Samuele Carrino: “I bulli sono fragili. Anche alla mia età è un errore l’indifferenza”
di Silvia FumarolaROMA – Samuele Carrino ha interpretato un film che ha toccato il cuore di tutti, Il ragazzo dai pantaloni rosa di Margherita Ferri, sulla storia di Andrea Spezzacatena, vittima di bullismo, che si tolse la vita, a 15 anni, il 20 novembre 2012. «Mi ha fatto aprire gli occhi e spero che abbia fatto capire ai ragazzi della mia età che non devono non rimanere mai indifferenti. Chi lo stabilisce chi è sfigato? Ognuno deve essere se stesso: in carne, magro, alto, basso, con i pantaloni rosa, verdi, blu». Sedici anni a novembre, Samuele parla con grande maturità, voleva fare l’attore fin da piccolo e i genitori da Gallipoli si sono trasferiti a Roma per fargli realizzare il suo sogno. In RIV4LI, la nuova serie per ragazzi diretta da Alessandro Celli, creata da Simona Ercolani, disponibile su Netflix dal primo ottobre, interpreta Claudio, un ragazzo leader del suo gruppo, gli Insider, che a scuola bullizza i compagni, si sente invincibile ma che a casa vive una situazione difficile. Sarà Terr…
ROMA – Samuele Carrino ha interpretato un film che ha toccato il cuore di tutti, Il ragazzo dai pantaloni rosa di Margherita Ferri, sulla storia di Andrea Spezzacatena, vittima di bullismo, che si tolse la vita, a 15 anni, il 20 novembre 2012. «Mi ha fatto aprire gli occhi e spero che abbia fatto capire ai ragazzi della mia età che non devono non rimanere mai indifferenti. Chi lo stabilisce chi è sfigato? Ognuno deve essere se stesso: in carne, magro, alto, basso, con i pantaloni rosa, verdi, blu». Sedici anni a novembre, Samuele parla con grande maturità, voleva fare l’attore fin da piccolo e i genitori da Gallipoli si sono trasferiti a Roma per fargli realizzare il suo sogno. In RIV4LI, la nuova serie per ragazzi diretta da Alessandro Celli, creata da Simona Ercolani, disponibile su Netflix dal primo ottobre, interpreta Claudio, un ragazzo leader del suo gruppo, gli Insider, che a scuola bullizza i compagni, si sente invincibile ma che a casa vive una situazione difficile. Sarà Terry (Kartika Malavasi), appena trasferita da Roma a Pisa, e che in quella scuola vuole costruire amicizie e fare gruppo (il suo è quello degli Outsider), a cambiare la situazione. Accompagnata dalla canzone di Sarah Toscano Semplicemente, la serie esplora l’adolescenza, Carrino ne è l’interprete perfetto.
Le è mai capitato di essere bullizzato?
«Non mi sento di usare questo verbo, è forte. Sono stato escluso da un gruppetto di amici che quando ho detto che volevo fare l’attore mi sfottevano: “Questo che si è messo in testa?”, loro erano presi dal calcio. Sono fortunato, ho sempre fatto di testa mia».
I suoi genitori l’hanno assecondata.
«I genitori di mia madre non le hanno mai fatto fare quello che voleva, così lei ha lasciato liberi me e mia sorella di fare quello che ci piaceva. Recitavo a scuola, ho girato il primo film a 7 anni. Dopo tre, quattro film, siamo partiti da Gallipoli e abbiamo impacchettato la nostra vita».
È stato difficile?
«Papà è militare, ha chiesto il trasferimento, non dico che sia stato facile. Mamma insegnava pianoforte, adesso ha smesso».
Nella serie interpreta un bullo: cosa l’ha colpita?
«Claudio ha quegli atteggiamenti, sì. Non voglio giustificarlo ma penso che si senta invisibile, i genitori non lo seguono, il padre gli mente. A casa vivono nella finzione. Non dico questo per legittimare i suoi comportamenti, ma nel corso della serie si metterà in discussione».
Cosa ha capito?
«Che bisogna imparare dai propri errori. Claudio sbaglia tante volte, poi ha un’evoluzione che si vedrà nel racconto. Siamo più vulnerabili, più fragili. Alla fine cerca l’attenzione che non ha in famiglia; per un adolescente è tutto».
Anche per lei?
«Certo. Fin da quando ero piccolo mi piaceva stare al centro dell’attenzione».
Mai sofferto di timidezza?
«Non so neanche cosa significhi, ballavo cantavo suonavo in pubblico. E se c’erano artisti di strada, mi buttavo in mezzo a loro».
Recitare la fa stare bene?
«La cosa bella di fare l’attore è che ti metti sempre alla prova, e l’altra cosa, stupenda, è che puoi interpretare personaggi completamente diversi da te. Claudio si sente al sicuro con il suo gruppetto di amici. Io sono curioso, sempre aperto, non vedo l’ora di fare nuove conoscenze».
Come sceglie i progetti?
«Inizialmente li legge sempre mia mamma. Poi decidiamo con lei e i miei agenti».
Difficile conciliare lo studio con il lavoro?
«Frequento il Liceo delle Scienze umane - Economico sociale, si studiano anche inglese e spagnolo. Non è facile, devi starci con la testa. Quando stavo sul set seguivo le video lezioni».
Grazie a “Il ragazzo dai pantaloni rosa” è diventato popolare, che effetto fa?
«A Giffoni una ragazza aveva la maglietta e i calzini con la mia faccia. Pazzesco. Faccio le foto, mi piace, ma sono me stesso. Se ti monti la testa non va bene».
Il film diventerà un musical, aumenta la responsabilità.
«Debuttiamo a febbraio a Roma, al Sistina, mamma è contentissima perché mi vedrà ballare e cantare. Sono felice ma anche preoccupato, sei in teatro con 1500 persone che ti guardano. Ci guida Massimo Romeo Piparo. Quando abbiamo girato il film, tutti, dal primo l’ultimo, ci abbiamo messo il cuore. Era come se Andrea ci stesse guidando dall’alto. La cosa più bella sono state le parole di Teresa, la mamma. Alla prima a Roma mi ha detto che ha rivisto il figlio in me».
Attore preferito?
«Favino. L’ho incontrato ai David di Donatello, gliel’ho detto. Mi ha fatto tanti complimenti per il film».
Cosa direbbe ai suoi coetanei?
«Che bisogna parlare, aprirsi, non tenersi tutto dentro. I social sono un’arma a doppio taglio, un modo nuovo per fare amicizia ma anche per prendere di mira una persona. Vanno usati bene. Bisognerebbe guardarsi negli occhi. La cosa più stupida è che i ragazzi si portano dietro il coltello, vanno a litigare a caso: “Sono più fico io”. Ma andatevi a fare una partitella a calcio».