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Techetechetè con Bianca Guaccero: rivogliamo i nostri ricordi, non solo retorica e luoghi comuni

La nuova edizione del programma amarcord di Rai 1 ha cambiato verso. Un marchio storico trasformato in una cosa né carne né pesce. Con strafalcioni annessi
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C’era un programma che nell’estate delle repliche, noi persone perbene che paghiamo il canone tutto l’anno, alla fine aspettavamo con rassegnazione e piacere: Techetechetè. Montaggio della tv d’autore che fu, da riscoprire (o scoprire, a seconda dell’età), un come eravamo che ci appartiene. Ricordi, nostalgia, il tributo a artisti immensi, esibizioni storiche, un omaggio costruito solo con le immagini.

Ha il suo fascino nella semplicità e ci piaceva così com’era. Come certi abiti classici, che riveduti e corretti peggiorano, diventano un’altra cosa. Qualcuno in Rai, invece, deve essersi detto: “Perché non facciamo Techetechetè top ten? Già, perché? Perché trasformare un marchio storico in una cosa che non è né carne né pesce?

C’era un programma che nell’estate delle repliche, noi persone perbene che paghiamo il canone tutto l’anno, alla fine aspettavamo con rassegnazione e piacere: Techetechetè. Montaggio della tv d’autore che fu, da riscoprire (o scoprire, a seconda dell’età), un come eravamo che ci appartiene. Ricordi, nostalgia, il tributo a artisti immensi, esibizioni storiche, un omaggio costruito solo con le immagini.

Ha il suo fascino nella semplicità e ci piaceva così com’era. Come certi abiti classici, che riveduti e corretti peggiorano, diventano un’altra cosa. Qualcuno in Rai, invece, deve essersi detto: “Perché non facciamo Techetechetè top ten? Già, perché? Perché trasformare un marchio storico in una cosa che non è né carne né pesce?

A condurre questa striscia della memoria c’è Bianca Guaccero (la vincitrice di Ballando con le stelle), in uno studio con sfere stroboscopiche sulla scrivania: presenta i successi (e spesso racconta perché contano per lei). Quindi il filo della memoria, suo, diventa nostro. Ma soprattutto: chi scrive i testi di questo programma che, dopo aver perso il fascino originale, non contestualizza niente? Almeno il finto show della memoria avrebbe senso. Ok, nel 1980 erano primi in classifica Caio e Sempronio, ma cosa succedeva in Italia? No, troppo sforzo, meglio un’accozzaglia di luoghi comuni e retorica che distraggono gli spettatori (“Epico falsetto, iconico balletto”).

Qualche sera fa, Guaccero ha detto, entusiasta, che se lei cantasse le canzoni di Giorgia, le scoppierebbe “la vena aortica”. Che poi l’aorta è un’arteria, ma c’è bisogno di una definizione (sbagliata) e di un paragone, per giunta splatter, per dire che Giorgia ha una voce pazzesca?

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