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Pier Silvio Berlusconi: “Ius scholae? Non è priorità. Renzi ha perso credibilità”

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Nel tradizionale incontro annuale con i giornalisti l’ad di Mediaset parla di sé (“sono dimagrito troppo”) e del padre (“lo apprezzo più di prima”). Poi del governo Meloni, “il migliore d’Europa”. Su una discesa in campo lascia una porta aperta e attacca il leader di Iv
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COLOGNO MONZESE (Milano) – È dimagrito nove chili. “Dopo che sono caduto ho dovuto smettere di allenarmi e ho iniziato a mangiare meno. Ma anche il professor Zangrillo mi ha detto che così sono dimagrito troppo”. L’amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi riunisce i giornalisti per presentare i palinsesti e, com’è tradizione, parla di tutto: politica, famiglia, il ricordo del padre che è forte e sentito. “Lo apprezzo più adesso di prima”, racconta e gli vengono le lacrime agli occhi “oggi, con quello che succede, avrebbe scatenato la qualunque, forse anche una reazione che avrebbero potuto giudicare eccessiva. Ma non si sarebbe fermato davanti a nulla nel tentativo di fermare le due follie: la guerra tra Russia e Ucraina e quella tra Israele e Palestina”.

COLOGNO MONZESE (Milano) – È dimagrito nove chili. “Dopo che sono caduto ho dovuto smettere di allenarmi e ho iniziato a mangiare meno. Ma anche il professor Zangrillo mi ha detto che così sono dimagrito troppo”. L’amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi riunisce i giornalisti per presentare i palinsesti e, com’è tradizione, parla di tutto: politica, famiglia, il ricordo del padre che è forte e sentito. “Lo apprezzo più adesso di prima”, racconta e gli vengono le lacrime agli occhi “oggi, con quello che succede, avrebbe scatenato la qualunque, forse anche una reazione che avrebbero potuto giudicare eccessiva. Ma non si sarebbe fermato davanti a nulla nel tentativo di fermare le due follie: la guerra tra Russia e Ucraina e quella tra Israele e Palestina”.

Sgranocchia parmigiano, manciate di nocciole, crudités, mentre spiega, parlando della premier Giorgia Meloni, che ammira. “Al di là di destra e sinistra, penso che oggi il nostro governo sia uno dei migliori d’Europa, per non dire oltre. Ripeto, non è questione di destra o di sinistra, ma di concretezza e consapevolezza. La nostra presidente del Consiglio si muove come è più opportuno per l’Italia. C’è la propaganda, la necessità di tenere calmi gli elettori, poi ci sono gli interessi concreti del Paese. Penso che Meloni stia facendo il massimo e questo spero che valga per il rapporto con il presidente Trump”.

A chi gli chiede se sta strizzando l’occhio alla sinistra: “Cazzate. Forza Italia deve essere una forza liberale e moderata, con una spinta progressista verso i diritti. Manca il centro. Tra la vera sinistra, che per me sono i Cinque Stelle e il Pd da una parte e FdI e Lega dall'altra c'è uno spazio gigante. Renzi? Provo simpatia, è intelligente e bravo, ma ha perso credibilità elettorale e peso politico”.

Un colpo al cerchio, uno alla botte. “Se non ci fosse Antonio Tajani bisognerebbe inventarlo” dice Berlusconi “ma non è detto che non si possa fare meglio. Bisogna guardare avanti. Lui, Maurizio Gasparri, Rita Dalla Chiesa sono bravissimi ma ci vuole altro, è un fatto di apertura, di visione del futuro”. Ma a chi gli chiede di fare nomi, replica: “Ce li avrei, ma non li dico. Ribadisco che servono nuovi leader, ammiro la passione e il coraggio. Bisogna guardare avanti”. Spiega che è falso che il segretario di Forza Italia abbia portato avanti la battaglia per lo Ius scholae spinto da Marina Berlusconi. “È falso che abbia seguito le indicazioni di Marina, poi se devo dire se io sia più a favore o contro, sono più contro. Non mi sembra nelle prime cinque priorità degli italiani ci sia lo Ius scholae. So che dicendo questo do un colpetto a Tajani, ma è quello che penso”. Anche se ci tiene a dire che, da liberale, è sempre per i diritti “che sono importanti e riguardano tutti, nessuno escluso”. E a chi gli chiede se abbia voglia di candidarsi, se c’è la politica nel suo futuro, partendo magari dalla candidatura a sindaco di Milano, risponde categorico: “Io non vivo a Milano e non vivo Milano, non ci penso proprio”.

(ansa)

Però, se dovesse decidere, guarderebbe alla politica nazionale. “Mio padre si è candidato a 58 anni, io ne ho 56… Oggi non penso alla politica, ma guardando al futuro non escludo che a un certo punto possa dire: perché no, una sfida completamente nuova? Ma oggi non è un progetto, mi piace quello che faccio. Non c’è nessuna concretezza”. Confessa che la sua vera passione è il rapporto con le persone: “Sento che mi travolge, mi piace quando mi fermano, mi abbracciano, mi salutano. Quando prendo il traghetto per le Cinque Terre le signore mi chiedono le cose. Mi piace lo scambio e mi fermo a parlare con tutti. Mi viene da pensare: cosa posso fare io per loro? Tendo a far coincidere questo con la politica, ma so che la politica è tante altre cose, è compromesso”.

Racconta che del padre ammirava la capacità di amare il prossimo, il fatto che tutti i giorni ringraziasse per quello che aveva, spiega che gli ha insegnato i valori, che lo ha reso al 100% responsabile. Con i suoi fratelli c’è stata sempre armonia. “Non mi sono occupato del testamento, l’unica cosa a cui tenevo era il motoscafo Riva Aquarama del 1969, l’anno della mia nascita, con cui papà mi portava in giro. Mi preoccupavo solo di quello e alla fine ai miei fratelli ho dato un euro, simbolicamente, e loro mi hanno dato i documenti. Era un pezzo della mia vita, è legato ai miei ricordi da piccolo. Ci tenevo tanto”.

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