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Tutti pazzi per Sandokan 2025: la notte in cui la tv è sembrata davvero rinascere

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Cinque milioni e mezzo davanti alla Rai, boomer in estasi, social in festa e critici pronti all’assalto: tra tigri digitali, location calabresi e un Can Yaman da “evento”, il remake ha ricreato – per una sera – l’illusione della grande televisione di un tempo
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A guardare i numeri e leggere i relativi commenti entusiasti, sembra che la televisione sia tornata a casa. Quella un po’ per tutti, evocativa ma con pulsioni di presente – un po’ indefinibili. Sandokan 2025 è arrivato su Rai1 e il debutto ha fatto numeri ormai introvabili: cinque milioni e ottocentomila, il 34 per cento di share.

Il sospiro di sollievo di chi ha promosso l’operazione, e della Rai intera, si è sentito da lontano.

Con una sorta di vago effetto Sanremo, alla fine davanti al video si sono riuniti gli appassionati che non volevano altro, i curiosi per l’evento e anche quelli che volevano passare le ore successive a criticare, dileggiare, andare di sarcasmo, sopratt…

A guardare i numeri e leggere i relativi commenti entusiasti, sembra che la televisione sia tornata a casa. Quella un po’ per tutti, evocativa ma con pulsioni di presente – un po’ indefinibili. Sandokan 2025 è arrivato su Rai1 e il debutto ha fatto numeri ormai introvabili: cinque milioni e ottocentomila, il 34 per cento di share.

Il sospiro di sollievo di chi ha promosso l’operazione, e della Rai intera, si è sentito da lontano.

Con una sorta di vago effetto Sanremo, alla fine davanti al video si sono riuniti gli appassionati che non volevano altro, i curiosi per l’evento e anche quelli che volevano passare le ore successive a criticare, dileggiare, andare di sarcasmo, soprattutto mettendo a confronto il Sandokan di quasi mezzo secolo fa (fece 27 milioni di spettatori) e questa riedizione: per non parlare del match generazionale tra il leggendario Kabir Bedi e il turco Can Yaman, doppiato da Adriano Giannini, che viene dalle dizi – ovvero soap – del suo Paese e che è stato reclutato perché, per presenza e fisico, era forse l’unico in circolazione a reggere il confronto.

Il passo della mega-produzione internazionale (Lux Vide in origine, di Luca Bernabei il progetto di partenza) è andato del tutto incontro a quello che il pubblico si attendeva: anche perché la base dell’avventura targata Emilio Salgari è di quelle che hanno fondato la narrativa di genere e il legno è solidissimo. Hanno fatto il resto gli effetti speciali, il pathos, il melò nemmeno trattenuto e una certa malizia nell’adattare al presente ruoli e situazioni (la nuova Marianna – Alanah Bloor – ha un non so che di ribellione yé-yé: e all’inizio viene colta anche dall’alto di una rupe mentre progetta pessime soluzioni).

E poi ci si è liberati subito della questione del duello tra grandi felini, la tigre contro la Tigre, con balzo e colpo di lama che avranno scatenato ricordi nei boomer incalliti per la scena più celebre, ovvero iconica, del Sandokan originario. Ma, come detto, si sono divertiti anche quelli che erano lì per distruggere tutto. A partire dalle location, certe scene in realtà girate sulle coste calabre – e anche la scritta “Calabria Film Commission”.

Alla Pennicanza ieri c’era Fiorello scatenato a citare l’AsproMompracem (volendo ci starebbe anche la più ricercata Tigre della Melissa), sui social si sono divertiti in parecchi ma soprattutto per una sera, e si suppone anche per le tre serate restanti, si è avuta l’impressione, come in un miraggio, che fosse davvero tornata la televisione.

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