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Dina, l’ombra di Baudo fino alla fine: “Sabato ho perso un papà”

(ansa)

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Hanno lavorato insieme per quasi 36 anni: “Mi ha insegnato tutto l’impegno, il rigore, il rispetto e la correttezza nel lavoro”
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Una presenza discreta e costante, quella di Dina Minna, accanto a Pippo Baudo per anni. «Baudo non risponde? Hai provato a chiamare Dina?» era la frase ripetuta all’infinito, quando non si riusciva a rintracciare Pippo. Capelli lunghi castani, spesso raccolti, gli occhi sorridenti, Dina Minna era sempre al fianco di Pippo Baudo, che lei chiamava «Baudo», mai Pippo, come se il cognome fosse un nome, come Mario o Antonio. Segretaria, certo, ma è riduttivo; molto molto di più: la sua ombra, negli ultimi anni, in cui non stava bene, l’angelo custode. Baudo si affidava in tutto e per tutto a lei, che aveva lavorato con lui tutti i giorni. La mattina presto arrivava nella casa nel centro di Roma, in via della Vite. Gli organizzava le giornate, gli incontri, le visite mediche. Ed è stata al suo fianco, fino all’ultima ora, al Campus Bio Medico. La riservatezza come stile di vita, mai nessuna intervista. Ma almeno sapere per quanti anni avete lavorato insieme? «A ottobre sarebbero stati 36 an…

Una presenza discreta e costante, quella di Dina Minna, accanto a Pippo Baudo per anni. «Baudo non risponde? Hai provato a chiamare Dina?» era la frase ripetuta all’infinito, quando non si riusciva a rintracciare Pippo. Capelli lunghi castani, spesso raccolti, gli occhi sorridenti, Dina Minna era sempre al fianco di Pippo Baudo, che lei chiamava «Baudo», mai Pippo, come se il cognome fosse un nome, come Mario o Antonio. Segretaria, certo, ma è riduttivo; molto molto di più: la sua ombra, negli ultimi anni, in cui non stava bene, l’angelo custode. Baudo si affidava in tutto e per tutto a lei, che aveva lavorato con lui tutti i giorni. La mattina presto arrivava nella casa nel centro di Roma, in via della Vite. Gli organizzava le giornate, gli incontri, le visite mediche. Ed è stata al suo fianco, fino all’ultima ora, al Campus Bio Medico. La riservatezza come stile di vita, mai nessuna intervista. Ma almeno sapere per quanti anni avete lavorato insieme? «A ottobre sarebbero stati 36 anni» dice con pudore. Accanto a Baudo anche adesso, nell’ultimo viaggio, nel carro funebre, commossa dall’affetto della gente che esce dai negozi, applaude al passaggio, saluta, manda baci, urla: «Ciao Pippo».

(ansa)

«Io sabato ho perso un papà», dichiara di getto. Chiede tra le lacrime alla polizia, che scorta l’auto, già all’uscita del Teatro delle Vittorie, di poter fare una piccola deviazione nel quartiere Prati, per passare sotto lo storico ufficio di Baudo, in via della Giuliana. Il suo campo base, dove faceva le interviste, scriveva, progettava. «È stato più lì che a casa, quante riunioni abbiamo fatto». L’aspettano dieci ore di viaggio verso la Sicilia, per arrivare a Militello, nel paese dove Pippo era nato e dove sarà sepolto accanto ai genitori, nella tomba di famiglia. Ma non la spaventano. «Lui voleva tornare in Sicilia, è giusto così. Ha amato tanto la sua terra, e, non avendo mai paura di rivendicarla libera dalla mafia, quando poteva parlarne — lo sa, non si teneva niente — ne parlava. Voglio chiamare il sacerdote per dirglielo».

Il carattere di Pippo, tenero e fumantino, schietto, è noto. Amava la tv e non risparmiava le critiche. «Anche quando criticava dei programmi, l’ho detto ai vertici Rai», spiega lei «lo faceva perché amava l’azienda». Ha iniziato a lavorare con Pippo Baudo a diciotto anni. «Ero appena uscita di casa. Mi ha insegnato tutto, come ci si deve comportare quando si lavora, la correttezza, il rispetto per gli altri, il rigore. Che bisogna impegnarsi, sempre; che in un gruppo che collabora si deve rispettare il lavoro di tutti. Che se si pensa a un progetto, si deve realizzare se vale la pena». Con Baudo ha fatto incontri importanti, è cresciuta. L’affetto delle persone è sempre una consolazione; si commuove per gli abbracci, le parole. Anche nell’ultimo viaggio. In autostrada, in segno di rispetto («Con l’auto di scorta, avranno capito che è il feretro di Baudo»), le macchine accostano.

(ansa)

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