Una Citroen Méhari verde e dentro un ragazzo di 26 anni assassinato a colpi di pistola. L’innesco di una storia lunga quattro decenni esatti sarebbe più che sufficiente a scatenare emotività forte, ma questo Quarant’anni senza Giancarlo Siani, passato martedì sera su Rai3, è molto di più: una sorta di reportage all’indietro, vivo, vivissimo nel raccontare gli anni successivi, con l’emozionante opera di un piccolo collettivo di giornalisti, poliziotti e magistrati a caccia della verità.
Nel doc firmato da Pietro Perone, giornalista del Mattino, insieme al regista Filippo Soldi, la forza d’urto del racconto dei protagonisti diretti di allora – tra cui lo stesso autore – è di grande impatto. E lo spirito ferocemente malinconico che attraversa l’intero lavoro ne fa una sorta di ballata dolente, a cui partecipa anche Toni Servillo che, davanti agli studenti del liceo Vico di Napoli, scuola che Siani aveva frequentato, legge passaggi cruciali degli articoli che costarono la vita al giovane …
Una Citroen Méhari verde e dentro un ragazzo di 26 anni assassinato a colpi di pistola. L’innesco di una storia lunga quattro decenni esatti sarebbe più che sufficiente a scatenare emotività forte, ma questo Quarant’anni senza Giancarlo Siani, passato martedì sera su Rai3, è molto di più: una sorta di reportage all’indietro, vivo, vivissimo nel raccontare gli anni successivi, con l’emozionante opera di un piccolo collettivo di giornalisti, poliziotti e magistrati a caccia della verità.
Nel doc firmato da Pietro Perone, giornalista del Mattino, insieme al regista Filippo Soldi, la forza d’urto del racconto dei protagonisti diretti di allora – tra cui lo stesso autore – è di grande impatto. E lo spirito ferocemente malinconico che attraversa l’intero lavoro ne fa una sorta di ballata dolente, a cui partecipa anche Toni Servillo che, davanti agli studenti del liceo Vico di Napoli, scuola che Siani aveva frequentato, legge passaggi cruciali degli articoli che costarono la vita al giovane cronista. L’attenzione rigorosa che il documentario richiede consente poi di risalire a cause, mandanti e assassini e a soffermarsi soprattutto sulle prime: scoprendo, o anche solo intuendo, trame all’interno di bande rivali della criminalità organizzata, fatte di tradimenti, delazioni e bassezze assortite fino a formare un viluppo nel quale, con leggerezza criminale intollerabile, rimase vittima quel ragazzo di 26 anni. Di cui si intuiscono coraggio e anche irruenza, ripassando parole, frasi, articoli interi, ma che nelle immagini di allora ritorna all’essenza di giovane del suo tempo. Il susseguirsi dei racconti dei testimoni di allora, quelli del “Pool Siani” che non mollarono di un centimetro e oggi ricordano dicendo “mi viene la pelle d’oca” è altrettanto da brividi per lo spettatore.
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La Rai ha presentato la nuova stagione della radio. Proprio sicuri che sia stata una buona idea, e non una solenne (aggiungere termine a piacere), aver spostato in là nella sera un programma storico, utile e amatissimo di Radiodue come Caterpillar per fare spazio a Belen Rodriguez? Su Change.org c’è una petizione di protesta, ha firmato anche il premio Nobel Giorgio Parisi.