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Alessandro Gassmann: “Ero un ragazzo irrequieto, papà mi cambiò chiudendomi nella buca del teatro”

Alessandro Gassmann, 60 anni 
L’attore torna su Rai 1 con la terza stagione di "Un professore”, sarà su Prime Video con il film “Natale senza Babbo” e poi ancora in tv “L’avvocato Guerrieri”. “Sono diventato molto più piagnone, i giovani mi emozionano: questa generazione, così diversa dalla mia, dà risposte sorprendenti”
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ROMA – Lo hanno acclamato a Bologna, dove sta girando il film Netflix Campioni diretto da Jacopo Bonvicini, nel ruolo di un allenatore di basket. «Viene mandato ai servizi sociali dove deve allenare una squadra di ragazzi speciali, che hanno qualche difficoltà» racconta Alessandro Gassmann. «C’è un filo che mi lega a papà, era stato un bravo giocatore di pallacanestro prima di diventare attore». Stagione piena: è protagonista di Un professore 3 di Andrea Rebuzzi, su Rai 1 dal 20 novembre, lo vedremo in Natale senza Babbo di Stefano Cipani, il 28 su Prime Video, deliziosa commedia in cui è un Babbo Natale in crisi, aiutato dalla moglie (Luisa Ranieri). La prossima stagione andrà in onda su Rai 1 L’avvocato Guerrieri di Gianluca Maria Tavarelli, dai libri di Gianrico Carofiglio: «Un uomo dotato di sottilissima ironia, ma anche un penalista che è una macchina della parola: non puoi sbagliare una virgola».

Gassmann è …

ROMA – Lo hanno acclamato a Bologna, dove sta girando il film Netflix Campioni diretto da Jacopo Bonvicini, nel ruolo di un allenatore di basket. «Viene mandato ai servizi sociali dove deve allenare una squadra di ragazzi speciali, che hanno qualche difficoltà» racconta Alessandro Gassmann. «C’è un filo che mi lega a papà, era stato un bravo giocatore di pallacanestro prima di diventare attore». Stagione piena: è protagonista di Un professore 3 di Andrea Rebuzzi, su Rai 1 dal 20 novembre, lo vedremo in Natale senza Babbo di Stefano Cipani, il 28 su Prime Video, deliziosa commedia in cui è un Babbo Natale in crisi, aiutato dalla moglie (Luisa Ranieri). La prossima stagione andrà in onda su Rai 1 L’avvocato Guerrieri di Gianluca Maria Tavarelli, dai libri di Gianrico Carofiglio: «Un uomo dotato di sottilissima ironia, ma anche un penalista che è una macchina della parola: non puoi sbagliare una virgola».

Gassmann è l'avvocato Guerrieri nella serie tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio 

Un Babbo Natale in fuga non si era visto: la commedia la diverte?

«Era tanto che non la facevo e questa, natalizia, in cui prendono la scena le donne, mi ha divertito. Aveva un’idea forte. C’è la scena spettacolare dell’atterraggio della 500 rossa trasformata in slitta a Piazza di Spagna: per gli effetti speciali, un anno di lavoro a Londra. Poi l’idea che mia moglie diventi mamma Natale e che entrino in gioco la Befana (Caterina Murino) e Santa Lucia, (Valentina Romani), che vogliono rubare la scena… È una favola diversa, nel cast ci sono Diego Abatantuono, Michela Andreozzi e Angela Finocchiaro».

In “Un professore”, vince la gentilezza. Pensa che esistano insegnanti così empatici?

«L’avevamo colta subito con Alessandro D’Alatri e l’abbiamo sviluppata. Oggi in Dante Balestra ho ritrovato le mie fragilità. Penso che ce ne siano tanti di professori come lui: appassionati e sottopagati. Quello che fanno è doppiamente meritorio».

Claudia Pandolfi e Alessandro Gassmann alla presentazione della terza stagione della serie Rai "Un professore", a Alice nella città durante la Festa del cinema di Roma (ansa)

Nella fiction la scuola è un luogo dove si viene accolti e non giudicati. Lei l’ha vissuta così?

«Scherza? Io andavo a scuola terrorizzato dal giudizio, dal voto, anche dalla reazione dei miei genitori. Quando prendevo voti bassi mio padre non era contento. Ci vuole sempre un equilibrio per vivere civilmente, ma la scuola coercitiva vissuta dalla mia generazione ci ha rovinato».

