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Fabio Fazio: “Baudo ha inventato una lingua classica. E’ come il Colosseo”

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Il conduttore ricorda il maestro scomparso a 89 anni. “Lui e Mike hanno inventato la lingua della tv”
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ROMA – Il mio rammarico» dice Fabio Fazio «è che non ho mai lavorato con lui. Pippo è stato un grande, ha coinciso con la televisione: lo stile classico della tv è stato Baudo».

Il varietà del sabato sera, il Festival di Sanremo, la domenica pomeriggio, il preserale. Solo classico?

«Ha traghettato verso il moderno, ma ha veramente inventato quella che è la lingua classica. Lo hanno fatto lui e Mike, hanno inventato la grammatica della tv».

Baudo ha costruito un modo di fare televisione che è rimasto per anni. Il segreto?

«Le basi. Pensi a Sanremo, cambiano i modi di fare il festival ma Pippo crea le cinque serate, la bionda e la bruna, l’idea del varietà fatto di alcuni ingredienti che restano. Abbiamo dato per scontato che molti stilemi fossero connaturati: li ha costruiti. Lui ha strutturato la tv, noi, generazione successiva, l’abbiamo destrutturata. Ma la struttura l’ha data quella generazione lì».

In cosa era …

ROMA – Il mio rammarico» dice Fabio Fazio «è che non ho mai lavorato con lui. Pippo è stato un grande, ha coinciso con la televisione: lo stile classico della tv è stato Baudo».

Il varietà del sabato sera, il Festival di Sanremo, la domenica pomeriggio, il preserale. Solo classico?

«Ha traghettato verso il moderno, ma ha veramente inventato quella che è la lingua classica. Lo hanno fatto lui e Mike, hanno inventato la grammatica della tv».

Baudo ha costruito un modo di fare televisione che è rimasto per anni. Il segreto?

«Le basi. Pensi a Sanremo, cambiano i modi di fare il festival ma Pippo crea le cinque serate, la bionda e la bruna, l’idea del varietà fatto di alcuni ingredienti che restano. Abbiamo dato per scontato che molti stilemi fossero connaturati: li ha costruiti. Lui ha strutturato la tv, noi, generazione successiva, l’abbiamo destrutturata. Ma la struttura l’ha data quella generazione lì».

In cosa era speciale?

«Ha fatto l’intrattenimento più puro, nel modo più naturale. Ricordiamoci che faceva Fantastico il sabato sera, la domenica era lì con Domenica in e poi il Festival di Sanremo. Ha connotato la tv per decenni».

Da ragazzo come lo vedeva?

«Come un monumento. Credo di averglielo detto, a 16 anni ebbi l’impudenza di mandargli un’audiocassetta con le imitazioni insieme a una lettera in cui gli chiedevo un parere».

Le rispose?

«No. Chissà se l’abbia mai ricevuta. Con Mike ho avuto più confidenza. Pippo, anche quando poi l’ho conosciuto meglio, era Pippo Baudo. Sembrava un’entità evanescente, solo televisiva. Invece aveva un corpo, parlava con la voce di Pippo. Esisteva veramente».

Cosa la colpì più di tutto?

«La grande disinvoltura con cui faceva le cose, era tutto naturale. Abbiamo parlato tante volte della Rai, del ruolo della tv pubblica. Era appassionato».

Un episodio che l’ha colpita?

«Quando era Super Pippo, la gente andava al bar Vanni solo per vederlo da vicino. Ero giovane, vado in un teatro a Roma, non ricordo quale fosse, lo vedo nel foyer, strapieno di gente, con lo stupore di sempre. C’era lui con Enrica Bonaccorti, la quale, in mezzo alla folla — io ero vicinissimo, solo un po’ indietro — dice: “Pippo, io dovrei fare una telefonata”».

E che succede?

«Lui si gira, essendo il più alto di tutti, e urla: “Un telefono per Enrica”. Nel mio ricordo, in dieci secondi arriva un telefono grigio con un filo lunghissimo. Me la ricordo come un sogno, una scena incredibile».

Lo ha avuto ospite a Sanremo e a “Che tempo che fa”. Com’era?

«Delizioso, molto affettuoso, mai supponente. Credo che sentisse il sincero affetto e l’ammirazione, mia e di Luciana Littizzetto».

È un capitolo di storia italiana.

«Lui è stato la televisione, tutto passava per Baudo, era come uno di casa. Ti faceva scoprire Heather Parisi, la Cuccarini. Tutti si chiedevano: “Cosa avrà preparato Pippo Baudo?”, come se il suo dovere civico fosse quello di occuparsi di noi».

Cosa le mancherà?

«Sono quelle persone che occupano un posto fisico nelle case. È come se uno non trovasse più la cucina e il salotto, non può essere. Senti una mancanza fisica, era un monumento, come se domani sparisse il Colosseo. Fa parte della generazione della tv monopolista, unica, quella di Tortora, Raffaella, Corrado, Mike, Costanzo».

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Faceva interviste molto schiette, non gli piaceva più niente.

«Lui parlava una lingua grammaticata, è chiaro che una tv diventata format, supermercato dei game, gli facesse orrore. Ho la sfortuna, nel mio piccolissimo, di avere 42 anni di tv alle spalle e di questo parlavamo, io Guido Sacerdote, Enrico Vaime, oggi è una follia. Nessuno dice più: “Costruisco un programma”. Siamo pochissimi, Pippo li costruiva, era un lavoro d’autore».

Diceva che le idee non gli sono mai mancate, che aveva fantasia.

«Infatti mi dispiace non aver mai lavorato con lui, non aver mai fatto un programma insieme. Sarebbe stato interessante. Ci mancherà tanto».

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