Era una notte afosa del luglio 2019 e il ventenne americano Matty Roberts non riusciva a prendere sonno. In testa gli frullavano le parole di un tizio che aveva raccontato in tv che sì, dietro quelle reti di protezione in pieno deserto del Nevada, in quell’Area 51 gestita con la massima segretezza dall’esercito Usa, il Governo trattava la questione alieni senza far trapelare nulla all’esterno. Ovvero, nella base c’erano gli alieni davvero, vivi e morti, ammesso che gli alieni muoiano. Matty aprì Facebook e decise di divertirsi: ai suoi 40 followers, tutti terrestri, lanciò la proposta di organizzare una spedizione all’Area 51: “Se saremo in tanti, non possono fermarci tutti”. Dopo due giorni, per le vie imperscrutabili del web, l’appello andò per il mondo: dopo un mese, un milione di navigatori aveva aderito e si fissò una data per convergere tutti nel deserto e andare a liberare gli alieni. Il Governo Usa e i più alti gradi dell’esercito si misero in allarme e predisposero un piano d…
Era una notte afosa del luglio 2019 e il ventenne americano Matty Roberts non riusciva a prendere sonno. In testa gli frullavano le parole di un tizio che aveva raccontato in tv che sì, dietro quelle reti di protezione in pieno deserto del Nevada, in quell’Area 51 gestita con la massima segretezza dall’esercito Usa, il Governo trattava la questione alieni senza far trapelare nulla all’esterno. Ovvero, nella base c’erano gli alieni davvero, vivi e morti, ammesso che gli alieni muoiano. Matty aprì Facebook e decise di divertirsi: ai suoi 40 followers, tutti terrestri, lanciò la proposta di organizzare una spedizione all’Area 51: “Se saremo in tanti, non possono fermarci tutti”. Dopo due giorni, per le vie imperscrutabili del web, l’appello andò per il mondo: dopo un mese, un milione di navigatori aveva aderito e si fissò una data per convergere tutti nel deserto e andare a liberare gli alieni. Il Governo Usa e i più alti gradi dell’esercito si misero in allarme e predisposero un piano di difesa. Intanto, chiamarono Matty e gli dissero: se solo qualcuno cerca di superare gli sbarramenti, spareremo ad altezza uomo. Matty replicò: “Ma io scherzavo”. Però era tardi.
Se tutto questo sembra una follia imbecille, e nemmeno la peggiore, scaturita dalla meravigliosa era digitale in corso, il sospetto è motivato. Tanto che la storia viene raccontata da un docufilm uscito ieri su Netflix. Trainwreck: Storm Area 51. I protagonisti del tempo, con Matt in prima linea, ricostruiscono l’accaduto, con passaggi oltre il delirio – e una sarabanda web che impegnò per settimane milioni di perdigiorno. Non si vuole togliere la sorpresa: basti sapere che, alla fine, si presentarono nella notte desertica del Nevada in centocinquanta, tra cui un robusto gruppetto di complottisti pericolosi. Il finale è con Matt che torna alla sua occupazione – venditore di svapo in un centro commerciale. Ma con l’aria felice di uno che ha dato, seppur per un mese soltanto, un senso alla propria esistenza.
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I rari talk-show estivi si sono buttati sulla lista dei russofobi. Ma il telespettatore medio adesso sa che deve tenersi alla larga da tutti quelli che non sono presenti nell’elenco.