✕

Ashton Kutcher: “Con The Beauty ho ritrovato me stesso: grazie a mio fratello gemello so chi sono”

Ashton Kutcher alla presentazione di The Beauty a Roma (ansa)
L'attore a Roma per presentare la serie Disney+ di Ryan Murphy: “Ho condiviso il set con Isabella Rossellini, cercavo sempre la sua approvazione”
3 minuti di lettura

La grande (mostruosa) bellezza di Ryan Murphy. L’autore e showrunner americano, maestro del racconto seriale contemporaneo, consegna The Beauty – un assaggio di tre episodi che saranno disponibili dal 22 gennaio su Disney+ – nell’anteprima romana, uno dei luoghi suggestivi della distopica serie che andrà su Disney+, incentrata sull’industria della bellezza. Introdotta da una spettacolare sequenza d’azione con protagonista Bella Hadid, la storia racconta di un trattamento rivoluzionario capace di rendere chiunque straordinariamente bello, diffuso rapidamente su scala globale. Quando nel mondo dell’alta moda iniziano morti violente e inspiegabili, due agenti federali indagano tra passerelle, party esclusivi e laboratori segreti, da Parigi a New York. La verità rivela che la bellezza non è un dono, ma un prezzo da pagare.

Schierato a Roma un cast di belli e bravi: Rebecca Hall, Anthony Ramos, Evan Peters, Jeremy Pope, in cui spicca Ashton Kutcher per profondità e sincerità di pensiero ed emozione. L’attore si è affermato a fine anni ’90 con la sitcom That ’70s Show, volto simbolo della cultura pop, tra commedie generazionali e ruoli drammatici – passando per compagne famose, da Demi Moore a Mila Kunis – fino a incarnare Steve Jobs in Jobs. Oltre alla recitazione, è imprenditore tecnologico e cofondatore di Thorn, impegnata contro lo sfruttamento sessuale online. Lo abbiamo incontrato online.

Che cos’è per lei la bellezza?

“Per me è tante cose. Inizia da una sorta di energia potenziale, dal vedere una possibilità. È anche quando scopri un principio che organizza qualcosa che prima non aveva senso. A volte è semplicemente una luce perfetta, o il modo in cui una canzone ti entra nell’orecchio. Altre volte è vulnerabilità, onestà, connessione. E poi ci sono quelle cose che non riesci a smettere di guardare perché c’è qualcosa che è “fuori posto”, ma proprio per questo sembra giusto. La bellezza è una miriade di cose. È anche la natura, qualcosa di innato, che esiste da sempre: la sequenza di Fibonacci, la conchiglia di una lumaca, il modo in cui cresce un albero. È un principio che è sempre esistito”.

Gli attori Evan Peters, Rebecca Hall, Anthony Ramos, Jeremy Pope e Ashton Kutcher alla presentazione a Roma della serie Disney+ "The Beauty" (ansa)

In che modo The Beauty riflette il panorama culturale attuale? “Viviamo in un mondo in cui i farmaci per dimagrire sono ovunque. Alcuni risolvono veri problemi di salute, altri servono solo a un risultato estetico. Poi c’è la crescita della chirurgia estetica, incluso il turismo medico: persone che modificano il proprio aspetto per trasmettere una “sensazione” che dia loro un vantaggio o comunque le renda felici. E poi c’è la manipolazione genetica, che può renderti più sano. Tutto questo è The Beauty, ed è ciò che rende la serie potente. Murphy ha il polso delle nostre decisioni quotidiane: che crema usare, che shampoo scegliere. Scelte solo apparentemente banali, sotto la cui superficie si intuisce una visione del mondo".

A lei tocca il ruolo del villain da multinazionale. “Ho imparato a non giudicare i personaggi. Parto dal fatto che lui pensa di fare una cosa giusta: “questo aiuterà le persone”. E se scopre una versione corrotta del farmaco pensa di poterla arginare. Da lontano fa orrore, ma ci sono persone nei governi che ogni giorno prendono decisioni simili pensando di agire per un bene superiore. Leggevo il manifesto di Ted Kaczynski: puoi seguire il suo ragionamento per molto tempo, poi arrivi al punto in cui deve uccidere persone per farsi ascoltare. Solo lì capisci che ha superato il limite.”

Quanto l’essere cresciuto con un fratello gemello l’ha cambiata come essere umano e come artista?

“Mi ha reso ciò che sono come essere umano. Non ho mai avuto un compleanno solo mio: l’ho sempre condiviso. Non ho mai avuto una stanza solo mia, né vestiti solo miei. La condivisione non è qualcosa che ho dovuto imparare: era semplicemente la realtà. Allo stesso tempo, quando sei un gemello, c’è una continua battaglia per l’attenzione, perché prima di essere “tu” sei parte di un’unità. Ricordo il momento in cui sono salito su un palco, ho recitato in uno spettacolo e il pubblico si è alzato ad applaudire. Ridevano, mi vedevano. Credo che quella ricerca di attenzione, nata da quel rapporto, abbia definito ciò che faccio oggi. È bello essere visti”.

Lei e suo fratello avete avuto due percorsi di vita completamente diversi. “Lui è nato con una paralisi cerebrale, a dodici anni ha avuto un trapianto di cuore. Siamo cresciuti nella stessa casa, stessi genitori, amici, scuola. Poi io sono partito, ho iniziato a fare il modello, l’attore, la carriera è decollata. E ho cercato sempre più di aiutarlo, finché lui mi ha detto: “Quando provi pena per me mi rendi più piccolo. Questa è l’unica vita che ho e che conosco”. Questa frase mi ha fatto risvegliare, è stata una presa di coscienza. Vale per ciascuno di noi. Da ragazzino nessuno mi diceva che ero bello, mi sentivo solo un ragazzino povero che non si integrava, e quando mi hanno proposto di fare il modello pensavo a uno scherzo. Ho lavorato, ho preso fiducia: a volte mi sento bello e altre orribile, indipendentemente da come appaio”.

Com’è stato lavorare con Isabella Rossellini? “Sono arrivato sul set estremamente intimidito dalla sua eredità artistica e me ne sono andato conquistato dalla sua umanità. In ogni singola scena cercavo la sua approvazione”.

Le riprese in Europa e in Italia?

“Girare in Europa è speciale: ti ricorda quanto l’America sia giovane. E, pensando alla serie, anche a come la bellezza sia cambiata nel tempo: l’architettura di mille anni fa, i materiali, le linee. La fotografia della serie è straordinaria, c’è qualcosa che richiama Bernardo Bertolucci, nel modo in cui lavorano con la luce e l’inquadratura”.

Qual è il messaggio centrale che vorrebbe arrivasse al pubblico dalla serie? “Credo che tutti i personaggi siano profondamente imperfetti, ed è questo che li rende interessanti. La serie ha anche un elemento horror, con cose terribili che accadono, ma che risultano stranamente affascinanti: non riesci a distogliere lo sguardo. C’è l’idea che la bellezza coincida con la perfezione, quando in realtà è piena di difetti. E la bellezza è anche un privilegio. Le città famose per la loro bellezza erano tutte imperi: la bellezza può fiorire solo quando i bisogni fondamentali sono soddisfatti. Prima rendi un oggetto funzionale, poi, se puoi permettertelo, lo rendi bello. È come la piramide dei bisogni di Maslow: la bellezza arriva solo dopo”.

Leggi i commenti