Spettacoli

Giacomo Giorgio: “Amare oggi è più difficile, l’ho capito grazie a Otello”

Giacomo Giorgio: “Amare oggi è più difficile, l’ho capito grazie a Otello”

L’attore, 27 anni ha appena finito di girare la nuova stagione di Doc con Luca Argentero. Domenica sera è protagonista di “Carosello in love”, la commedia romantica su Rai1 in cui interpreta un regista dei primi spot tv

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Giacomo Giorgio ha finito di girare la quarta stagione di Doc - Nelle tue mani. A 27 anni una teoria di serie lo ha reso popolare al grande pubblico, Mare fuori (dove era l’indimenticabile Ciro), I bastardi di Pizzofalcone, Sopravvissuti, Per Elisa – Il caso Claps, Noi siamo leggenda.


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Con Doc ha indossato il camice del tirocinante Federico Lentini e nella nuova stagione, prevista in primavera, ci anticipa “cambierà tutto, è stato veramente bello, io sono entrato in corsa nella terza stagione. Quest’anno ci sono state scene difficili, ci sono sviluppi che vanno fuori dal Doc classico. Anche Federico sarà diverso da come lo conosciamo, sarà tutt’altro personaggio”. Nel frattempo, è Mario aspirante regista sulle orme di Fellini a fine anni Cinquanta che finisce a girare i Caroselli in Rai, vent’anni di frustrazioni e un amore con tante battute d’arresto per la collega Laura, Ludovica Martino.

I Caroselli esistevano vent’anni prima che lei nascesse.

"Mio padre mi raccontava l’idea del “dopo Carosello tutti a nanna”, la classica frase che mia nonna gli diceva e ho dei ricordi di bambino di aver visto il video di Calimero. Ma poi, come faccio per ogni ruolo, sono andato a studiare tutto quello che è stato prodotto in quei vent’anni. Ne ho visti tanti per capire come sono diventati così popolari e per capirli anche dal punto di vista della regia, ho cercato di approfondire anche l’aspetto tecnico di quel lavoro”.

Mario sogna il grande cinema ma alla fine è costretto a fare il regista pubblicitario. A chi si è ispirato?

"Interpretare Mario mi ha divertito perché amo la figura del regista. Mi sono ispirato a John Cassavetes che è uno dei miei registi preferiti e poi ci ho messo qualcosa dei registi con cui ho lavorato, i tic, le espressioni da set tipo “signori, motore” anche nel look. Ho lavorato tanto con la costumista: la camicia sbottonata, il nodo della camicia allentato… Il costume per un attore è tutto perché ti dà la postura, il modo di camminare. Indossare una tuta, un cappottone ottocentesco o un camice cambia tutto”.

Mario vive con frustrazione il fatto che sognava il cinema ma finisce a fare la tv.

"Questa dicotomia interiore tra voler fare un certo tipo di carriera e trovarsi a fare qualcosa che reputi di serie B è una cosa assolutamente contemporanea. Non ho fatto fatica a entrare in quell’atmosfera e neppure poi nella consapevolezza finale. Mario apparentemente è un fallito: sognava di essere il nuovo Fellini, ha finito per fare la pubblicità e il film che è riuscito a realizzare è stato un fallimento, l’amore l’ha trovato dopo vent’anni. Mi è piaciuto interpretare un uomo così sbagliato. Però poi Mario Zanardi realizza che il suo apparente fallimento lo ha portato lontano. Ancora oggi nel nostro mestiere c’è questa idea che il teatro è di serie A, il cinema di serie B e la tv di serie C. Una classifica che non è vera per niente. Devo dire però che è qualcosa che dicono principalmente le generazioni più grandi, tra i miei coetanei questo atteggiamento classista sta un po’ sparendo. Per fortuna”.

Pensa che con i social, con il giudizio che si manifesta così facilmente con un like, il margine per sbagliare sia diventato sempre più stretto?

"Assolutamente sì. Mi sembra di vivere un momento, me compreso, in cui c’è un’attenzione verso il performativo estremo. È come se qualsiasi cosa tu faccia non basti mai, lo vedo anche nei ragazzi più giovani. Io ho dei cugini più piccoli e questa cosa la vedo forte, a diciassette anni devi già avere sette lauree, quattro lavori e il diploma al Conservatorio altrimenti non vali niente. Questo uccide i sogni… Sei sotto giudizio continuo. Il vecchio detto “sbagliando si impara” deve essere rivalutato. L’impressione mia è che la generazione degli anni Sessanta, forse anche perché in un contesto economico più roseo, ce l’aveva. Anche nel confronto con i miei genitori ho l’impressione che vivessero con più leggerezza”.

