Inizia tutto con una gag. Bruno Vespa: “Signor Benigni, da quanti anni l’aspettavo in questo studio”. “È la nostra prima volta signor Vespa. Voglio fare qualcosa per dimostrare che non è frutto dell’intelligenza artificiale, che siamo proprio io e lei. Mi permette di toccarle la punta del naso?”. “Il naso è pronto”, dice Vespa. “Peccato che manchi il plastico” ironizza Benigni “Senza il plastico non è Vespa”.
La stranissima coppia si riunisce a 5 minuti, nella puntata in onda su Rai 1 l’11 giugno, dove il premio Oscar va a presentare il suo libro, Il sogno (Einaudi) che esce martedì. Aveva parlato dell’Europa, del manifesto di Ventotene, nel monologo straordinario del 19 marzo: ora le sue idee sono raccolte nel volume in cui ribadisce con forza il suo pensiero. Anche Vespa dice che da bambino sognava l’Europa unita.
“Io sono un europeista estremista”, dice Benigni “ma dentro ci sono due Europe: una buona e una cattiva, dottor Jekyll e mister Hyde, una sana e una meno sana: c'è l'Europa del Parlamento, della Commissione, che lavora per tutti gli europei, per i nostri interessi e poi c'è l'Europa intergovernativa, quella del Consiglio europeo, dove siedono i capi dei governi europei... E lì prima di prendere una decisione c'è l'unanimità, c'è il veto. Basta Cipro, con 1 milione 300mila, 1milione 400mila abitanti rispetto a 500 milioni e blocca tutto. Leviamo il veto, leviamo l'unanimità. Quante cose potrebbe fare così l'Europa, sarebbe il sogno".
“Abbiamo la responsabilità della pace, l’Europa è nata sulla pace. E ha fatto 80 anni di pace. Abbiamo vissuto il periodo di pace più lungo dai tempi della guerra di Troia”, sottolinea Benigni.
"Lei nel libro” dice Vespa “fa cenno a Massimo Troisi con cui debuttò bel 1984 con Non ci resta che piangere, lo cita perché si pagava la dogana, si pagavano i dazi. Chi ce l’avrebbe detto, ma non l’ha visto Trump? Se vedesse quel film”. “La storia” riflette l’artista “ci insegna che i dazi sono portatori di guerra, mettono a repentaglio la pace, sempre. Basterebbe leggere mezzo libro di storia, i dazi sono portatori di guerre, sono una cosa tremenda. Sono l’ultima cosa da fare, fanno male all’Occidente, all’America. Lui li ha rimessi come nel 1492”. Del libro, il regista-attore dice: "Mi dispiace averlo scritto perché lo vorrei leggere, è talmente bello da leggersi, perché l'Europa è davvero l'unico sogno di pace, benessere, prosperità, felicità: ci invidiano tutti, perché dovunque c'è un difetto di diritti iniziano a sventolare le bandiere europee. L'Europa ha principi straordinari, è inimitabile, irresistibile, bellissima".
E ricorda ancora Spinelli, Rossi, Colorni, che esportarono il manifesto di Ventotene dentro un pollo arrosto. “C’era la polizia fascista e non potevano uscire cose da quell’isola" racconta “Ada Rossi e Ursula Hirschmann come riuscirono a fare uscire il manifesto, scritto da Rossi con calligrafia piccolissima sulle cartine di sigarette? Lo misero dentro un pollo arrosto. Lo portarono nel continente alla faccia dei social, di Musk”. “Lei è severo”, dice Vespa a Benigni, “quando parla di patriottismo e nazionalismo”. “Bisogna stare attenti, il nazionalismo è la guerra. Purtroppo sta risorgendo, bisogna starci attenti, perché pone la nazione al di sopra di tutto. Bisogna guardarsi da quelli che vogliono fare il loro paese più grande degli altri... Alla larga, sono pericolosissimi. Io sono un patriota ma non sono un nazionalista”. Poi la gag finale: “Voglio il suo tavolo di ciliegio, quello di Berlusconi” reclama Benigni “voglio firmare con la biro un accordo con gli italiani”. “Se me lo diceva”, sorride Vespa “glielo facevo trovare qui. Vogliamo fare finta che questo sia un tavolo di ciliegio?”. E Benigni scatta verso il giornalista, firma e promette: “Se comprate questo libro, offro un milione di posti di lavoro”.