“Widow’s bay”, Matthew Rhys: “Sul set bevo vodka, a casa ho paura dei topi”
di Chiara UgoliniWidow’s Bay è una serie che mescola una comicità di ambientazione e personaggi con gli stilemi dell’horror. Ambientata in un’isoletta del New England, la serie firmata da Katie Dippold (Ghostbusters) e Hiro Murai (Mr. and Mrs Smith, The bear) racconta gli sforzi di un sindaco per trasformare la sua comunità in difficoltà in una nuova meta turistica, la prossima Martha’s Vineyeard come profetizza un reporter del New York Times arrivato sull’isola dopo tanta insistenza del primo cittadino.
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Il sindaco Tom Loftis è interpretato da Matthew Rhys (attore britannico premiato con l’Emmy per The Americans) che deve combattere con la mancanza di wi-fi, la copertura della rete cellulare intermittente e soprattutto con abitanti superstiziosi che credono che la loro isola sia maledetta. Quando miracolosamente il sindaco riesce ad attrarre i turisti però le vecchie leggende cominciano a riprender…
Widow’s Bay è una serie che mescola una comicità di ambientazione e personaggi con gli stilemi dell’horror. Ambientata in un’isoletta del New England, la serie firmata da Katie Dippold (Ghostbusters) e Hiro Murai (Mr. and Mrs Smith, The bear) racconta gli sforzi di un sindaco per trasformare la sua comunità in difficoltà in una nuova meta turistica, la prossima Martha’s Vineyeard come profetizza un reporter del New York Times arrivato sull’isola dopo tanta insistenza del primo cittadino.
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Il sindaco Tom Loftis è interpretato da Matthew Rhys (attore britannico premiato con l’Emmy per The Americans) che deve combattere con la mancanza di wi-fi, la copertura della rete cellulare intermittente e soprattutto con abitanti superstiziosi che credono che la loro isola sia maledetta. Quando miracolosamente il sindaco riesce ad attrarre i turisti però le vecchie leggende cominciano a riprendere vita e la piccola comunità si ritrova di nuovo vittima di storie che sembravano troppo assurde per essere vere.
Incontriamo Matthew Rhys insieme a Stephen Root, che interpreta Wyck, ex sindaco tra i più accaniti sostenitori delle superstizioni dell’orrore e Kate O'Flynn che interpreta la segretaria svampita del sindaco, Patricia. A contribuire all’atmosfera crepuscolare è sicuramente la location della serie. “Abbiamo girato in posti bellissimi come le spiagge del Maine e del Massachusetts, non abbiamo dovuto usare l’immaginazione per ricreare quest’isola spettrale perché eravamo lì sul posto” dice Root. “Il primo giorno di riprese abbiamo girato nella casa di Wyck e a Rockport che fondamentalmente per me è Widow’s Bay – prosegue Rhys – Il set stesso ci ha trasformato perché era allestito così nei dettagli che lasciava poco all’immaginazione”. “Nella nostra scenografia c’erano dettagli incredibili – racconta O'Flynn – Se ti capitava di aprire il cassetto di una scrivania nell’ufficio del sindaco ci trovavi esattamente quello che ci avrebbe messo il tuo personaggio per esempio per Patricia c’era un caos totale, un cassetto pieno di cianfrusaglie… scelte in maniera brillante”. “Vero – riprende Rhys – Ho aperto il mio e ci ho trovato una bottiglia di vodka, non sto scherzando e così ho realizzato che Tom è uno che beve di nascosto… “
Matthew Rhys, che è anche produttore della serie, riflette sul mix di toni di Widow’s Bay. “Il compito di noi attori è stato di non interferire con la sceneggiatura che era scritta così bene… si trattava solo di trovare la strada per i nostri personaggi. Hiro Murai continuava a dirci quello che dovevamo fare era creare un mondo reale e recitare come se fosse vero. Non dovevamo pensare di passare dall’horror alla commedia perché il tutto sarebbe venuto naturale seguendo la sceneggiatura, le battute…”.
Alla domanda se l’Emmy del 2018 per il suo ruolo nella serie ambientata sullo sfondo della guerra fredda negli anni Ottanta gli abbia cambiato la carriera o la vita, Rhys dice: “Non saprei se la mia vita sia così cambiata, continuo a ricevere dei no tutti i giorni (ride, ndr). In qualche modo certo il premio mi ha aiutato e fatto sì che alcune opportunità si presentassero da sole. Ho insistito e insistito per diventare produttore della serie – prosegue con il suo umorismo British – non sapevo neppure di esserlo prima di arrivare sul set. Qualche volta essere attore e produttore è un difficile gioco di equilibrio, ma sono stati molto accoglienti con me dal lato produttivo”.
Un altro tema della serie è il dilemma che coinvolge i luoghi turistici, se non ci sono visitatori non c’è lavoro per i locali ma se diventano mete turistiche questi posti finiscono per perdere un po’ la propria identità. “Temo che sia la classica situazione del giardino del vicino che sembra sempre più verde del proprio. Si finisce sempre per volere ciò che ha qualcun altro… certo l’isola è quella che è con un solo albergo ed è senza wi-fi. Comunque, anche il tema dell’appartenenza a un territorio in contrasto con chi viene da fuori è qualcosa di interessante”. “C’è sicuramente un conflitto tra il sindaco che vorrebbe tanti turisti a godersi le bellezze dell’isola e il fatto che su quell’isola accadono delle cose molto strane” prosegue Stephen Root.
Hiro Murai cita tra le influenze della serie film come Lo squalo e Halloween e i romanzi di Stephen King. “C’è qualcosa che viene un po’ da tutti i racconti dell’orrore di King soprattutto a livello di atmosfera ma non c’è un riferimento specifico a qualche romanzo – dice Stephen Root – però sicuramente c’è quello spirito dello Squalo dove non avendo idea di quello che accadrà rimani tutto il tempo sull’orlo della poltrona”. “Il confronto con lo Squalo alla fine mi sembra il più calzante – dice Matthew Rhys – non tanto perché è ambientato in una piccola isola ma proprio per quest’idea che c’è qualcosa di sconosciuto là fuori e tu non puoi dire esattamente cosa è”.
Widow's bay, la nuova serie con Matthew Rhys è un horror da ridere
La paura è una delle emozioni più complesse degli esseri umani, spesso proviamo un mix di attrazione e repulsione nei confronti delle cose che ci terrorizzano. Per Rhys il terrore viene dai “ratti, che non è il massimo per uno che vive a New York dove ci sono topi grandi come cagnolini. E secondo gli esperti chi ha paura dei topi vuol dire che ha paura del futuro… che in effetti mi fa un sacco paura”. Mentre a Stephen Root “il futuro non fa spavento, perché me ne andrò presto – scherza l’attore americano, 74 anni – viene sempre una certa ansia dall’ignoto e per me è anche così come andare in un posto nuovo o un paese estero dove non parlo per niente la lingua”. Gli fa eco Kate O'Flynn: “Anche per me è un po’ così, ho paura di essere travolta da un ambiente completamente nuovo, andare in un posto dove non conosco nessuno. Che è qualcosa che ho in comune con il mio personaggio, perché lei soffre una sorta di orrore della socialità”.