In conferenza stampa ha detto che amare, nel senso del confrontarsi a livello profondo, è molto difficile in questo momento.

"Sì, sono tempi in cui c’è l’assenza del romanticismo, sui social poi ancora di più. Ormai per me e per tutti gli attori della mia generazione Instagram è diventato una sorta di curriculum vitae. Anche lì c’è sempre questa spinta performante: quanti like ha fatto? Ah, ma prima ne aveva di più. In questo contemporaneo è difficile stare insieme, avere un confronto reale con l’altro. Amare significa mettersi di fronte a uno specchio: l’altra persona riflette i tuoi pregi ma anche i tuoi difetti, difetti che alle volte non vogliamo vedere. L’amore ti può rendere una persona migliore, se lo vuoi e invece è veramente molto difficile andare a fondo su questo oggi, tutto è molto individuale e accelerato. Mi sembra l’epoca del non romanticismo e della mancanza della poesia, in cui bisogna sempre apparire “cool” e mai davvero dire cosa pensi, cosa provi”.

Questa estate ha recitato nell’Otello riletto da Dacia Maraini per la regia di Giorgio Pasotti. Che ha scoperto grazie a questo testo senza tempo sulla natura umana, sui sentimenti, sulla gelosia?

"Quando mi hanno proposto di fare Otello ho avuto un momento di dubbio. Oltre alla grandezza del testo, il personaggio è adulto, ha cinquant’anni. Invece l’intuizione di Dacia Maraini, di Giorgio è stata proprio quella di rendere Otello giovane. Il femminicidio è da condannare in tutti i casi, ma raccontarlo tra due menti adulte diventa qualcosa di più intellettuale che va per altri vertici. Invece in giovane età è una materia emotivamente più profonda e impulsiva e quindi riesci ad arrivare più forte. Sicuramente aver interpretato questo personaggio e sentire continuamente notizie di femminicidi è stata una grande responsabilità e mi ha cambiato un po’ la visione delle cose”.

Pochi giorni fa è stata la Giornata contro la violenza sulle donne, ma tutti i giorni la cronaca ci costringe a misurarci con la violenza di genere. Ci si interroga su cosa fare. Crede che siano temi da affrontare fin dalla scuola?

"Non ho la pretesa di avere soluzioni ma ho sempre pensato che la recitazione potesse essere un’ottima scuola per tante cose. E forse anche per questa. Non a caso Eduardo De Filippo aveva intuito la potenza della recitazione in carcere… pensiamo a un carcerato che interpreta Il sindaco del rione Sanità. Non ho strumenti per dire se l’educazione sessuo affettiva vada fatta a scuola, certo la famiglia è il primo luogo – i valori che ti hanno dato i tuoi genitori fanno moltissimo – ma sono convinto che la recitazione dovrebbe essere una materia scolastica fin dalle elementari e poi proseguirla. Credo che potrebbe essere di grandissimo aiuto sia ai bambini che agli adolescenti”.

Ha un’anima vintage?

"Sì, ho un’anima un po’ vintage sicuramente. Mi è piaciuta molto l’eleganza nel vestire, mi sarei portato via un po’ di cravatte. Un oggetto che ormai si mette sempre molto meno e che invece a me piace molto sia per gli uomini che per le donne. Io vedo l’eleganza come una cura per sé stessi, se ti curi vuol dire che ti vuoi bene.

Nel film si vede Mario invecchiato 20 anni dopo, vedersi invecchiato che effetto le ha fatto?

"Coprire un arco di vent’anni è stato stupendo, ma vedersi nello specchio invecchiato fa molto strano. Se ci arrivo così come nel film sono contento, oggi sono un ventisettenne che finge di averne quaranta chissà come saranno i veri quaranta?”

Il film è una commedia romantica che ricorda un po’ lo stile commedia sofisticata americana. Quali sono le sue preferite?

"Personalmente, oltre a John Cassavetes che io ho sempre come mentore, poi ho pensato molto a Harry ti presento Sally, con il dovuto rispetto, mi ha ricordato tanto quell’atmosfera. Anche la scena finale con il conto alla rovescia… Ho pensato anche a C’eravamo tanto amati… c’è un momento al cinemetto che mi ha fatto pensare a Nuovo cinema Paradiso di Tornatore”.

Siamo a fine anno momento di bilanci, come vorrebbe chiudere questo 2025 e cosa si augura per il 2026?

"Vorrei chiudere quest’anno come viene e iniziare il prossimo meglio del precedente”.

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