Invecchiano anche gli incubi. O almeno è la netta impressione all’arrivo di The institute (su Prime Video) che porta il marchio infuocato del maestro Stephen King. Un secolo fa c’era Massimo Troisi che cercava di muovere un secchio col pensiero: “Se ti sposti, io divento famoso e risolvo tutti i miei problemi”. Qui, quelli col potere telecinetico finiscono invece in un guaio, e sono tutti ragazzini. Tra cui il protagonista, Luke (Joe Freeman, a occhio farà colpo), 14 anni: di suo è un genio precoce del Minnesota, ma quando è in pizzeria i piatti volano via dal tavolo con effetti disdicevoli. Finché una mattina si risveglia ed è sì nella sua cameretta, ma la medesima è stata spostata in una spettrale struttura brutalista dove gli spiegano che deve salvare il mondo: a patto però di sottoporsi a esperimenti inquietanti. Fuori dalla stanza ci sono suoi coetanei reclusi, alcuni spostano gli oggetti, altri leggono nel pensiero.
Al comando c’è una Frau Blucher (Mary-Louise Parker) che dirig…
Invecchiano anche gli incubi. O almeno è la netta impressione all’arrivo di The institute (su Prime Video) che porta il marchio infuocato del maestro Stephen King. Un secolo fa c’era Massimo Troisi che cercava di muovere un secchio col pensiero: “Se ti sposti, io divento famoso e risolvo tutti i miei problemi”. Qui, quelli col potere telecinetico finiscono invece in un guaio, e sono tutti ragazzini. Tra cui il protagonista, Luke (Joe Freeman, a occhio farà colpo), 14 anni: di suo è un genio precoce del Minnesota, ma quando è in pizzeria i piatti volano via dal tavolo con effetti disdicevoli. Finché una mattina si risveglia ed è sì nella sua cameretta, ma la medesima è stata spostata in una spettrale struttura brutalista dove gli spiegano che deve salvare il mondo: a patto però di sottoporsi a esperimenti inquietanti. Fuori dalla stanza ci sono suoi coetanei reclusi, alcuni spostano gli oggetti, altri leggono nel pensiero.
Al comando c’è una Frau Blucher (Mary-Louise Parker) che dirige tutto con spietata fermezza, poi torna a casa e si autoinfligge ustioni, così, per qualche motivo. Accanto a lei, un complice che arricchisce la famiglia Addams dei gestori della misteriosa organizzazione, che dipende da un qualche losco deep-state mondiale. Mentre tra i ragazzi scatta una serie di complicità alla Stranger things, là fuori agisce un ex poliziotto di bell’aspetto ma molto borderline, che fa amicizia con una strepitosa nonna senzatetto e complottista: e prima o poi le due vicende si incroceranno (tre episodi disponibili finora, con surplus di abbonamento). Il senso: è il genere con cui King ha ammaliato il pianeta per decenni, il libro da cui è tratto è anche abbastanza recente, del 2019: però attenzione, dopo c’è stata la pandemia ed è cambiata ogni percezione su pericoli e destini universali. E un po’ si sente in questo lavoro, che a buon diritto terrà affascinati — e forse tranquilli — i fan di fantascienza etica kinghiana: ma nello stesso modo con cui oggi ci si rilassa inseguendo l’immaginario vintage di un tempo.
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“Da americano mi sento di richiamare i miei connazionali: dovremmo eleggere il migliore di noi, non il peggiore” (Jeff Daniels).