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Amato, il regista di Imma Tataranni: “Non è Scalera ad aver lasciato, volevamo proteggere la serie”

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Un successo di ascolti per l’ultima puntata dopo cinque stagioni. “Ho imparato un mestiere e lavorato con attori straordinari. Un seguito? Gli spettatori hanno tutti gli strumenti per immaginarselo”
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ROMA – Sette anni e cinque stagioni dedicate a Imma Tataranni. Il regista Francesco Amato commenta il successo del gran finale della serie con Vanessa Scalera. Quattro milioni e mezzo di spettatori che hanno detto addio al sostituto procuratore dai completi leopardati, la faccia stropicciata, il carattere ruvido e il talento investigativo.


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Francesco Amato sul set della serie con Vanessa Scalera 

Cosa ha pensato quando ha letto il dato di ascolto della serata finale?

"Questa cosa degli ascolti è un po’ una droga e dà una certa adrenalina. Io ho tutti i miei rituali: di solito a quell’ora sono in piscina, cerco di procrastinare la notizia perché mi fa un po’ paura. Poi metto un brano degli Smashing Pumpkins e accendo il telefono. E lì arriva la sentenza. Questa mattina ho pensato che il mi…

ROMA – Sette anni e cinque stagioni dedicate a Imma Tataranni. Il regista Francesco Amato commenta il successo del gran finale della serie con Vanessa Scalera. Quattro milioni e mezzo di spettatori che hanno detto addio al sostituto procuratore dai completi leopardati, la faccia stropicciata, il carattere ruvido e il talento investigativo.


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Francesco Amato sul set della serie con Vanessa Scalera 

Cosa ha pensato quando ha letto il dato di ascolto della serata finale?

"Questa cosa degli ascolti è un po’ una droga e dà una certa adrenalina. Io ho tutti i miei rituali: di solito a quell’ora sono in piscina, cerco di procrastinare la notizia perché mi fa un po’ paura. Poi metto un brano degli Smashing Pumpkins e accendo il telefono. E lì arriva la sentenza. Questa mattina ho pensato che il mio ruolo di regista avesse avuto il suo successo. Perché mi sono chiesto molte volte cosa dovesse fare realmente un regista che ovviamente fa tante cose: orienta le storie, parla con gli attori, immagina come devono esser le scene. Ma soprattutto, secondo me, deve insegnare l’amore per il pubblico a chi lavora con sé, ha lo scopo di riaccendere in continuazione l’amore per gli spettatori. E così quando sono arrivati i dati ho sentito la soddisfazione che questa attenzione verso il pubblico era arrivata a destinazione”.

Sul set con Massimiliano Gallo 

Sono state cinque stagioni, sette anni di lavoro. Il momento più difficile?

"Il momento più difficile è stato sicuramente quando a metà della terza stagione ho dovuto lasciare il set per andare a dirigere il film di Natale di Ficarra e Picone Santocielo. Mi sentivo di tradire il mio gruppo e il mio progetto e in qualche modo c’è stato un prima e un dopo quel momento. Quando sono tornato sul set della quarta mi sono sentito di dover riconquistare la fiducia dei miei attori e inconsciamente credo che in quel momento si siano sentiti abbandonati, anche se non ce lo siamo mai detto. Ho dovuto recuperare la loro fiducia, abbiamo iniziato insieme, le nostre strade sia professionali che umane hanno coinciso in questi anni con Vanessa (Scalera), Barbara (Ronchi), Massimiliano (Gallo), Alessio, Monica (Dugo)...”.

Cosa si porta come eredità?

"Ho imparato un mestiere. Ho fatto moltissima esperienza e la cosa più importante per un regista è poter lavorare con tanti attori di grandissimo livello, non solo i protagonisti ma tutti gli attori di puntata. In questi 26 film ci sono stati interpreti eccezionali, grazie alla Rai e alla mia casting director, Stefania Valestro. E sono stati contenti di partecipare, abbiamo avuto Tommaso Ragno, Lodo Guenzi, Rocco Papaleo e ce ne sarebbero molti altri”.

Regista ma anche autore della serie, quale è l’aspetto più suo di questo adattamento?

