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"Le prigioni oscure": quando il crimine diventa spettacolo

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Multischermo / La docuserie americana trasmessa su Sky Crime esplora le carceri più spietate del pianeta, da Alcatraz alla Supermax di Florence, ma più che denunciare il sistema, rincorre il fascino sinistro dei miti criminali
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Quando si dice fascino sinistro, ci si riferisce soprattutto a lavori come la docuserie americana Le prigioni oscure (su Sky Crime i primi due episodi, di breve durata, sui dodici previsti). Ovvero, inizia un viaggio nelle carceri più spietate del pianeta, destinato soprattutto al pubblico Usa. Tanto è vero che si parte da Alcatraz e dalla sua leggenda inquietante – che adesso sia arrivato quel buontempone di Trump a creare la moderna Alcatraz con gli alligatori dice tutto di Trump, e di mezzo mondo che gli va appresso. Nella seconda puntata si fa sul serio, c’è il penitenziario di massima sicurezza più blindato e funzionante, livello Supermax, ovvero Adx Florence in Colorado. Lì, attualmente è detenuto El Chapo Guzmán.

La docuserie non ha proprio nulla che conduca al terribile problema carcerario che affligge vaste zone del mondo – da noi ci si impegna parecchio, sul tema. Eventualmente la riflessione deve nascere dalla coscienza del singolo spettatore: Le prigioni oscure – con doppi…

Quando si dice fascino sinistro, ci si riferisce soprattutto a lavori come la docuserie americana Le prigioni oscure (su Sky Crime i primi due episodi, di breve durata, sui dodici previsti). Ovvero, inizia un viaggio nelle carceri più spietate del pianeta, destinato soprattutto al pubblico Usa. Tanto è vero che si parte da Alcatraz e dalla sua leggenda inquietante – che adesso sia arrivato quel buontempone di Trump a creare la moderna Alcatraz con gli alligatori dice tutto di Trump, e di mezzo mondo che gli va appresso. Nella seconda puntata si fa sul serio, c’è il penitenziario di massima sicurezza più blindato e funzionante, livello Supermax, ovvero Adx Florence in Colorado. Lì, attualmente è detenuto El Chapo Guzmán.

La docuserie non ha proprio nulla che conduca al terribile problema carcerario che affligge vaste zone del mondo – da noi ci si impegna parecchio, sul tema. Eventualmente la riflessione deve nascere dalla coscienza del singolo spettatore: Le prigioni oscure – con doppiaggio italiano stentoreo che segue i toni di quello originale – cerca invece lo spettacolo, sinistro, ovviamente, del racconto dei criminali passati in quelle prigioni – quella volta che Al Capone fece questo, quei giorni della rivolta etc etc. Quasi a cercare di emulare le fiction a tema carcerario che si sono susseguite negli anni. E a quel punto, però, forse sono migliori le serie tv medesime (dal vecchio Prison Break all’insuperabile Escape at Dannemora, passata qualche anno fa su Sky, con Patricia Arquette, Benicio Del Toro, Paul Dano) dove si cerca di rendere per grandi metafore, ma anche senza, il senso di tutto quanto. Vale anche per la produzione di casa nostra, vedi il recente Il Re (Sky, Luca Zingaretti e Isabella Ragonese), molto ben fatta ma pochissimo disposta a vellicare i gusti facili del telespettatore. Che invece con questa docuserie Usa si sente semmai rassicurato da Al Capone e dalla lontananza, fisica e nel tempo, degli eventi narrati.

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Dalla prossima, le puntate di Temptation island diventano non una, non due, ma ben tre a settimana. Se continua così, non resterà nemmeno una sera libera per andare a vedere i Coldplay.

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