La grande famiglia di nonno Claudio Amendola: “Allargata è più bello”
di Silvia FumarolaROMA – Claudio Amendola si commuove ricordando l’amico Antonello Fassari che non c’è più, ha le lacrime agli occhi riguardando la scena in cui al telefono annuncia che «la bottiglieria diventerà un ristorante». E qui alla Garbatella, quartiere romano diventato meta dei turisti grazie alla serie dei Cesaroni, la fiction anticipa la realtà. Lo storico bar in cui si riuniva la famiglia più popolare della tv, diventerà un’osteria: Garbata e bella. «In futuro andremo a parlare con i nuovi proprietari», spiega l’attore-regista «spero che non cambi nulla, che potremo contare sulla location. Se no, ricostruiremo il locale, per fortuna il cinema ha questa possibilità».
C’è aria di festa al Palladium, teatro nel cuore del quartiere, dove Amendola con tutto il cast presenta I Cesaroni — Il ritorno (dal …
ROMA – Claudio Amendola si commuove ricordando l’amico Antonello Fassari che non c’è più, ha le lacrime agli occhi riguardando la scena in cui al telefono annuncia che «la bottiglieria diventerà un ristorante». E qui alla Garbatella, quartiere romano diventato meta dei turisti grazie alla serie dei Cesaroni, la fiction anticipa la realtà. Lo storico bar in cui si riuniva la famiglia più popolare della tv, diventerà un’osteria: Garbata e bella. «In futuro andremo a parlare con i nuovi proprietari», spiega l’attore-regista «spero che non cambi nulla, che potremo contare sulla location. Se no, ricostruiremo il locale, per fortuna il cinema ha questa possibilità».
C’è aria di festa al Palladium, teatro nel cuore del quartiere, dove Amendola con tutto il cast presenta I Cesaroni — Il ritorno (dal 13 aprile in prima serata su Canale 5). È cambiato tutto: il mondo, Roma, il prezzo delle case, i ritmi delle serie, ma il clima affettuoso che si respira a casa Cesaroni, la prima famiglia allargata della televisione, no. «Abbiamo cercato di essere fedeli a un titolo così amato: il pubblico se lo aspetta». È una famigliona che sbaglia, litiga, perdona e accoglie, con quell’ironia e una punta di cinismo romano che la rendono unica. «Ci siamo adeguati, certo, ma in casa si parla ancora la lingua dei Cesaroni. Rudi, per esempio, fa il bidello, non “l’operatore scolastico”» dice sorridendo Amendola. «Ritrovare i teatri di posa con le costruzioni identiche è stata un’emozione fortissima. Per noi, in questo momento storico, era importante entrare nelle case e regalare due ore di spensieratezza e buonumore».
Publispei, che produce la serie, ci ha creduto. A 20 anni dalla prima stagione e a 12 dalla sesta, ritroviamo nel cast Matteo Branciamore, Elda Alvigini, Niccolò Centioni, Federico Russo, Ludovico Fremont con le new entry Ricky Memphis, Lucia Ocone, Marta Filippi, Andrea Arru, Pietro Serpi e Valentina Bivona. Guest star Paolo Bonolis nei panni di sé stesso (dà consigli a Giulio: «Quando il destino ci percuote, mai tirare i remi in barca») e Fabio Rovazzi. Attraverso il personaggio di Olmo (Arru), la serie affronta lo spettro autistico: «Vogliamo far cadere barriere e pregiudizi».
La famiglia, con le sue ramificazioni, resta il cuore di tutto: il luogo da cui fuggire e dove tornare. «La mia esperienza personale» racconta Amendola «non è quella di una famiglia allargata, di più. Ci sono stati compagni di mia madre che andavano e venivano, quelle di mio padre. Io giudico le famiglie sulla quantità di affetto, amore, complicità e comprensione che possono dare, sulla quantità di spalle su cui poter contare. Il grado di parentela viene dopo. Ammiro le famiglie tradizionali, così come sono convinto che quelle con genitori dello stesso sesso possano dare la stessa quantità di amore».
Giulio resta il punto fermo. Marco vive con Virginia e è padre di Adriano; da New York arriva Marta, figlia avuta con Eva, e restano Rudy e Mimmo. Sullo sfondo, la crisi della bottiglieria di famiglia, che rischia di essere venduta all’asta per gli impicci del fratello Augusto, interpretato da Maurizio Mattioli, che non ha dubbi: «I Cesaroni sono una famiglia molto romana, che potrebbe somigliare a quelle di Vigevano o Abbiategrasso. È come trovarsi a casa. Torni sul set dopo tanti anni e sembra di essere stati insieme fino al giorno prima. È un’isola felice, lo sarà sempre».
Annuisce Amendola: «Lavorare è stato facile perché siamo davvero una famiglia e ci vogliamo bene. Le new entry, come Ricky e Lucia sono persone talmente care che anche con loro è stato tutto automatico. Io non ho dormito stanotte», continua l’attore, ricordando l’amico di una vita Fassari, morto il 5 aprile dell’anno scorso, a 72 anni. «È tutto dedicato a lui, il suo ricordo è fortissimo. Antonello c’è, sia nella fiction che nella realtà. Il nostro doveva essere un quartetto, aveva letto le battute con me, Ricky e Lucia. Quando abbiamo capito che non sarebbe stato possibile, le abbiamo divise tra noi».
A 63 anni, si capisce che il ruolo del padre e del nonno gli piace: sul set e nella vita . «Devo tantissimo al cinema, ai film che ho fatto, quelli importanti e i meno importanti. Oggi però, anche grazie alla tv e ai Cesaroni, mi sento davvero a casa. Sono molto simile a Giulio, non a caso ho aperto un ristorante. Stiamo scrivendo la nuova stagione: martedì», dice ridendo «ci diranno sì o no, dopo aver visto gli ascolti. Speriamo di andare avanti, vorrei far diventare Giulio bisnonno».