"Ho cercato di dare un equilibrio tra dramma e commedia, due elementi che stanno bene insieme. Da questo punto di vista Imma Tataranni ha molto osato nel passare da storie struggenti e dolorose a momenti leggeri, quasi comici. Il tono della nostra commedia è stato giudicato anche sopra le righe ma io sono stato orgoglioso che intorno alla nostra fiction si sia anche sollevato un dibattito sulla recitazione televisiva. Ho cercato sempre di dare molto ritmo alla narrazione”.

Fiorello, con la sua solita ironia, ha detto che in Rai stanno già pensando a Immo Tataranno con Stefano De Martino. Scherzi a parte ci si interroga se questo addio è definitivo, se la decisione di Vanessa Scalera è definitiva.

"Non penso che Vanessa abbia lasciato Imma Tataranni. Ci eravamo dati un traguardo e l’abbiamo raggiunto e poi a questo punto qualcuno ha pensato fosse abbastanza, mentre altri avrebbero voluto andare avanti. Nessuno però ha lasciato la serie. Vanessa ha citato Breaking bad ma secondo me non è un riferimento opportuno, il nostro format è più simile al tenente Colombo, ma dietro il suo pensiero c’è il desiderio di tutelare un progetto. Io penso a Indietro tutta, da appassionato di tv dico che Renzo Arbore – che la tv la sapeva fare – aveva capito che quel programma aveva una collocazione e così non si sarebbe logorato. Noi abbiamo fatto 26 film senza logorarci, penso di aver portato la macchina in garage col serbatoio abbastanza pieno”.

Anche Zingaretti anni fa aveva deciso di fermarsi con Montalbano, poi era tornato sui suoi passi. Anche quello è un precedente.

"I personaggi televisivi hanno una loro autonomia, una vita propria. Da questo punto di vista sono come persone, la tv che mi piace è una tv che immagina i personaggi continuare con la loro vita”.

Per questo avete scelto un finale aperto?

"No, quello è il marchio di fabbrica di Imma. Non avremmo potuto cambiarlo. Finire con un finale chiuso sarebbe stato tradire la nostra sensibilità. La vita va avanti. Al cinema i film vanno chiusi, in tv no. Se ci sarà un seguito ben venga, se non ci sarà, abbiamo lasciato allo spettatore tutti gli strumenti per immaginarselo”.

Ha avuto un peso la discussione tra Vanessa Scalera e Mariolina Venezia dello scorso anno?

"Credo che la scelta di Vanessa non sia in alcun modo legata a quella circostanza. D’altra parte Mariolina ha continuato a firmare il soggetto di serie e di essere pienamente coinvolta nei nostri lavori”.

Sul set con Barbara Ronchi e Vanessa Scalera 

Il ruolo di Matera è stato centrale.

"La serie è Matera sono la stessa cosa. Impossibile pensare Imma Tataranni senza la sua città. Dal punto di vista registico Matera è una città dai toni chiari e in quel contesto quella figurina colorata spiccava, è uno degli aspetti visivamente più interessante della serie. La città ci ha adottati e noi abbiamo cercato di raccontare delle cose vere della città, Imma è l’unica fiction in cui da poche tracce narrative abbiamo fatto dei sopralluoghi con gli sceneggiatori per far emergere storie vere da quei territori e umanità. Abbiamo fatto un lavoro filologico sul linguaggio, attento alle sfumature nella consapevolezza che quando si riesce a raccontare una comunità molto specifica può diventare universale. Mi affeziono molto agli attori ma anche ai luoghi fisici. Pascoli ha scritto delle parole bellissime su Matera quando insegnò al liceo”.

Matera fu la mia prima amica a scuola dove spezzai quel poco pane della scienza e mangiai il primo dolcissimo pane del lavoro. Delle città in cui sono stato Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo ancora meglio attraverso un velo di poesia e di malinconia

Ora che farà? Torna a fare cinema?

"Non ho ancora un progetto preciso. Imma è stato un percorso molto denso e totalizzante. Fino alla quarta tra una stagione e l’altra ero riuscito a fare dei film, poi negli ultimi due anni non ho avuto il tempo di pensare ad altro. Questo è il momento in cui devo riprendere tutte le idee che ho avuto e rimetterle in ordine. Se dovessi dire una cosa che vorrei fare ora è imparare l’inglese e magari girare poi un film in inglese. Ce la metterò tutta”.

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