Simona Marchini: “Bonaccorti, autentica e sfortunata. Io, cacciata dalla Rai. So bene come voterò”
di Maddalena MesseriROMA – Grandi occhi azzurri, capelli rossi, briosa, tenace. È Simona Marchini, attrice, classe 1941, donna di tv e erede di una famiglia di costruttori che a Roma hanno lasciato il segno. Addolorata per la scomparsa dell’amica Enrica Bonaccorti, ci racconta l’inizio della sua carriera, l’impegno civile, la cacciata dalla Rai e gli amori della sua vita. Senza tralasciare una presa di posizione netta contro il governo, con la scelta di votare no al referendum.
Com’è iniziata l’avventura da attrice?
«E’ stato un miracolo. Ero in un periodaccio, avevo avuto degli aborti spontanei e con mio marito Ciccio Cordova andava male. Un’amica mi portò a Cortina, dove per sdrammatizzare raccontavo con ironia le mie disavventure. Lì conobbi Don Lurio che mi propose a Romolo Siena della Rai. E’ stato davvero generoso, mi portò lui al primo provino».
Dal dolore, una rinasci…
ROMA – Grandi occhi azzurri, capelli rossi, briosa, tenace. È Simona Marchini, attrice, classe 1941, donna di tv e erede di una famiglia di costruttori che a Roma hanno lasciato il segno. Addolorata per la scomparsa dell’amica Enrica Bonaccorti, ci racconta l’inizio della sua carriera, l’impegno civile, la cacciata dalla Rai e gli amori della sua vita. Senza tralasciare una presa di posizione netta contro il governo, con la scelta di votare no al referendum.
Com’è iniziata l’avventura da attrice?
«E’ stato un miracolo. Ero in un periodaccio, avevo avuto degli aborti spontanei e con mio marito Ciccio Cordova andava male. Un’amica mi portò a Cortina, dove per sdrammatizzare raccontavo con ironia le mie disavventure. Lì conobbi Don Lurio che mi propose a Romolo Siena della Rai. E’ stato davvero generoso, mi portò lui al primo provino».
Dal dolore, una rinascita.
«Sì, non potevo crederci. Mi presero come comica inedita in A tutto gag e poi arrivò il successo con Quelli della notte. Ci divertivamo tantissimo, ancora ricordo la prima riunione a casa di Renzo Arbore in cui mi disse “tu sarai una telefonista”, e io tutta la sera risposi come il personaggio. Dopo quindici giorni debuttammo, fu incredibile».
Da ragazza cosa sognava di diventare?
«A quattro anni ero già un fenomeno in famiglia. Avevo un nonno, Vincenzo, molto stimolante, che mi portava sempre dei fiorellini e mi diceva “tu sei un’artista”. Quando mi portò a vedere la Butterfly piansi talmente tanto che mi portò via di corsa».
Il primo ricordo sul palco?
«Mio padre aveva creato un piccolo teatro popolare a Monteverde Vecchio. Una sera il pubblico rumoreggiava perché non riuscivano a sistemare un telone, lui mi mise sul palco e io cominciai a recitare le poesie di Trilussa, avevo sei anni. Restarono tutti ammutoliti».
Suo padre Alvaro è stato partigiano, costruttore, presidente della Roma. Che ricordo ha?
«Era sorprendente, da piccolina mi leggeva tante cose, mi commuoveva. Ricordo quando i tedeschi e i fascisti lo cercavano, erano entrati in casa nostra e mia mamma mi convinse a cambiare identità per non farmi scoprire. A due anni avevo capito che mi dovevo chiamare Giacomina, non Simonetta».
Finita la guerra apre la galleria la Nuova Pesa.
«Sì, all’inizio era in via Frattina: l’arte era una delle sue grandi passioni, espose Picasso, Rosai, Guttuso, Manzù, Sironi, Angeli… Io dopo la sua malattia l’ho riaperta a via del Corso e l’ho trasformata in uno spazio per lanciare giovani artisti, felicissimi che qualcuno li incoraggi».
Lei rappresenta un gruppo di donne che ha fatto dell’indipendenza un segno distintivo, come vede le nuove generazioni?
«C’è una deformazione all’americana verso l’esporsi a tutti i costi, è un’esasperazione per arrivare al successo anche senza un vero talento. Noi non eravamo così».
In cos’altro pensa che i giovani siano stati influenzati?
«Molte cose, c’è una visione della famiglia che non regge, troppa superficialità. Non c’è più il senso di responsabilità, si vive di apparenza più che di sostanza. Bisogna invece coltivare gli amici giusti, cercare persone con un cuore. Lo dico perché ho appena salutato una cara amica che non c’è più che era così».
Enrica Bonaccorti.
«Era una donna autentica. Abbiamo fatto una tournée insieme e ci siamo volute bene, senza le meschinità che possono nascere tra le attrici. Quando finalmente era felice, il suo compagno è morto e lei si è ammalata, che sfortuna».
Il teatro è stato un grande spazio di espressione.
«Sì, mi ha dato la possibilità di conoscere persone uniche come Gigi Proietti. Un uomo corretto, leale, onesto, innamorato del suo lavoro. Quando me lo presentarono a una cena, mi costrinsero a fare un racconto sui miei matrimoni. Io mi vergognavo da matti ma lo feci».
E lui?
«Mi ha applaudito, si divertì talmente tanto che mi disse “questo lo facciamo a teatro” e mi regalò addirittura la regia dello spettacolo. Diventammo veri amici, ci sentivamo tutti i giorni. Aveva un’allegria e una gioia di vivere contagiosa».
Cos’è che invece le dà più fastidio in una persona?
«Io odio chi fa la vittima, chi si piange addosso. Cosa dovrei dire io dopo che la Moratti mi ha cacciata dalla Rai? Non ho più lavorato, neanche in radio. Si sono vendicate per una questione con Stefania Craxi, che era stata molto maleducata con me e avevo osato dirlo».
C’è rimasta male.
«Molto, ma non ne ho fatto un dramma. Mi saltò addirittura una fiction che dovevo fare con Franca Valeri a cui tenevo tantissimo. Dissero: “quella non può lavorare perché è comunista”».
E lei si sente ancora comunista?
«Io sono nata comunista. Mio padre e mio zio da partigiani hanno rischiato la vita, erano Medaglia d’argento. Mi hanno insegnato un’etica profonda, la serietà, l’amore per il prossimo. Ma non siamo mai stati dei fanatici».
È una famiglia che ha una storia.
«Sì, erano persone perbene. I nostri operai, se avevano problemi, venivano tutti aiutati, era una mentalità, c’era la consapevolezza della fortuna avuta e la generosità di condividerla. Erano talmente corretti che anche i democristiani li venivano a cercare, perché si sapeva che con l’impresa edile usavano solo i materiali migliori, senza fare zozzerie come gli altri».
A proposito di politica, cosa voterà al referendum?
«Voterò no, perché cerco disperatamente di mettere un argine a questa deriva. Vogliono cambiare la nostra Costituzione, rendiamoci conto che aria tira».