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Cristiana Capotondi e la prima serata tv: “Il grido ‘inizia!’ non arriva mai, il pubblico si perde”

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L’attrice, protagonista al cinema e in tante fiction di successo, commenta l’appello che Degli Esposti ha fatto su Repubblica per il ritorno agli orari di un tempo
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ROMA – Cristiana Capotondi, attrice amata del cinema e della fiction – nella passata stagione il successo di La ricetta della felicità, su Rai 1 - è più che d’accordo con Carlo Degli Esposti e con il suo appello sul ritorno della prima serata tradizionale.

Capotondi, che ne pensa di anticipare la prima serata alle 21.15 o, al massimo, alle 21.30?

«Per me le 21.30 è già tardi. Le famiglie italiane si siedono a tavola tra le 20.30 e le 21, credo che quella sia l’ora giusta per la storia che ti accompagna nel corso delle settimane scandite dalla serialità. Poi, se hai perso il finale, hai la possibilità di recuperarlo su RaiPlay ma non è possibile chiudere una serie a mezzanotte. Non è il calendario delle famiglie. Capisco che le ragioni siano d…

ROMA – Cristiana Capotondi, attrice amata del cinema e della fiction – nella passata stagione il successo di La ricetta della felicità, su Rai 1 - è più che d’accordo con Carlo Degli Esposti e con il suo appello sul ritorno della prima serata tradizionale.

Capotondi, che ne pensa di anticipare la prima serata alle 21.15 o, al massimo, alle 21.30?

«Per me le 21.30 è già tardi. Le famiglie italiane si siedono a tavola tra le 20.30 e le 21, credo che quella sia l’ora giusta per la storia che ti accompagna nel corso delle settimane scandite dalla serialità. Poi, se hai perso il finale, hai la possibilità di recuperarlo su RaiPlay ma non è possibile chiudere una serie a mezzanotte. Non è il calendario delle famiglie. Capisco che le ragioni siano di natura commerciale, perché si vendono sempre di più quegli spazi lì, e poi c’è un passaggio di testimone importante se il programma che ti precede fa buoni ascolti. Ma poi se il programma che precede si prende lo spazio della nostra fiction… Non più di dieci anni fa gli orari erano completamente diversi, riuscivi a vedere una serie fino alla fine entro le 23, massimo alle 23.30».

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Lei che spettatrice è? Le serie le vede on demand o quando vanno in onda?

«Proprio per via degli orari ormai vedo tutto on demand. Anche perché io, se non devo uscire, alle 20.30 sono già in pigiama. La mia giornata finisce presto, non posso pensare di cominciare una storia alle 21.45, è tardissimo, io mangio alle 19.30. Ho una bambina piccola, ma ero così anche prima. Da interprete mi piacerebbe incontrare quel pubblico che storicamente si siede davanti alla tv dopo cena. Una volta era l’intera famiglia: nonni, genitori e figli. Alcune storie sarebbero ancora adatte per un discorso tra le generazioni ma con quegli orari come fai? E’ tardi per tutti. La consolazione è che, a differenza dei giochi, le serie si possono vedere anche dopo, la puntata dei Pacchi dell’8 aprile ha poco senso vista il 12 a meno che sia successo qualcosa di straordinario. La serialità ha sicuramente una vita più lunga».

In tempo di social, c’è anche l’abitudine di commentare in diretta.

«Sicuramente quando vanno in onda quelle serie che diventano il tema di quella settimana. Se è la prima puntata di una serie importante è bello anche leggere in diretta i vari commenti, e se si perde il pubblico della diretta, perdi un po’ anche quel gusto lì».

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Lei segue i programmi di Gerry Scotti e Stefano De Martino?

«Mi ha fatto molta curiosità La ruota della fortuna perché quando ero piccola, in un orario molto diverso, c’era quella di Mike Bongiorno. Parliamo di tanti anni fa ma quel rumore della ruota che gira mi è molto familiare. Ho ritrovato quegli elementi che fanno un po’ un effetto nostalgia piacevole. Poi ho visto i Pacchi che precedevano la mia serie… Ma non sono mai stata un’appassionata di giochi, magari li ho visti con un occhio mentre ancora sistemo la cucina, e poi “sta per iniziare, sta per iniziare”. Solo che oggi questo inizio non arriva mai».

Una delle ipotesi è quella di fare puntate più brevi. Sarebbe un compromesso, ma probabilmente non gradito dagli autori.

«Ma no, anche perché poi, sulle piattaforme, delle puntate da 50 minuti ne vedi sempre due. Non credo che sia una soluzione. Poi è vero che ci sono eventi come il Festival di Sanremo che arrivano a orari incredibili, ma sono solo cinque giorni. E comunque prima del Festival i giochi non ci sono. Si dovrebbe trattare la fiction come un grande evento perché, a guardare gli ascolti della Rai, la fiction è un grande evento. Secondo me, andrebbe sostenuta e promossa in tutte le trasmissioni Rai come un grande evento, come si faceva una volta».

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