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Mara Venier: “Pippo ascoltava e mi ha insegnato a essere libera”

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Il ricordo della conduttrice: “Mi ha colpito la dignità con cui si è rimesso in piedi dopo le crisi che ha attraversato”
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Nei ricordi di Mara Venier si mescolano lacrime e risate. «Il primo incontro con Pippo» ricorda «fu a casa di Pasquale Festa Campanile, ero emozionatissima. Facevo un po’ l’attrice, rimasi impressionata. Poi non lo vidi più. Lo rincontrai quando andai a promuovere a Domenica in Testa o croce, il film di Nanni Loy. Una figura tremenda».

Racconti.

«Andai con Loy, Renato Pozzetto e Nino Manfredi, che venne a prendermi a casa, ero terrorizzata. Entriamo in studio, parlano sempre loro. Poi Baudo mi fa: “È Natale, a chi vorresti fare gli auguri?” E io: “Al presidente Pertini”».

Come le venne in mente?

«E chi lo sa? Baudo gentilmente ci accompagnò all’uscita, si avvicinò a Nanni, pensava che non sentissi, e disse: “Bel film, Mara bella, peccato muta”».

Bell’esordio.

«L’amicizia nacque a Taormina, ero legata a Gerry Calà che faceva a Taormina una serata presentata da Baudo, fidanzato con una stupenda Alida Chelli.…

Nei ricordi di Mara Venier si mescolano lacrime e risate. «Il primo incontro con Pippo» ricorda «fu a casa di Pasquale Festa Campanile, ero emozionatissima. Facevo un po’ l’attrice, rimasi impressionata. Poi non lo vidi più. Lo rincontrai quando andai a promuovere a Domenica in Testa o croce, il film di Nanni Loy. Una figura tremenda».

Racconti.

«Andai con Loy, Renato Pozzetto e Nino Manfredi, che venne a prendermi a casa, ero terrorizzata. Entriamo in studio, parlano sempre loro. Poi Baudo mi fa: “È Natale, a chi vorresti fare gli auguri?” E io: “Al presidente Pertini”».

Come le venne in mente?

«E chi lo sa? Baudo gentilmente ci accompagnò all’uscita, si avvicinò a Nanni, pensava che non sentissi, e disse: “Bel film, Mara bella, peccato muta”».

Bell’esordio.

«L’amicizia nacque a Taormina, ero legata a Gerry Calà che faceva a Taormina una serata presentata da Baudo, fidanzato con una stupenda Alida Chelli. Nacque un’amicizia con lei e restammo in contatto».

Poi, però, Baudo sposa Katia Ricciarelli. Eravate amiche?

«Veneta come me, una sorella. Il loro è stato un legame vero. Stavo con Arbore: venivano da noi, andavamo da loro. Amicizia strettissima. Baudo era in crisi, aveva discusso con Biagio Agnes, stava molto giù. Katia non sapeva come fare, ci pensò Renzo».

Come?

«Con le canzoni napoletane. Chiamò Sandra Carraro e le chiese di organizzare una festa con tutti gli amici, Pippo e Katia, Biagio con la moglie Rosella. Katia si mette a cantare le canzoni preferite di Agnes, si rompe il ghiaccio. Renzo è stato un amico vero, amorevole, di Pippo. E anch’io. Ho una foto del mio matrimonio con Nicola Carraro, mi prende in braccio. Vedi la felicità».

Gentiluomo, ma Baudo non le mandava a dire.

«Era fumantino. Mi dava consigli molto saggi, che ho ascoltato raramente. Gli confidavo le pene d’amore. Quando mi misi con Nicola, mi disse: “Però adesso fai la brava”. Quando si lasciò con Katia era amareggiato. È stato un gigante, abbiamo passato le serate a parlare, aveva una cultura enorme. Mi mancherà tanto».

La sua caratteristica?

«Era una persona profondamente libera, mi diceva sempre: “Ricordati, la cosa più importante è rimanere liberi”. Lo ammiravo perché diceva sempre quello che pensava e il prezzo l’ha pagato. Ricordo la lite con l’ex presidente della Rai Enrico Manca. Aveva dignità».

Ricominciò da Rai 3.

«L’ho amato quando, con umiltà, ripartì con Novecento, un programma bellissimo. Ma quella televisione non si fa più, la tv di Pippo, Corrado, Arbore, Tortora, Mike, Costanzo, Raffaella… Ho lavorato con i grandi, quella Rai lì resta nel cuore di tutti».

(agf)

Quest’anno Domenica in compie 50 anni.

« Dicevo ai miei autori: “Provo a farmeli raccontare da Pippo, lo convinco”. Sapevo che non stava bene, pensavo di andare a casa sua, magari per registrare l’intervento. Negli ultimi anni mi ha fatto il regalo di apparire nella mia Domenica in o di intervenire al telefono. L’ho sempre considerato un segno di affetto. Gli ho voluto bene».

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