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Emmy, la notte delle serie. Da “Scissione” a “The studio” è sfida a colpi di qualità

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A Los Angeles la cerimonia degli “Oscar della serialità” è anche gara tra piattaforme
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La lista delle nomination agli Emmy stavolta risolve qualche fastidio a chi si occupa di serie tv. Alla domanda, ricorrente, su quali guardare, si può fornire la lista in questione e — seppur incompleta o con qualche intruso — si ha la certezza di rendere un buon servizio all’interlocutore. Lo sguardo d’insieme regala una panoramica diciamo smart sulla produzione degli ultimi tempi, con un elenco che non risente di orpelli del passato, anni nei quali era inevitabile premiare serie kolossal, tra draghi e affini, e si finiva con l’annoiarsi.

Il quadro attuale comprende cose svelte, sveglie, intriganti e che non fanno pesare al resto del mondo la propria presenza. Non solo, se diventano fenomeno di massa — e oggetto di dibattiti — sono quelle che nessuno si aspettava, sorprese quasi nascoste come Adolescence. La quale peraltro è, nella lista, una rara produzione Netflix, gigante assoluto della situazione (190 paesi): ma diciamo che le altre piattaforme non possono lamentarsi. A partire d…

La lista delle nomination agli Emmy stavolta risolve qualche fastidio a chi si occupa di serie tv. Alla domanda, ricorrente, su quali guardare, si può fornire la lista in questione e — seppur incompleta o con qualche intruso — si ha la certezza di rendere un buon servizio all’interlocutore. Lo sguardo d’insieme regala una panoramica diciamo smart sulla produzione degli ultimi tempi, con un elenco che non risente di orpelli del passato, anni nei quali era inevitabile premiare serie kolossal, tra draghi e affini, e si finiva con l’annoiarsi.

Il quadro attuale comprende cose svelte, sveglie, intriganti e che non fanno pesare al resto del mondo la propria presenza. Non solo, se diventano fenomeno di massa — e oggetto di dibattiti — sono quelle che nessuno si aspettava, sorprese quasi nascoste come Adolescence. La quale peraltro è, nella lista, una rara produzione Netflix, gigante assoluto della situazione (190 paesi): ma diciamo che le altre piattaforme non possono lamentarsi. A partire dalla snobbissima, e munifica, Apple Tv+ che attende ricchi premi per quella Scissione (27 nomination) che solo da quelle parti, forse, avrebbero potuto rischiare — e pagare per avere dentro protagonisti di richiamo. Ma tra Disney (The bear resiste come fenomeno, Only Murders in the building migliora col passare del tempo) e le altre, il senso è di una spartizione, e un impegno, che fruttano parecchio come qualità e gradimento — quasi un caso a parte The white lotus, da noi è un gioiello Sky e per molte ragioni cult, ultrapop e altre definizioni a caso purché in lingua inglese: comunque una delizia, da festeggiare a ogni nuova stagione.

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Sempre Sky avrà, tra non molto, il fenomeno The Pitt (premi in arrivo, a occhio, per mille motivi). Forse l’unica tra le candidate che gioca con la nostalgia di un pubblico che sbocciò alle serie tv ai tempi di E.R. con Clooney: per il moderno ospedale di Pittsburgh hanno rispolverato l’antico dottor Carter, ossia Noah While, allora giovanissimo e oggi maturo, saggio e bersagliato dai tempi che si sono guastati anche e soprattutto nei pronto soccorso.

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Tifando in maniera incontrollata per il premio a Gary Oldman (Slow horses su Apple, a giorni la nuova stagione) si ha comunque la certezza che i giurati non potranno sbagliarsi in nessuna categoria: viene il dubbio che il pacchetto comedy nel complesso sia superiore al blocco drama, ma forse è un’impressione e comunque importa fino a un certo punto. Quello che conta è che — anche per la caratura di attori e attrici che saliranno sul palco — il popolo delle serie questa cerimonia la vivrà come un’occasione da Oscar in proprio, vedendo riconosciuta un’evoluzione della qualità media che altrove si sognano.

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