’altro per trarne materia divulgabile, il gioco è fatto.
Vita d’artista consiste nel recarsi nelle case d’origine dei grandi – finora Canova e Pellizza da Volpedo, ma arriverà anche Alberto Sordi, passando per Pascoli e Carducci: il luogo fisico innesca l’aneddotica nonché il racconto per punti salienti e soprattutto accattivanti. Lasciando (per carità) ai puristi dell’arte eventuali dubbi, l’insieme funziona, Veneziani usa JJ Cale come colonna sonora, cita Jovanotti (“Pellizza era una ragazzo fortunato perché gli hanno regalato un sogno”) e si concede anche gag spericolate (“Pellizza da Volpedo è uno degli artisti che hanno l’origine nel nome, come Leonardo Da Vinci o Gabriele Da Nunzio. No, scusate qui mi sono sbagliato”). Gli è concesso, i ritratti che ne escono sono curiosi e funzionano, dentro quella cosa inafferrabile che è oggi la, residua, televisione a fin di bene.
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Bruno Vespa si è oltremodo alterato l’altra sera urlando agli ospiti che continuavano a interromperlo. E dire che non succedeva da quella volta che protestò con veemenza contro i dazi europei sui distillati Usa.