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Ricky Martin: “Quello che amo di più è quando esco dal camerino e sul set divento un’altra persona”

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Il re del pop è nel cast corale della serie anni Sessanta “Palm Royale” in cui interpreta un barista gay in incognito in una società piena di pregiudizi
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Ricky Martin è il re del pop latino, 70 milioni di dischi, due Grammy, un Latin Icon award – il primo in assoluto – agli Mtv award a settembre. La carriera di Enrique Martín Morales, questo il vero nome dell’artista portoricano, 53 anni e non dimostrarli grazie a un fisico palestrato, è iniziata poco più che ragazzino tra i musical e le telenovelas messicane. Dopo il ruolo del compagno dello stilista nella serie di Ryan Murphy American Story: The assassination of Gianni Versace è tornato alla recitazione con la serie vintage Palm Royale.


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Ambientata nel club più esclusivo di Palm Beach dove l’alta società va in villeggiatura a fine anni Sessanta, Palm royale è una commedia corale, femminista e colorata, dal cast variegato che include la ventiquattrenne Kaia Gerber (figlia di Cindy Crawford) e la mitica Carol Burnett, classe 1933, Laura Dern e Kristen Wiig. Ricky Martin è Robert, ca…

Ricky Martin è il re del pop latino, 70 milioni di dischi, due Grammy, un Latin Icon award – il primo in assoluto – agli Mtv award a settembre. La carriera di Enrique Martín Morales, questo il vero nome dell’artista portoricano, 53 anni e non dimostrarli grazie a un fisico palestrato, è iniziata poco più che ragazzino tra i musical e le telenovelas messicane. Dopo il ruolo del compagno dello stilista nella serie di Ryan Murphy American Story: The assassination of Gianni Versace è tornato alla recitazione con la serie vintage Palm Royale.


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Ambientata nel club più esclusivo di Palm Beach dove l’alta società va in villeggiatura a fine anni Sessanta, Palm royale è una commedia corale, femminista e colorata, dal cast variegato che include la ventiquattrenne Kaia Gerber (figlia di Cindy Crawford) e la mitica Carol Burnett, classe 1933, Laura Dern e Kristen Wiig. Ricky Martin è Robert, cameriere del club, con molti segreti. La seconda stagione della serie è su Apple tv dal 12 novembre con il primo episodio dei dieci in totale, seguito da un episodio a settimana fino al 14 gennaio 2026.

"Palm Royale 2" la serie anni Sessanta con Laura Dern, Ricky Martin e Carol Burnett - trailer

La serie si apre con un numero musicale in cui lei canta e balla. Come è andata?

"È divertente che lei me lo chieda. Perché proprio l’Italia vuole pubblicare la canzone I’m coming home come singolo. È meraviglioso. Comunque, l’Italia mi sostiene sempre. Quello che mi è piaciuto di quel numero è la possibilità di diventare qualsiasi cosa”.

Cosa intende?

"Volevo assolutamente che quel personaggio non somigliasse a me, doveva esserci Robert su quel palco. Mi ha divertito immaginare come avrebbe reagito lui sedotto dai narcotici. Il numero è un sogno, una fantasia sotto effetto degli antidolorifici. Mi divertiva molto l’idea di aprire la nuova stagione con un musical".

Qual è il suo rapporto con i musical?

"Li amo. E vedrete nel corso della serie ci saranno altri momenti musicali. Uno degli aspetti che amo di più di questo mestiere è prepararmi per entrare in scena e godermi quel momento quando esci dal camerino e diventi una persona diversa nel momento in cui metti piede sul set”.

Con il Latin Icon Award (reuters)

Gli anni Sessanta sono stati un’epoca di trasformazioni incredibili soprattutto a livello sociale. Lei è troppo giovane per ricordarli ma che cosa hanno rappresentato secondo lei?

"La serie è ambientata nel 1969, c’è la guerra in Vietnam. Eppure, anche se quel tempo è così lontano, dialoga con il presente, con quello che le donne e gli uomini combattono tutti i giorni, con i sentimenti che si provano oggi. Parliamo dell’America ma anche dell’intero pianeta. È incredibile come oggi ci siano sempre più posti dove le minoranze sono sotto attacco. Ci sono temi, come l’aborto, che affrontiamo nella serie, su cui siamo convinti di aver ottenuto delle garanzie, delle certezze e che invece vengono rimessi in discussione. Sul tema dell’uguaglianza si fanno due passi avanti e cinque indietro, quindi si deve continuare a combattere ed essere vigili”.

Carol Burnett è Nora 

Robert, con il suo passato tormentato, con la sua sessualità non accettata, nella follia di Palm Beach ha un suo spazio a parte.

"È un personaggio profondamente terrorizzato, che fugge da se stesso, essendo stato rifiutato dalla società ha deciso di nascondersi. E ha trovato l’amore e il conforto di un personaggio come Nora (Carol Burnett, ndr) che è diventata come una mamma per lui. È esausto del fatto di doversi sempre spiegare e giustificare agli altri e lei gli dice ‘non ti preoccupare, rilassati, io ti vedo, vai bene come sei’. Non ci si deve nascondere perché sappiamo che se ci si nasconde si muore”.

Quando ha capito che lo spettacolo era il suo mondo?

"Avevo 12 anni quando ho pensato che intrattenere gli altri sarebbe stata la mia vita. Ma già a otto anni volevo partecipare a qualsiasi recita scolastica, quando la mia famiglia era tutta riunita a casa mia o dai miei nonni afferravo un cucchiaio di legno come fosse un microfono e cantavo di fronte a tutti loro. E non permettevo a nessuno di alzarsi finché non avessi finito ‘dove pensate di andare?, dicevo, sto cantando io’”.

E la recitazione?

"A 15 anni ho avuto la mia chance di poter recitare e mi sono detto ‘che cosa è questa sensazione?’ Alla fine, tutto quello che volevo e voglio ancora è raccontare delle storie, che sia attraverso la musica o la recitazione. Sono più che consapevole che, come attore, ho ancora molto da imparare, da migliorare. Quindi a otto anni ho avuto una chiamata, qualcosa che mi spingeva nello stomaco e che faccio ancora oggi fatica a spiegare”.

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