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“Domenica In”, la partenza è dimenticabile

La premier in collegamento con Domenica In

 

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Multischermo \ Tra l’ospitata della Meloni e trashate varie, al via l’edizione numero 50 del programma condotto da Mara Venier
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Per fortuna che è domenica, cantano nella sigla iniziale. Parlate per voi, si potrebbe rispondere. Ma finirà che le polemiche di stampo politico scatenate dall’apparizione improvvisa e non annunciata – ci sarà un motivo – di Giorgia Meloni alla ripartenza di Domenica In, abbiano fatto gioco al programma. Nel senso che si parla solo di quello e non del resto: ovvio, si è pagato il prezzo della prima puntata (Zia Mara lo ha ripetuto per tutto il tempo e ha chiuso: la prossima andrà meglio per tutti). La presidente del Consiglio più che altro ha fatto la parte dell’imbucata vera in quel giro trimalcionesco di tavolate sparse per tutta Italia che celebravano una qualche volontà del ministro Lollobrigida nel promuovere la gastronomia italiana nel mondo, l’Unesco, il patrimonio nazionale e così via.

Per il resto, davvero difficile farsi prendere anche da un minimo di rimpianto per l’edizione numero 50 dell’appuntamento domeni…

Per fortuna che è domenica, cantano nella sigla iniziale. Parlate per voi, si potrebbe rispondere. Ma finirà che le polemiche di stampo politico scatenate dall’apparizione improvvisa e non annunciata – ci sarà un motivo – di Giorgia Meloni alla ripartenza di Domenica In, abbiano fatto gioco al programma. Nel senso che si parla solo di quello e non del resto: ovvio, si è pagato il prezzo della prima puntata (Zia Mara lo ha ripetuto per tutto il tempo e ha chiuso: la prossima andrà meglio per tutti). La presidente del Consiglio più che altro ha fatto la parte dell’imbucata vera in quel giro trimalcionesco di tavolate sparse per tutta Italia che celebravano una qualche volontà del ministro Lollobrigida nel promuovere la gastronomia italiana nel mondo, l’Unesco, il patrimonio nazionale e così via.

Per il resto, davvero difficile farsi prendere anche da un minimo di rimpianto per l’edizione numero 50 dell’appuntamento domenicale: c’è caso che in un contesto simile, il fatto che per mezzo secolo nessuno sia riuscito a inventarsi un’altra cosa non sia esattamente un segnale trionfale. Ma a quel punto tanto vale festeggiare. Tanto poi tutti parleranno degli ascolti in termini percentuali – e anche con la share non è che sia arrivato un dato memorabile: in pochi andranno a controllare, scoprendo come il 17 per cento di quest’anno corrisponda a meno spettatori rispetto all’identico dato di partenza della passata edizione. Qualcosa vorrà dire, mentre insistere a considerare rilevante tutto il resto – e non intrattenimento allo stato basico, di vecchissima scuola – denota autentica perversione. Nei mesi scorsi la questione del cast che doveva animare la nuova edizione ha tenuto col fiato sospeso specialisti e appassionati in materia: è finita con Enzo Miccio, Tommaso Cerno – inesistenti all’avvio – e un Teo Mammucari almeno consapevole della trashata volontaria del gioco col tabellone, che fa il verso alla Ruota della Fortuna. Nell’occasione, la valletta Samira è sostituita da SaMara: e questa era la gag più divertente di tutto quanto.

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“La nostra cucina è la migliore, direi la migliore del mondo. Mi voglio allargare” (Mara Venier, Domenica In).

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