Luciana Littizzetto ricorda Pippo Baudo: “I baci dati solo per gioco. Era il nostro show”
di Silvia FumarolaBaudo con Fazio e Littizzetto a Sanremo 2013
«Gli avevo scritto a giugno, per fargli gli auguri del compleanno: “Rimani il re del nostro tubo catodico”», racconta Luciana Littizzetto, che con Pippo Baudo aveva un rapporto speciale. «Gli ho voluto bene e me ne voleva».
Vi baciavate sempre, questa è la verità.
(Ride) «Sì, tutte le volte che ci vedevamo. Dopo Sanremo, ci veniva naturale».
Parlando seriamente, com’era Baudo?
«Credo che sia stato un uomo, intanto, gentile. Un artista che ha aperto la strada a tanti, è stato generoso, sapeva capire dove c’era il talento. E aveva una dote rara: diventava la spalla perfetta».
Lo faceva per tutti?
«Davvero per tutti: per una giovane ballerina, un comico, un attore serio, un cantante. Pippo si metteva sempre al servizio dello spettacolo, a lui piaceva farsi prendere in giro. Era l’istituzione e si faceva distruggere. È vero che faceva il presentatore, ma non è da tutti essere così disponibile nei confronti degli altri. Come il meccanico che basta che senta il rumore, e sa inter…
«Gli avevo scritto a giugno, per fargli gli auguri del compleanno: “Rimani il re del nostro tubo catodico”», racconta Luciana Littizzetto, che con Pippo Baudo aveva un rapporto speciale. «Gli ho voluto bene e me ne voleva».
Vi baciavate sempre, questa è la verità.
(Ride) «Sì, tutte le volte che ci vedevamo. Dopo Sanremo, ci veniva naturale».
Parlando seriamente, com’era Baudo?
«Credo che sia stato un uomo, intanto, gentile. Un artista che ha aperto la strada a tanti, è stato generoso, sapeva capire dove c’era il talento. E aveva una dote rara: diventava la spalla perfetta».
Lo faceva per tutti?
«Davvero per tutti: per una giovane ballerina, un comico, un attore serio, un cantante. Pippo si metteva sempre al servizio dello spettacolo, a lui piaceva farsi prendere in giro. Era l’istituzione e si faceva distruggere. È vero che faceva il presentatore, ma non è da tutti essere così disponibile nei confronti degli altri. Come il meccanico che basta che senta il rumore, e sa intervenire, lui capiva dai rumori fuori scena cosa doveva fare».
Sapeva sempre chi aveva davanti?
«Lo capiva subito ma non solo perché era un tecnico. Era una brava persona, un grande. La nostra generazione è cresciuta con lui. Gli dobbiamo tanto. Era un attivatore di leggerezza, sul palcoscenico si sentiva a casa. Noi artisti dobbiamo essergli grati, resisterà come una pianta di cappero che si infila tra le pietre. Ma certo questo non ce lo doveva fare».
L’ultima volta che l’ha visto?
«Era venuto a Che tempo che fa, c’eravamo ribaciati naturalmente. Era molto affettuoso, mi abbracciava e mi accarezzava come un vecchio papà, non un nonno. Rimaneva un uomo elegante, un siciliano dai modi garbati».
Nel 2003 lei andò ospite al suo Festival di Sanremo, e sulle note di Dreams are my reality, inaugurò la sequenza dei baci.
«Che ridere. Mi annunciò: “Luciana dobbiamo fare una cosa potente, vengo da te a casa tua, che dobbiamo pensare a qualcosa di forte”. Chi si immaginava che sarebbe venuto davvero».
In genere quando doveva fare gli sketch con qualcuno, veniva a trovarla?
«Mai. Non mi era mai successo, non ero nessuno. Abitavo in via Cibrario a Torino. Suona: “Apri, sono Pippooo”. Lo penso con dolore e con allegria, mentre sale le scale con le gambe a compasso, incrociando gente incredula del condominio: “Ma è Baudo”».
E quindi?
«Entra e si siede sul divano, esattamente di fronte alla televisione: da una parte l’elettrodomestico, dall’altra avevo la tv, in carne e ossa. Era lì, a casa mia, pazzesco se ci penso. Parlammo di tutto e di niente, mai del bacio. Non era previsto. L’idea nacque al momento e funzionò. Dovevamo ballare, gli arrivavo all’ombelico. Paf, scattò il bacio. Mi mancherà molto, come mi manca la Carrà. Grandi dentro».