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“Mountainhead”, quando i Tech-Bro decidono il destino del mondo

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Multischermo / La nuova black comedy di Jesse Armstrong porta su Sky e Now una distopia fin troppo reale: miliardari della Silicon Valley giocano a poker con il futuro del pianeta tra fake news, app killer e ambizioni senza freni
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In attesa che in un futuro lontano vengano scritte canzoni per rievocare i tempi attuali (del tipo: Chiedi cos’erano i Bitcoin) nel presente bisogna correre parecchio. Jesse Armstrong ha deliziato per anni con la serie Succession, mali estremi di un capitalismo in mezzo al guado, un futuro imprendibile all’orizzonte. E ora, in due mesi, ha deciso di scrivere e realizzare un film-tv per far capire che tutti, lui per primo, hanno il diritto di avere la massima paura di fronte ai nuovi padroni del mondo. Ovvero i big dell’altissima tecnologia che in questo Mountainhead – su Sky e Now – vengono incarnati in quattro vecchi amici (technicamente: Tech-Bro) che hanno raggiunto a furia di startup, e app e nuovi social, fortune miliardarie: e un giorno decidono di passare un weekend giocando a poker ma soprattutto decidendo il futuro del pianeta. Per dire, il più pericoloso ha in mano una evoluzione di social network che produce allegramente fake-news e video falsissimi in grado di innescare ri…

In attesa che in un futuro lontano vengano scritte canzoni per rievocare i tempi attuali (del tipo: Chiedi cos’erano i Bitcoin) nel presente bisogna correre parecchio. Jesse Armstrong ha deliziato per anni con la serie Succession, mali estremi di un capitalismo in mezzo al guado, un futuro imprendibile all’orizzonte. E ora, in due mesi, ha deciso di scrivere e realizzare un film-tv per far capire che tutti, lui per primo, hanno il diritto di avere la massima paura di fronte ai nuovi padroni del mondo. Ovvero i big dell’altissima tecnologia che in questo Mountainhead – su Sky e Now – vengono incarnati in quattro vecchi amici (technicamente: Tech-Bro) che hanno raggiunto a furia di startup, e app e nuovi social, fortune miliardarie: e un giorno decidono di passare un weekend giocando a poker ma soprattutto decidendo il futuro del pianeta. Per dire, il più pericoloso ha in mano una evoluzione di social network che produce allegramente fake-news e video falsissimi in grado di innescare rivolte ovunque. Un altro avrebbe anche la app antidoto, che smaschera le fake, ma è solo per fare ulteriori soldi. E un altro ancora sta brigando con nuovi ritrovati che agiscono sulla salute mentale collettiva. Ovviamente succede di tutto – mentre nel mondo i governi si riuniscono e cercano disperatamente di avere un contatto con la banda dei quattro. Che intanto cercano anche di uccidersi tra di loro.

Al netto del gioco di individuare i riferimenti reali – da Elon Musk al più inquietante di tutti, Peter Thiel – la black comedy con tanto grottesco si consuma velocemente così come è stata realizzata. E rimane più che altro l’angoscia del decano dei quattro – il solito magnifico Steve Carell – che non si fa una ragione di come il problemino del suo male incurabile non si possa risolvere a furia di miliardi e con un clic. La trama alla Black Mirror, intanto, è distopia fatta di presente. E viene il dubbio che nella realtà i capi delle nazioni siano così ansiosi nell’ordire guerre e conflitti nel tentativo disperato di restare protagonisti loro, al posto di questi quattro pazzi furiosi, ma così credibili.

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“L’audience influisce anche sulle amicizie” (Pippo Baudo).

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