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“The cage”, Amadeus nel tritacarne per uno show sbalorditivo

Amadeus nello studio di The cage 

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Multischermo / Il nuovo game sul Nove è un tuffo vintage da paura nelle atmosfere dei giochi tv anni 90. Il conduttore è impeccabile. Gli ascolti no. Non si capisce cosa ci si attendesse contro i colossi della concorrenza
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Un vero peccato che la partenza del nuovo The cage (sul Nove, alle 20.40) venga oscurata dalla questione Amadeus, ovvero il trasferimento tv dell’anno diventato pari a una risalita a nuoto del Ruwenzori. Perché il game show è sbalorditivo: un tuffo vintage da paura nelle atmosfere dei giochi tv Mediaset anni 90, con spruzzata di Giochi senza frontiere e quiz rapidissimi senza il minimo impegno intellettuale – diciamo. Ma soprattutto gli oggetti, le cose, i prodotti al posto del vile denaro che impazza cospicuo dalla concorrenza.

C’è anche una velata dichiarazione anti-Elon Musk, visto che il gran premio, con auto fiammante al centro dello studio, è un gioiello tutto elettrico della concorrente cinese del miliardario. Ma soprattutto ci sono i premi singoli, accatastati dentro la gabbia del titolo: tra una friggitrice ad aria e un tablet, ci si avventa su quelli. Ovvero i concorrenti devono farne man bassa come in un saccheggio a Los Angeles: gli anni 90, si sa, non se ne sono mai andat…

Un vero peccato che la partenza del nuovo The cage (sul Nove, alle 20.40) venga oscurata dalla questione Amadeus, ovvero il trasferimento tv dell’anno diventato pari a una risalita a nuoto del Ruwenzori. Perché il game show è sbalorditivo: un tuffo vintage da paura nelle atmosfere dei giochi tv Mediaset anni 90, con spruzzata di Giochi senza frontiere e quiz rapidissimi senza il minimo impegno intellettuale – diciamo. Ma soprattutto gli oggetti, le cose, i prodotti al posto del vile denaro che impazza cospicuo dalla concorrenza.

C’è anche una velata dichiarazione anti-Elon Musk, visto che il gran premio, con auto fiammante al centro dello studio, è un gioiello tutto elettrico della concorrente cinese del miliardario. Ma soprattutto ci sono i premi singoli, accatastati dentro la gabbia del titolo: tra una friggitrice ad aria e un tablet, ci si avventa su quelli. Ovvero i concorrenti devono farne man bassa come in un saccheggio a Los Angeles: gli anni 90, si sa, non se ne sono mai andati, ma questo non è nemmeno un omaggio, è un’ossessione incarnata nell’entusiasmo dei presenti.

Amadeus con Giulia Salemi 

Amadeus, va da sé, è impeccabile – lo sarebbe anche se dovesse condurre la telecronaca del traffico a un semaforo. Accanto a lui Giulia Salemi, alla quale qualcuno dovrebbe spiegare che quelle “e” larghe come una sequoia (“la valigèèètta”) a molto pubblico suonano come il gesso sulla lavagna. Ma appunto, invece di questo si parla di Amadeus e degli ascolti deprimenti. Va detto, non si capisce cosa ci si attendesse contro i colossi della concorrenza. Non a caso è andata bene La corrida, marchio sicuro in serate tranquille. Fiorello si è adoperato assai, scherzando sul ritorno e ora girano contro-battute del tipo “la Rai non è un albergo”. Si vedrà. Ma se intanto dirigenti, autori e case di produzione la smettessero di ammazzarsi di format stranieri davanti alla tv e partorissero un’idea, non sarebbe malissimo.

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L’inviata: “Ma il collante di questa manifestazione verrà usato anche per la politica estera del centrosinistra?”; Vincenzo De Luca: “Ma che ne so…” (Un alieno in patria, Rai 3)

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