Gassmann in classe nella serie Rai "Un professore" 

I giovani che sono scesi in piazza l’hanno sorpresa?

«Immaginavo che ci fossero ragazzi con la testa, non che fossero così tanti. I coglioni sono sempre quei mille che minacciano in rete e vanno nelle curve degli stadi. Lo Stato dovrebbe occuparsi di loro. Quella per Gaza è stata una manifestazione bellissima, che ho spinto tanto sui social. Ci sono state ovunque, hanno manifestato anche in Israele contro Netanyahu: quelle sono persone coraggiose».

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Da ragazzino, ci sono errori che l’hanno segnata?

«Tantissimi. Ero aggressivo: non andavo a scuola, non aiutavo i più deboli, ero un figlio poco rassicurante. Per questo mio padre è stato severo, mi ha fatto fare il servizio militare, poi mi ha preso a teatro come attrezzista sotto il palco del Macbeth. Mi ha salvato la vita. Frequentandolo, in quei due anni, stando nella botola, zitto, ho capito quanto quella scatola fosse affascinante. Ma in scena si divertivano più di me; così sono voluto uscire dalla buca».

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Che faceva nella botola?

«Curavo gli effetti speciali. Ero pratico di fumogeni allo stadio e ero diventato il dio dei fumi delle streghe. Alla fine dello spettacolo, Macbeth viene ucciso: da morto, finiva nella botola e scompariva. Un attore faceva il monologo e papà gli parlava per confonderlo: “Stasera ti porto a mangiare in un posto di merda”, “L’hai fatta peggio di ieri, non ti si può sentire”. Prendeva attori che gli erano simpatici, conviviali, dopo si andava a cena».

È molto attivo sui social, dice la sua, interviene: l’ha mai sfiorata l’idea di fare politica?

«Ci ho pensato ma cosa potrei fare di veramente utile? Una cosa è avere progetti e idee, un’altra metterli in pratica. Quando parlo con Annalisa Corrado, eurodeputata, una donna entusiasta e costruttiva, è stata sulla Flotilla, mi dice che è tutto difficile. Lei non è scoraggiata ma è durissima. Come si fa a far prevalere il buon senso?».

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Suo figlio Leo, cantante e attore, è una persona super equilibrata: da genitore come è stato con lui?

«Con mia moglie siamo stati attenti, ma non è tutto merito nostro: Leo è accogliente e gentile di natura. Peraltro, in un momento storico in cui essere gentili e generosi non ti fa fare grandi numeri, chi studia e cerca di comportarsi bene è in minoranza».

Con il figlio Leo Gassmann, attore e cantante 

Con i 60 anni cos’è cambiato?

«Il mal di schiena c’era già. All’età non penso. Mi piace vedere la mia faccia invecchiare, mi permetterà, spero, di interpretare personaggi più belli e di fare ancora di più il regista. Quest’anno a maggio al Teatro Bellini di Napoli curo la regia di Stato contro Nolan di Stefano Massini, che parla di manipolazione dell’informazione. Testo sublime».

Si è addolcito?

«Sì certo, sono molto più piagnone. Mi emozionano i giovani, mi toccano tanto. Questa generazione, così diversa dalla mia, a volte dà risposte sorprendenti».

È sposato con Sabrina Knaflitz da 27 anni: il segreto?

«Tanta fortuna e un gioco di equilibri; siamo diventati simili, mantenendo intatte le idiosincrasie. Il segreto è non provare a cambiare l’altro, in alcune cose siamo anche peggiorati. Ma ridiamo tantissimo, ci piace stare insieme, non siamo mondani e amiamo la casa. Siamo accomodanti: sopportiamo bene quello che non reggiamo dell’altro».

L'attore alla Festa del cinema di Roma con la moglie Sabina Knaflitz 

Come andò con lei?

«Colpo di fulmine, eravamo seduti uno accanto all’altro a teatro, purtroppo a vedere Gianmarco Tognazzi, che continua a dire: “È tutto merito mio”».

Ha più sedotto o è stato più corteggiato?

«Ero un bel ragazzotto, mi sono sempre giocato la carta del timidone nell’angolo».

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