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“South Park” contro Donald Trump. Continua il braccio di ferro della satira Usa con il presidente

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Trey Parker e Matt Stone dimostrano ancora una volta di non aver paura di affrontare bersagli potenti. A poche settimane dagli Emmy in cui Stephen Colbert potrebbe prendersi la sua rivincita
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Che Trey Parker e Matt Stone, creatori dal 1997 della storica serie d’animazione South Park, non abbiano paura di affrontare bersagli potenti lo avevamo capito da tempo. All’indomani dell’invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina avevano preso di mira Putin e le sue minacce nucleari e negli anni hanno affrontato argomenti politici come l'elezione del presidente degli Stati Uniti o l'emergenza sanitaria. Ma in questa nuova stagione (la ventisettesima) il bersaglio della loro satira è principalmente uno: Donald Trump.

Nel primo episodio, andato in onda il 25 luglio, si vedeva il presidente a letto con Satana, un’immagine che aveva fatto reagire con forza il portavoce della Casa Bianca, ma a distanza di meno di un mese South Park è tornato a…

Che Trey Parker e Matt Stone, creatori dal 1997 della storica serie d’animazione South Park, non abbiano paura di affrontare bersagli potenti lo avevamo capito da tempo. All’indomani dell’invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina avevano preso di mira Putin e le sue minacce nucleari e negli anni hanno affrontato argomenti politici come l'elezione del presidente degli Stati Uniti o l'emergenza sanitaria. Ma in questa nuova stagione (la ventisettesima) il bersaglio della loro satira è principalmente uno: Donald Trump.

Nel primo episodio, andato in onda il 25 luglio, si vedeva il presidente a letto con Satana, un’immagine che aveva fatto reagire con forza il portavoce della Casa Bianca, ma a distanza di meno di un mese South Park è tornato ad attaccare Trump in un nuovo episodio andato in onda il 20 agosto. Nel nuovo episodio della serie Comedy Central, dal titolo Sickofancy, si vede alla Casa Bianca una lunga fila di ospiti, tra cui il Ceo di Apple Tim Cook, in fila per incontrare Trump e gonfiare il suo ego offrendogli un regalo, colmandolo di elogi esagerati e rassicurandolo sulla sua prestanza fisica e il Ceo di Meta Mark Zuckerberg portare un regalo a Trump, che lo rimprovera. Ma c’è anche di nuovo Satana che parlando con ChatGpt vuole trovare un modo per uscire dalla relazione con Trump, salvo poi scoprire che "non c'è via di fuga da questo posto". Il vicepresidente JD Vance fa un'altra apparizione durante una scena in camera da letto tra Trump e Satana, dove viene nuovamente raffigurato come servitore di Trump. Lo show è disponibile anche in Italia su Comedy Central (canale 129 di Sky e canale 121 di Sky Glass) e in streaming su Now.

Parker e Stone hanno firmato un accordo da 1,5 miliardi di dollari con la Paramount, che consentirà allo studio americano di trasmettere l'intera serie sulla sua piattaforma di streaming Paramount+ per cinque anni in tutto il mondo. Eppure l’accordo arriva in un momento delicatissimo rispetto al rapporto tra l’amministrazione e il canale tv che sta per essere acquisita da Skydance. Proprio questo passaggio finanziario è stato al centro di un caso che ha visto proprio come protagonisti Trump e un altro canale del gruppo, la Cbs. Dove da dieci anni va in onda The Late Show with Stephen Colbert ereditato da Colbert direttamente dallo storico conduttore David Letterman. Per questa fusione la Cbs necessitava del benestare dell’agenzia governativa e per ingraziarsi il presidente Trump l’azienda ha deciso di trovare un accordo economico con il presidente che aveva fatto causa a un altro programma dello stesso canale, 60 Minutes, per via di un’intervista a Kamala Harris in campagna elettorale. Secondo gli esperti se il programma fosse andato in tribunale avrebbe vinto certamente la causa, ma l’azienda ha preferito patteggiare pagando a Trump 16 milioni di dollari, una sorta di “tangente” in vista della fusione. Il produttore esecutivo di 60 minutes, Bill Owens, si è dimesso per protesta dopo la decisione. Colbert nel suo Late Show ha fatto una battuta sul tema e dopo poco è arrivata la decisione del canale di chiudere il programma nel maggio del 2026, chiusura le cui ragioni ufficiali sono di natura finanziaria, ma che moltissimi osservatori americani riconducono direttamente alla critica di Colbert. Nel frattempo però una serie di colleghi hanno dato solidarietà a Colbert: John Oliver della Hbo, Jon Stewart di Comedy Central, Seth Meyers e Jimmy Kimmel della Nbc che è arrivato a far affiggere un un enorme manifesto pubblicitario all'incrocio trafficatissimo tra Santa Monica Boulevard e La Cienega a West Hollywood per sostenere il collega e “rivale” ed esortare gli altri 26.000 membri dell’Academy che votano gli Emmy a dare a lui il proprio voto in vista della premiazione del 14 settembre. Sarebbe una bella rivincita.

Il momento è delicato, il braccio di ferro tra la satira e Trump prosegue. Il presidente ha liquidato Stephen Colbert “il suo talento è inferiore persino ai suoi ascolti” e il portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers, South Park come “un programma non più attuale da 20 anni”, ma il Guardian definisce lo show satirico di Parker e Stone “il migliore della tv attuale” e gli ascolti lo premiano. Al regista americano Adam Bernstein che ha firmato 30 Rock, lo show che racconta il dietro le quinte di un immaginario show comico dal vivo ispirato all’esperienza di Tina Fey al Saturday Night Live, qualche settimana fa abbiamo chiesto di commentare l’attuale situazione della satira americana dopo la chiusura del Late Show with Stephen Colbert dopo lo scontro della Cbs con Trump. “Sicuramente c’è uno sforzo da parte dell’amministrazione per silenziare voci diverse attraverso azioni legali e minacce economiche – ci ha confidato – però io sono convinto che queste voci non si faranno silenziare. Basta vedere il primo episodio di questa stagione di South Park. La satira è ancora viva e ciò che spero è che non abbiano troppi problemi con le tasse”.

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