Si chiama Il cono d’ombra, il riferimento è a una singola vicenda – la morte misteriosa, oltre 35 anni fa, in Calabria, del calciatore Denis Bergamini – ma l’ennesimo passaggio true-crime su vicende durissime da incasellare e ricostruire dimostra che cono d’ombra è ormai tutta la narrazione di genere – con numeri sempre in crescita di pubblico, partendo dai podcast, arrivando alle docuserie. Specialista nel genere è Pablo Trincia che per Sky ha realizzato questa ricostruzione in quattro episodi della storia reale e di quella processuale su quello classificato ai tempi come suicidio. E adesso, dopo tutto questo tempo, consegnato alla verità processuale con la condanna della fidanzata del calciatore. Per ora. Ci sono ricorsi e appelli in pista, si ricomincia ad ottobre e forse altre docuserie verranno.
Il caso Bergamini ha attraversato questi decenni nelle cronache minute o anche intense, a seconda delle svolte nelle indagini. È stato molto raccontato (anche una recente puntata del Cose…
Si chiama Il cono d’ombra, il riferimento è a una singola vicenda – la morte misteriosa, oltre 35 anni fa, in Calabria, del calciatore Denis Bergamini – ma l’ennesimo passaggio true-crime su vicende durissime da incasellare e ricostruire dimostra che cono d’ombra è ormai tutta la narrazione di genere – con numeri sempre in crescita di pubblico, partendo dai podcast, arrivando alle docuserie. Specialista nel genere è Pablo Trincia che per Sky ha realizzato questa ricostruzione in quattro episodi della storia reale e di quella processuale su quello classificato ai tempi come suicidio. E adesso, dopo tutto questo tempo, consegnato alla verità processuale con la condanna della fidanzata del calciatore. Per ora. Ci sono ricorsi e appelli in pista, si ricomincia ad ottobre e forse altre docuserie verranno.
Il caso Bergamini ha attraversato questi decenni nelle cronache minute o anche intense, a seconda delle svolte nelle indagini. È stato molto raccontato (anche una recente puntata del Cose nostre di Rai 1) e c’è caso che non si finirà mai. Trincia di suo ci mette un approccio lontano da sensazionalismi ed effetti speciali: tiene il tono di voce basso e incalzante nel raccontare, cataloga fatti e ricostruzioni via via cangianti, rende la vicenda sfruttando la via cronologica ed evidenziando i passaggi-chiave. Ma il senso – disperante non poco – lo danno di più certe testimonianze processuali, medici dell’epoca dal comportamento desolante allora e poi auto-flagellanti nell’aula del tribunale. Cose da sbalordire, mentre lo spettatore implora una soluzione definitiva. Che appunto arriva nel finale: sembra ovvia, scontata, inevitabile e genera un senso di vittoria in tutti quelli che si sono battuti per andare oltre la ridicola ricostruzione di partenza. Ma appunto, c’è una sentenza ancora in sospeso: e la frustrazione che nasce dal tentativo di riflettere su quanto ci è stato raccontato è di quelle difficili da superare.
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Pino Insegno: «La domanda è: cosa lega i termini Patata e Pacco? Inizia con la lettera C». (Quelli di Reazione a catena, Rai 1, quando elaborano le domande poi ridono per una settimana dandosi di gomito).